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MASSA
Coprirono una svastica, indagatiper manifestazione sediziosa
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La protesta nel dicembre dell’anno scorso dopo che era stato imbrattato con una svastica il murale dedicato al partigiano SalvettiLa protesta dell’anno scorso fu la reazione allo sfregio contro il murale dedicato al partigiano Aldo Salvetti. Al corteo parteciparono i giovani dell'estrema sinistra, la deputata Cordoni e il segretario provinciale della Fiom ma nessuno avvisò la questura
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MASSA. Erano scesi in piazza per protestare contro quella svastica disegnata con la vernice spray sul murale dedicato alla memoria del partigiano Aldo Salvetti. E con un drappo rosso avevano coperto quel simbolo nazista. Non avevano avvisato la questura, però. E per questo ora sono indagati per aver violato un regio decreto del 1931. A quella manifestazione parteciparono i giovani dell'estrema sinistra, ma non solo: c'erano anche l'ex deputata del centrosinistra Elena Cordoni e il segretario provinciale della Fiom Alessio Castelli. Entrambi finiti nel rapporto che la polizia ha mandato in procura. Tanto che il pm Rossella Soffio ha aperto una inchiesta su quella "manifestazione sediziosa". E nei giorni scorsi ha inviato dodici notifiche della richiesta di prolungamento dei termini di scadenza delle indagini. Si andrà fino in fondo, insomma. Forse si arriverà al processo vero e proprio.
Del resto il regio decreto 773 a Massa viene utilizzato spesso dalle forze dell'ordine. Una volta - sempre per una svastica disegnata su un monumento dedicato a Salvetti - era finito a processo anche uno storico partigiano, Ermenegildo (detto Gildo) Della Bianchina. L'arzillo comandante cinque anni fa si era unito ai giovani che avevano ripulito il marmo dalla svastica. Ed era stato trascinato in un'aula di tribunale perché pure in quel caso nessuno aveva avvisato la questura. Era stato anche condannato a cinque giorni di carcere e a una multa di cento euro (poi la pena fu trasformata in un'ammenda di oltre duecento euro). Gildo però si oppose alla sentenza e il ricorso diede ragione a lui e a tutti gli altri: assolti.
La manifestazione non autorizzata dell'anno scorso invece altro non era stata che un corteo partito dal Comune e arrivato fino alla strada dove si trova il murale alla memoria di Salvetti. Non ci furono incidenti. Chi partecipò cantò "Bella ciao" e poi stese il drappo di color rosso sopra il volto di Salvetti deturpato dalla vernice. C'era pure la sorella del partigiano (ma lei non è indagata), c'erano esponenti sindacali e c'era l'ex deputata. Loro invece indagati.
Marco Lenzoni, segretario provinciale dell'Asp (Associazione solidarietà proletaria), contesta l'inchiesta: «Invece di perseguire chi ha disegnato la svastica o chi ha fatto i saluti romani scatenando la rissa alla Partaccia (nel luglio scorso) se la prendono con chi pulisce i muri. Sembra incredibile, ma è così».
Del resto il regio decreto 773 a Massa viene utilizzato spesso dalle forze dell'ordine. Una volta - sempre per una svastica disegnata su un monumento dedicato a Salvetti - era finito a processo anche uno storico partigiano, Ermenegildo (detto Gildo) Della Bianchina. L'arzillo comandante cinque anni fa si era unito ai giovani che avevano ripulito il marmo dalla svastica. Ed era stato trascinato in un'aula di tribunale perché pure in quel caso nessuno aveva avvisato la questura. Era stato anche condannato a cinque giorni di carcere e a una multa di cento euro (poi la pena fu trasformata in un'ammenda di oltre duecento euro). Gildo però si oppose alla sentenza e il ricorso diede ragione a lui e a tutti gli altri: assolti.
La manifestazione non autorizzata dell'anno scorso invece altro non era stata che un corteo partito dal Comune e arrivato fino alla strada dove si trova il murale alla memoria di Salvetti. Non ci furono incidenti. Chi partecipò cantò "Bella ciao" e poi stese il drappo di color rosso sopra il volto di Salvetti deturpato dalla vernice. C'era pure la sorella del partigiano (ma lei non è indagata), c'erano esponenti sindacali e c'era l'ex deputata. Loro invece indagati.
Marco Lenzoni, segretario provinciale dell'Asp (Associazione solidarietà proletaria), contesta l'inchiesta: «Invece di perseguire chi ha disegnato la svastica o chi ha fatto i saluti romani scatenando la rissa alla Partaccia (nel luglio scorso) se la prendono con chi pulisce i muri. Sembra incredibile, ma è così».
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