Il Tirreno

Carrara, morì per l'amiantoora l'Inail rivuole 100mila euro

Alessandra Vivoli
Carrara, morì per l'amiantoora l'Inail rivuole 100mila euro

L’uomo lavorava ai Nuovi Cantieri Apuania ed è morto "con i polmoni pieni di amianto". L'Inail ha riconosciuto alla famiglia 100mila euro di risarcimento per la malattia professionale (l'asbestosi) ma poi ha presentato appello. Ora chiede la restituzione di tutti i soldi. La figlia: "Non ci sto, non voglio fare un mutuo per pagare per la morte di mio padre. Daremo battaglia in nome di tutte le vittime"

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CARRARA. Il padre è morto «con i polmoni pieni di amianto» dopo aver lavorato per 27 anni ai Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara. L'Inail ha riconosciuto alla famiglia 100mila euro di risarcimento. Ma ora chiede la restituzione di tutti i soldi.

A raccontare la sua odissea è Federica Barbieri, una coraggiosa 31enne, seconda di tre figli, che ha deciso di dare battaglia all'Inail. Perché l'istituto previdenziale, dopo aver riconosciuto in un primo momento la malattia professionale del padre (l'asbestosi) ha poi presentato appello a Genova: e il giudice - racconta Federica - ha dato ragione all'Inail. Sostenendo che il padre, addetto a manovrare le gru e spostare le lamiere, non aveva esposizione diretta all'amianto. E quindi non doveva essere risarcito. E così l'istituto ha chiesto la restituzione di 100mila euro, versati alla moglie e ai tre figli del lavoratore. Federica ha deciso di dare battaglia. Adesso sta aspettando cosa succederà in Cassazione. Lei intanto va avanti, fa sentire la propria voce e grida il suo dolore. Nel nome del padre, Mario Barbieri, deceduto nel 2006 a 69 anni. Per asbestosi, la malattia dell'amianto.

«Io non ci sto, non voglio fare un mutuo per pagare per la morte di mio padre»: dice la giovane donna che lavora come cameriera in una pizzeria dopo che, per accudire il genitore negli ultimi suoi dolorosissimi anni di vita, ha dovuto rinunciare al diploma di maestra d'asilo. «Per cinque anni la mia casa - dice Federica, che ha un fratello gemello e una sorella invalida all'80% - la mia casa è diventata una stanza d'ospedale. Mio padre l'hanno affidato alla famiglia: sono stata io per cinque anni a farlo respirare».

Quella di Federica è una tragedia nella tragedia. «Non solo ho perso mio padre, ma mi trovo a dover combattere per lui - dice - A quel risarcimento ci teneva tanto, negli ultimi non parlava che di quello. E lui quei soldi non li ha neppure visti: l'Inail, infatti, ce li ha versati nel gennaio del 2007, dopo la sua morte».  Ma adesso l'istituto previdenziale ha presentato il conto.

«Nella prima lettera ci avevano chiesto quei soldi tutti insieme, entro 30 giorni - dice Federica - Poi, dopo numerose richieste, hanno accettato di farci una rateizzazione: 36 rate, con interessi al 2,5%».  Per la famiglia Barbieri l'inizio di un nuovo incubo.  «Io quei soldi del risarcimento - racconta commossa Federica - non li ho neppure toccati. Sono fermi in un conto. Ci abbiamo pagato solo il funerale: perché ho voluto che per mio padre fosse un funerale dignitoso. Lui che dalla vita aveva avuto tante sofferenze meritava un addio decorso».

«Io a firmare la lettera all'Inail con cui far partire le rateizzazioni non ci sono ancora andata, e non ho intenzione di farlo - conclude - Questa mia battaglia è anche in nome di tutti quei colleghi di mio padre che sono morti per l'amianto».

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