Il Tirreno

CARRARA

«Nca rischia un dramma occupazionale»

Una veduta dei Nuovi Cantieri Apuania
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Una veduta dei Nuovi Cantieri Apuania

Fim Fiom e Uilm: ci siamo sentiti ignorati e costretti a vie drastiche come quella di non consegnare la nave

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CARRARA. I sindacati Fiom, Fim e Uilm provinciali rimandano al mittente, ossia ad Assindustria, le accuse sulla situazione dei Nuovi Cantieri Apuania. «Gli scioperi in atto al cantiere mettono a rischio tutti i lavoratori e le aziende dell'indotto», ha detto l'associazione degli imprenditori. Le segreterie sindacali replicano che gli operai lottano «proprio per non restare in ginocchio».

Ma l'associazione degli industriali, in un comunicato dei giorni scorsi, ha criticato i toni della vertenza facendo ben capire che non condivide le iniziative di lotta che si sono concretizzate con il blocco delle merci in ingresso in cantiere e con la nave Grimaldi (il penultimo degli otto traghetti che avrebbe già dovuto essere varato) tenuto in ostaggio nel bacino. Assindustria accusa i sindacati di fare «terra bruciata» attorno allo stabilimento, con il rischio «di accelerare la corsa verso una nuova economica del mare».

La risposta non si è fatta attendere.
«Che da parte dell'Assindustria ancora si inneggi alla conversione di Nca è cosa risaputa, lì tutti i carri sono buoni per il profitto, - dicono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil - quello che disturba è la lettura di una situazione interna della vertenza che a dir poco è piena di inesattezze».
«In primo luogo - affermano Fim, Fiom, e Uilm - nelle assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori operanti all'interno di Nca sono state approvate preventivamente tutte le iniziative conseguentemente attuate dalle rsu, le scelte fatte hanno ottenuto l'approvazione democratica di tutti i lavoratori non solo di quelli Nca. Inoltre vorremmo precisare che il dialogo e il confronto da oltre 16 mesi lo abbiamo ampiamente sollecitato a tutti i livelli politici e istituzionali, aspettando che chi deve decidere lo facesse, proprio per l'interesse di tutti i lavoratori per i quali il cantiere significa lavoro e reddito e non profitto».

I sindacati ricordano inoltre che «in tutti questi mesi, dopo che anche il tentativo di vendita all'asta voluta dal Governo è fallito, confermando l'analisi fatta dal sindacato, ci siamo semplicemente sentiti ignorati. Oggi l'unico atto che ci impongono è quello delle soluzioni drastiche: o decidono, o noi non consegneremo la nave. Ripetiamo: è un atto che non vorremmo perseguire ma che la fase ci impone. Quindi le formali preoccupazioni che Assindustria ci esprime, non scalfiscono minimamente la volontà e il bisogno che tutti i lavoratori intendono perseguire per assicurarsi un futuro di lavoro dignitoso».

E l'appello: «Oggi casomai attendiamo dal territorio un segnale chiaro di coesione alle nostre iniziative, proprio quello che oggi sembra essere un dramma contingente per i lavoratori dell'indotto, diventerà l'ennesimo dramma occupazionale strutturato se si permetterà l'alienazione della Navalmeccanica all'interno di Nca».

La tensione è sempre alta, perché i lavoratori e le istituzioni locali, stanno ancora attendendo di essere convocati al tavolo del ministero dello sviluppo economico. Infatti Nca dovrebbe essere presente sia al nuovo incontro sulla situazione della cantieristica nazionale (con la speranza di poter ottenere qualche commessa pubblica, Fincantieri permettendo), sia a quello specifico che è stato promesso per Nca in quanto sindacati, Comune e Regione, sollecitano risposte sul futuro assetto societario del cantiere.

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