Il Tirreno

ma il Ris è contestato

Il vandalo scoperto col test del Dna

Corrado Benzio
Alcune delle auto danneggiate nella notte di maggio del 2007
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Alcune delle auto danneggiate nella notte di maggio del 2007

Aveva danneggiato 22 auto in una notte di maggio del 2007. Un'azione clamorosa quella di V. R., massese, che per la vicenda è a processo, ma soprattutto si trova internato a Montelupo. Una perizia ha infatti stabilito che l'uomo è incapace di intendere, ma che è anche socialmente pericoloso

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MASSA. Aveva danneggiato 22 auto in una notte di maggio del 2007. Un'azione clamorosa quella di V. R., massese, che per la vicenda è a processo, ma soprattutto si trova internato a Montelupo.

Una perizia ha infatti stabilito che l'uomo è incapace di intendere, ma che è anche socialmente pericoloso.

Nonostante questo è a processo, e nonostante questo il processo sta avendo dei risvolti interessanti, con tanto di perizia dei famosi Ris, una perizia sul dna che però la difesa contesta.

L'udienza che si è svolta ieri in Tribunale a Massa riguardava proprio il test che il raggruppamento investigazioni speciali (in sigla appunto fa Ris) di Roma aveva fatto su alcuni mozziconi di sigarette trovati sul luogo del danneggiamento.

Secondo i Ris il dna ricavato dalla saliva è compatibile con quello dell'ex atleta massese.

Fin qui niente di strano: sarebbe la prova, se non principe, una prova importante per confermare che l'autore dei danneggiamenti è lui.

Ma qui è scattata la contestazione, in punta di procedura, da parte della difesa.

Per la difesa se la prova è irripetibile, ovvero distrutto il mozzicone non può essere rifatto il test, i carabinieri del Ris di Roma dovevano procedere all'esame alla presenza di un perito della difesa.

Ma i Ris di Roma hanno negato che la prova fosse irripetibile: alcuni pezzi dei mozziconi sono intatti e possono ancora essere usati per un nuovo controllo.

Tutto risolto? Non ancora. Perchè quei mozziconi di sigaretta sono tornati da Roma a Massa, ma non sono più stato trovati. Dovrebbero trovarsi depositati al comando provinciale dei carabinieri di Massa.

E così ieri mattina in Tribunale di fronte al pubblico ministero dottor Massimo Ginesi si è presentato un maresciallo dei carabinieri, Giovanni Deledda, del nucleo operativo della caserma di Pontremoli.

Deledda ha spiegato di essere stato lui che materialmente ha riportato quel materiale superstite da Roma alla caserma di Massa. Ma alla domanda del giudice non ha saputo rispondere cosa ci fosse dentro.

«Sono plichi sigillati, messi a disposizione dall'Arma e strutturati in modo che uno di accorge subito se vengono manomessi. Sul plico c'è poi l'intestazione del procedimento penale al quale si riferisce il reperto».

Alla fine si è capito che il maresciallo non sapeva dove fosse finito quel plico col relativo mozzicone.

Lo si scoprirà il 12 dicembre 2009 quando verrà convocato il maresciallo CC Orsini che dovrebbe finalmente svelare dove si trovano i mozziconi superstiti.

In ogni caso la notte del raid ci sono due testimoni che hanno visto l'uomo danneggiare le auto, quindi l'esame del Dna è un aiutino che non potrebbe essere decisivo.

Intanto l'imputato guardato a vista da tre agenti della polizia penitenziaria se ne è tornato al manicomio giudiziale di Montelupo Fiorentino.

I vandalismi avvenero nel 2007 in diverse zone della città (Stazione, Poggioletto, Zecca e Centro).

Ed era stata una notte difficile sia per le forze dell'ordine sia per i proprietari delle automobili parcheggiate in viale della Stazione, via La Salle, via Fratelli Rosselli, via Croce, via Carducci e viale Eugenio Chiesa.

Il vandalo aveva iniziato a tirare sassi contro i vetri delle vetture, preferendo lunotti e vetri anteriori. Inutile dire che ogni colpo di pietra era un danno.

Ma qualcuno, sentito il fracasso, si è affacciato dalla finestra e ha chiamato i carabinieri per denunciare quello che stava accadendo e così è scattato l'allarme. Ma mentre i militari si mettevano alla caccia del vandalo, lui continuava a girare indisturbato.

Anche perchè nel corso di quella notte, dopo i carabinieri si erano messi sulle sue tracce anche la polizia e i vigili urbani (all'alba erano entrati in servizio anche loro).

Alla fine della notte, l'uomo era riuscito a farla franca e non essere preso. In seguito, dopo le testimonianze di chi aveva assistito ai suoi danneggamenti, era stato fermato, portato in caserma e poi arrestato.

Da tempo le condizioni psichiche dell'uomo erano instabili. Da qui la decisione di rinchiuderlo a Montelupo.

Nessuno dei danneggiati di quella notte di follie si è costituito parte civile. I danni provocati alle auto erano stati limitati ed in buona parte già risarciti dalle assicurazioni.

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