ECONOMIA E TERRITORIO
Commercio in crisi:34 negozi in meno dall'inizio dell'anno
Chiara Sillicani
Dibattiti politici a parte, la crisi economica c'è eccome. E come sempre, nei periodi di recessione, l'indicatore migliore è il commercio. I portafogli piangono, i consumi calano e i primi a pagarne le conseguenti sono i negozianti. Così passeggi in città e ti imbatti in saracinesche abbassate e grandi cartelli di vendita, affitto o cessione attività
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MASSA. Dibattiti politici a parte, la crisi economica c'è eccome. E come sempre, nei periodi di recessione, l'indicatore migliore è il commercio. I portafogli piangono, i consumi calano e i primi a pagarne le conseguenti sono i negozianti. Così passeggi in città e ti imbatti in saracinesche abbassate e grandi cartelli di vendita, affitto o cessione attività. E non si tratta semplicemente di una percezione, perché a confermare la crisi per il settore commerciale, sono i dati. L'ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio monitora con regolarità l'apertura e la chiusura dei negozi. E nei primi sei mesi di quest'anno il saldo è negativo (-34). Insomma, in Provincia, sono di più i commercianti che decidono di chiudere baracca, rispetto ai nuovi imprenditori che sfidano il mercato aprendo un'attività. Nel primo semestre 2009 sono state 89 le nuove iscrizioni alla camera di commercio, a fronte di 123 cessazioni di attività. E non va meglio tra i grossisti perché da gennaio a giugno di quest'anno ben 35 hanno abbandonato il mercato. Segnali positivi soltanto per un settore, quello dei motori, con l'apertura di sei attività tra concessionarie ed autofficine.
Numeri poco incoraggianti anche se i segnali della crisi erano evidenti da qualche anno: leggendo i dati dello sportello produttivo comunale (Suap) scopriamo che nel 2007 a Massa le nuove aperture sono state 21, l'anno scorso sono scese a 11. E poi l'inversione di rotta, con il saldo negativo di quest'anno. Diminuiscono i commercianti, ma la diminuzione non si traduce in un aumento di fatturato per chi continua a tenere aperto il proprio negozio. Tutt'altro: le entrate calano di anno in anno. Nel 2008 il commercio al dettaglio ha registrato un -4% a cui si somma un -5% nei primi mesi del 2009. E neanche il settore alimentare è stato risparmiato dalla crisi: incassa un bel segno meno (-4,1% nel primo trimestre del 2009 e la situazione non accenna al miglioramento). Anche se nel comparto non alimentare le cose vanno peggio con un -7,5%. E non a caso, i commercianti sono già in fermento e tentano in ogni modo il rilancio. Dai volantini agli sms: tante iniziative e promozioni da capogiro. Ma la vera novità, in negativo, di questa crisi è che anche la grande distribuzione soffre e subisce un rallentamento di fatturato.
Daniele Mocchi, del centro studi e ricerche della Camera di Commercio, spiega che «negli ultimi 5 anni i negozi più colpiti dalla crisi sono stati quelli di elettrodomestici e mobili. Poi macellerie, pescherie, ortofrutta». Insomma, in quei settori che devono fare i conti con la concorrenza dei supermarket, le chiusure eccedono sulle aperture. Aumentano invece i rivenditori di articoli medico-ortopedici, tessili e di biancheria. E ancora panifici e pasticcerie, in particolare quelle che vendono prodotti già pronti e take away. E le enoteche. La logica del prodotto di nicchia paga. Come dire, l'unica via d'uscita alla crisi è la ricerca del bene esclusivo e particolare. A portata di portafoglio, però. Una sfida non facile per i piccoli imprenditori commerciali.
Numeri poco incoraggianti anche se i segnali della crisi erano evidenti da qualche anno: leggendo i dati dello sportello produttivo comunale (Suap) scopriamo che nel 2007 a Massa le nuove aperture sono state 21, l'anno scorso sono scese a 11. E poi l'inversione di rotta, con il saldo negativo di quest'anno. Diminuiscono i commercianti, ma la diminuzione non si traduce in un aumento di fatturato per chi continua a tenere aperto il proprio negozio. Tutt'altro: le entrate calano di anno in anno. Nel 2008 il commercio al dettaglio ha registrato un -4% a cui si somma un -5% nei primi mesi del 2009. E neanche il settore alimentare è stato risparmiato dalla crisi: incassa un bel segno meno (-4,1% nel primo trimestre del 2009 e la situazione non accenna al miglioramento). Anche se nel comparto non alimentare le cose vanno peggio con un -7,5%. E non a caso, i commercianti sono già in fermento e tentano in ogni modo il rilancio. Dai volantini agli sms: tante iniziative e promozioni da capogiro. Ma la vera novità, in negativo, di questa crisi è che anche la grande distribuzione soffre e subisce un rallentamento di fatturato.
Daniele Mocchi, del centro studi e ricerche della Camera di Commercio, spiega che «negli ultimi 5 anni i negozi più colpiti dalla crisi sono stati quelli di elettrodomestici e mobili. Poi macellerie, pescherie, ortofrutta». Insomma, in quei settori che devono fare i conti con la concorrenza dei supermarket, le chiusure eccedono sulle aperture. Aumentano invece i rivenditori di articoli medico-ortopedici, tessili e di biancheria. E ancora panifici e pasticcerie, in particolare quelle che vendono prodotti già pronti e take away. E le enoteche. La logica del prodotto di nicchia paga. Come dire, l'unica via d'uscita alla crisi è la ricerca del bene esclusivo e particolare. A portata di portafoglio, però. Una sfida non facile per i piccoli imprenditori commerciali.
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