Il presidio
L’ECONOMIA
Gli industriali: e ora basta chiederci soldi
Alessandra Vivoli
◗
Andrea Balestri (a sin) Alessandro Caro a destra e l’assembleaCome ai vecchi tempi. Quelli che non si vedevano da anni. L'Associazione industriali mostra i muscoli e, all'assemblea annuale, schiera il gotha degli imprenditori. I big del marmo (da Andrea Franzoni a Antonio Forti e Eric Lucchetti) delle macchine (Ciro Gaspari) e dell'industria (Giorgio Favro). Una prova di forza per suggellare l'unità
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CARRARA. Come ai vecchi tempi. Quelli che non si vedevano da anni. L'Associazione industriali mostra i muscoli e, all'assemblea annuale, schiera il gotha degli imprenditori. I big del marmo (da Andrea Franzoni a Antonio Forti e Eric Lucchetti) delle macchine (Ciro Gaspari) e dell'industria (Giorgio Favro). Una prova di forza per suggellare l'unità. Contro la crisi. Ma anche un fronte compatto contro la pressione fiscale, sul marmo, del Comune.
Il pubblico delle grandi occasioni. Da tempo non si vedevano tanti imprenditori, di grosso calibro, tutti insieme. E anche politici e istituzioni. L'assemblea annuale di Confindustria è tornata ad essere quello che è stata una decina di anni fa: un appuntamento immancabile per tastare il polso al territorio.
Ma, per molti, è stata anche l'occasione di dimostrare il fronte comune contro la politica fiscale dell'amministrazione: quella linea del «no» scelta dal presidente Alessandro Caro che, a quanto pare, è condivisa appieno dagli imprenditori del lapideo. E, infatti, sul passaggio della tassazione c'è stato il più alto mormorio in sala. Peccato che, in rappresentanza del Comune ci fosse soltanto l'assessore al Bilancio Giuseppina Andreazzoli. Il sindaco Zubbani, infatti, era assente più che giustificato: si trovava, nello stesso momento, all'incontro romano per i Nuovi Cantieri Apuania.
«Non daremo più soldi al Comune. «Negli ultimi sei anni - ha precisato Caro - il sistema di tassazione sul marmo è stato rivisto. Il Comune ci ha chiesto incrementi che abbiamo sempre accettato: e i contributi incassati sono balzati da 6/8 milioni nei primi anni 2000 ai 13 milioni nel 2005. Per arrivare a 16 milioni del 2008». «Proprio l'applicazione dell'accordo del 2008 ha fatto incrementare di quasi 3 milioni le entrare: ma per il Comune non basta, ci ha chiesto una nuova integrazione e le aziende l'hanno ritenuta ingiusta. E non l'hanno accolta. Ma non abbiamo chiuso la porta: siamo pronti a riprendere il confronto con il Comune». A patto, aggiungono gli imprenditori in platea, che non bisogna rimettere mano al portafoglio.
I numeri della crisi. Non solo il clima è cambiato. Un segnale di grande cambiamento arriva anche nella relazione del presidente di Assindustria Alessandro Caro. Un discorso non ingessato, ma che mira a puntare dritto ai nervi scoperti dell'impresa apuana. «In questo inizio di autunno - ha detto Caro - la crisi si manifesta in tutta la sua portata: contrazione degli ordini, blocco del ciclo delle scorte, tensioni sul capitale circolante, difficoltà a difendere i livelli occupazionali. Negli ultimi dodici mesi la produzione industriale nella nostra provincia è diminuita del 20-25%. Alcune imprese sono state costrette a cessare l'attività: nel solo settore dell'industria sono stati messi in mobilità 600 lavoratori, e l'edilizia ha pagato il tributo più pesante».
Le emergenze sul territorio. Il presidente di Assindustria traccia un quadro delle questioni ancora aperte: quello che ad oggi rappresentano un ostacolo allo sviluppo dell'economia.
«Dalle aspettative dei benefici associati alla Zona Franca o alla deindustrializzazione bloccata dal Sin - ha ricordato Caro - si è creato un corto circuito che ha stoppato i progetti di investimento. Ma, nel caso del Sin, non solo le attività industriali, ma anche le pizzerie alla Partaccia, l'ospedale sul viale Mattei e la sede dell'Apt a Marina». «Negli impegni non rispettati rientra anche la legge che stanziava risorse per il miglioramento dei livelli di sicurezza nelle cave. Sono 61 le domande presentate dalle nostre cave: i fondi effettivamente erogati sono meno di un quarto di quelli impegnati (1,3 milioni di su 6,6)».
I costi della burocrazia. È stato uno dei passaggi più apprezzati della relazione di Caro. Che questa volta è partito da un esempio concreto delle lungaggini della burocrazia.
«La mattina del 6 luglio scorso, durante un nubifragio, un fulmine ha colpito il cedro del Libano qui nel giardino dell'Associazione - ha detto il presidente Caro - Ci hanno consigliato di abbattere l'albero e abbiamo fatto richiesta al Comune. Ci è stato risposto che potevamo proceder ma che avremmo dovuto chiedere prima il nulla osta a: "Sovrintendenza, Guardie forestali, provincia, Arpat, Parco Alpi Apuane eccetera". Insomma la cultura amministrativa nel suo insieme non sembra ancora in grado di tagliare le lungaggini della burocrazia». «E a questo proposito - ha concluso Caro - tra poche settimane si celebra il decennale della bonifica del Sin. E tutto è ancora bloccato».
Il pubblico delle grandi occasioni. Da tempo non si vedevano tanti imprenditori, di grosso calibro, tutti insieme. E anche politici e istituzioni. L'assemblea annuale di Confindustria è tornata ad essere quello che è stata una decina di anni fa: un appuntamento immancabile per tastare il polso al territorio.
Ma, per molti, è stata anche l'occasione di dimostrare il fronte comune contro la politica fiscale dell'amministrazione: quella linea del «no» scelta dal presidente Alessandro Caro che, a quanto pare, è condivisa appieno dagli imprenditori del lapideo. E, infatti, sul passaggio della tassazione c'è stato il più alto mormorio in sala. Peccato che, in rappresentanza del Comune ci fosse soltanto l'assessore al Bilancio Giuseppina Andreazzoli. Il sindaco Zubbani, infatti, era assente più che giustificato: si trovava, nello stesso momento, all'incontro romano per i Nuovi Cantieri Apuania.
«Non daremo più soldi al Comune. «Negli ultimi sei anni - ha precisato Caro - il sistema di tassazione sul marmo è stato rivisto. Il Comune ci ha chiesto incrementi che abbiamo sempre accettato: e i contributi incassati sono balzati da 6/8 milioni nei primi anni 2000 ai 13 milioni nel 2005. Per arrivare a 16 milioni del 2008». «Proprio l'applicazione dell'accordo del 2008 ha fatto incrementare di quasi 3 milioni le entrare: ma per il Comune non basta, ci ha chiesto una nuova integrazione e le aziende l'hanno ritenuta ingiusta. E non l'hanno accolta. Ma non abbiamo chiuso la porta: siamo pronti a riprendere il confronto con il Comune». A patto, aggiungono gli imprenditori in platea, che non bisogna rimettere mano al portafoglio.
I numeri della crisi. Non solo il clima è cambiato. Un segnale di grande cambiamento arriva anche nella relazione del presidente di Assindustria Alessandro Caro. Un discorso non ingessato, ma che mira a puntare dritto ai nervi scoperti dell'impresa apuana. «In questo inizio di autunno - ha detto Caro - la crisi si manifesta in tutta la sua portata: contrazione degli ordini, blocco del ciclo delle scorte, tensioni sul capitale circolante, difficoltà a difendere i livelli occupazionali. Negli ultimi dodici mesi la produzione industriale nella nostra provincia è diminuita del 20-25%. Alcune imprese sono state costrette a cessare l'attività: nel solo settore dell'industria sono stati messi in mobilità 600 lavoratori, e l'edilizia ha pagato il tributo più pesante».
Le emergenze sul territorio. Il presidente di Assindustria traccia un quadro delle questioni ancora aperte: quello che ad oggi rappresentano un ostacolo allo sviluppo dell'economia.
«Dalle aspettative dei benefici associati alla Zona Franca o alla deindustrializzazione bloccata dal Sin - ha ricordato Caro - si è creato un corto circuito che ha stoppato i progetti di investimento. Ma, nel caso del Sin, non solo le attività industriali, ma anche le pizzerie alla Partaccia, l'ospedale sul viale Mattei e la sede dell'Apt a Marina». «Negli impegni non rispettati rientra anche la legge che stanziava risorse per il miglioramento dei livelli di sicurezza nelle cave. Sono 61 le domande presentate dalle nostre cave: i fondi effettivamente erogati sono meno di un quarto di quelli impegnati (1,3 milioni di su 6,6)».
I costi della burocrazia. È stato uno dei passaggi più apprezzati della relazione di Caro. Che questa volta è partito da un esempio concreto delle lungaggini della burocrazia.
«La mattina del 6 luglio scorso, durante un nubifragio, un fulmine ha colpito il cedro del Libano qui nel giardino dell'Associazione - ha detto il presidente Caro - Ci hanno consigliato di abbattere l'albero e abbiamo fatto richiesta al Comune. Ci è stato risposto che potevamo proceder ma che avremmo dovuto chiedere prima il nulla osta a: "Sovrintendenza, Guardie forestali, provincia, Arpat, Parco Alpi Apuane eccetera". Insomma la cultura amministrativa nel suo insieme non sembra ancora in grado di tagliare le lungaggini della burocrazia». «E a questo proposito - ha concluso Caro - tra poche settimane si celebra il decennale della bonifica del Sin. E tutto è ancora bloccato».
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