LA RIVOLUZIONE DEL MATTONE
Oligeri: i lavoratori edilirumeni e albanesi sono più bravi dei nostri
Cinzia Carpita
◗
Da sinistra Attilio Papini e Gianfranco Oligeri della Conf Artigianato provinciale«I lavoratori edili rumeni e albanesi? Sono più bravi dei nostri. In questo caso l'integrazione è utile, ma per noi italiani. Qua, se chiudono le frontiere... Le nostre scuole edili che fanno una formazione di approccio al mestiere, vanno ripensate sul modello francese, puntanto su esperienze in cantiere. In effetti, c'è un esame in corso a livello toscano»
4 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. «I lavoratori edili rumeni e albanesi? Sono più bravi dei nostri. In questo caso l'integrazione è utile, ma per noi italiani. Qua, se chiudono le frontiere... Le nostre scuole edili che fanno una formazione di approccio al mestiere, vanno ripensate sul modello francese, puntanto su esperienze in cantiere. In effetti, c'è un esame in corso a livello toscano». Anche se si tirerà addosso qualche critica, così la pensa Gianfranco Oligeri, segretario provinciale di Confartigianato.
Oligeri, che è anche presidente nazionale della Consulta Consorzi della confederazione artigiana, assieme ad Attilio Papini ha illustrato ieri uno studio effettuato dall'associazione provinciale (col contributo della Camera di commercio), che ha tastato il polso a 262 ditte da Montignoso alla Lunigiana, nel quale emerge che le aziende edili hanno grande bisogno di manodopera qualificata, e per i corsi di preparazione professionale ricorrono a più soggetti: la scuola edile per il 38% oppure agenzie formative, associazioni di categoria, la Provincia. In moltissimi casi vale il mestiere imparato a fianco di lavoratori già esperti. Lo stage risulta per ora poco utilizzato, ma va detto che il tessuto artigianale dell'edilizia locale è fatto di piccole imprese, molte individuali. Sta di fatto che sul campione analizzato, il 64% delle ditte ha in organico lavoratori stranieri.
L'offerta occupazionale. Le figure maggiormente richieste dal mercato sono: carpentieri-ferraioli, tecnici di gestione del cantiere e di gestione del restauro (i più difficili da trovare), muratori e intonacatori, operatori di macchine per il movimento terre, piastrelisti e in fondo alla lista la fascia impiegatizia. Fra gli addetti delle imprese edili, il 52% sono operai, e il 20% sono tecnici: questi sembrano pochi «ma sono una percentuale notevole - dice Oligeri - rispetto ad anni fa». Lo stesso vale per la voglia di aggregarsi in consorsi: il "no" tocca il 52% ma Oligeri ricorda che in passato era al 90%. «Gli edili hanno capito - aggiunge Papini - che unirsi è utile per ottenere appalti di rilievo che una piccola impresa avrebbe difficoltà ad acquisire».
I consorzi. «La zoccolo duro in Italia - spiega Oligeri - sono proprio i consorzi artigiani. Una presenza importante. Ce ne sono 145 con 5.000 aziende e 39.000 addetti, che fanno parte della Consulta di Confartigianato. Sono stato in Abruzzo: come confederazione abbiamo battezzato la nascita di 3 consorzi edili, uno all'Aquila, uno a S. Demetrio, e uno a Vezzano. L'Expo del 2015 in Lombardia è un altro appuntamento importante: come Consulta ci stiamo organizzando per aumentare i consorzi che in quell'area sono 9. E come associazione provinciale stiamo contattando le aziende lapidee locali nella prospettiva di forniture di marmi alla Lombardia, e per un aggancio anche con tutti i 145 consorzi in Italia. L'idea: un'intesa fra un consorzio del marmo lavorato, e quelli dell'edilizia». Nel settore, c'è quindi un'evoluzione in corso. Con luci e ombre. Passi avanti e problemi.
Le difficoltà. Per il reperimento di risorse economiche, il ricorso è per lo più alle banche, ma l'accesso al credito è la spina nel fianco del settore. Un problema lamentato dal 48% delle ditte interpellate da Confartigianato. Ecco perché gli edili sperano in supporti finanziari pubblici.
Poi ci sono le difficoltà di mercato: concorranza, domanda in calo, scarsa redditività. Il difficile reperimento di manodopera qualificata; tempi lunghi nella riscossinoe dei crediti; ripercussioni per crisi di altre aziende; e troppi vincoli burocratici e amministrativi. «Ma a Carrara - dichiara Oligeri - è stata introdotta flessibilità, e una velocizzazione per le autorizzazioni e concessioni edilizie».
Aggiunge, il suo «giudizio positivo sui piani strutturali di Massa e di Carrara».
Previsioni per il futuro: Il 58% degli edili prevede una stagnazione, il 34% crisi. Gli ottimisti sono solo l'8 per cento. Le imprese ritengono che la formazione sia più utile per giovani diplomati da avviare come tecnici di cantiere. E che i temi da approfondire maggiormente nella qualificazione dei lavoratori, siano il risparmio energetico (bioedilizia) e sicurezza sul lavoro. Sulle nuove tecologie, gli edili si informano soprattutto alle fiere di settore, ma poi stentano a rivoluzionare l'impresa. E usano il computer per lo più per i preventivi. Domanda: «Pensa di incrementare il personale?» Il 64 per cento risponde "no".
Oligeri, che è anche presidente nazionale della Consulta Consorzi della confederazione artigiana, assieme ad Attilio Papini ha illustrato ieri uno studio effettuato dall'associazione provinciale (col contributo della Camera di commercio), che ha tastato il polso a 262 ditte da Montignoso alla Lunigiana, nel quale emerge che le aziende edili hanno grande bisogno di manodopera qualificata, e per i corsi di preparazione professionale ricorrono a più soggetti: la scuola edile per il 38% oppure agenzie formative, associazioni di categoria, la Provincia. In moltissimi casi vale il mestiere imparato a fianco di lavoratori già esperti. Lo stage risulta per ora poco utilizzato, ma va detto che il tessuto artigianale dell'edilizia locale è fatto di piccole imprese, molte individuali. Sta di fatto che sul campione analizzato, il 64% delle ditte ha in organico lavoratori stranieri.
L'offerta occupazionale. Le figure maggiormente richieste dal mercato sono: carpentieri-ferraioli, tecnici di gestione del cantiere e di gestione del restauro (i più difficili da trovare), muratori e intonacatori, operatori di macchine per il movimento terre, piastrelisti e in fondo alla lista la fascia impiegatizia. Fra gli addetti delle imprese edili, il 52% sono operai, e il 20% sono tecnici: questi sembrano pochi «ma sono una percentuale notevole - dice Oligeri - rispetto ad anni fa». Lo stesso vale per la voglia di aggregarsi in consorsi: il "no" tocca il 52% ma Oligeri ricorda che in passato era al 90%. «Gli edili hanno capito - aggiunge Papini - che unirsi è utile per ottenere appalti di rilievo che una piccola impresa avrebbe difficoltà ad acquisire».
I consorzi. «La zoccolo duro in Italia - spiega Oligeri - sono proprio i consorzi artigiani. Una presenza importante. Ce ne sono 145 con 5.000 aziende e 39.000 addetti, che fanno parte della Consulta di Confartigianato. Sono stato in Abruzzo: come confederazione abbiamo battezzato la nascita di 3 consorzi edili, uno all'Aquila, uno a S. Demetrio, e uno a Vezzano. L'Expo del 2015 in Lombardia è un altro appuntamento importante: come Consulta ci stiamo organizzando per aumentare i consorzi che in quell'area sono 9. E come associazione provinciale stiamo contattando le aziende lapidee locali nella prospettiva di forniture di marmi alla Lombardia, e per un aggancio anche con tutti i 145 consorzi in Italia. L'idea: un'intesa fra un consorzio del marmo lavorato, e quelli dell'edilizia». Nel settore, c'è quindi un'evoluzione in corso. Con luci e ombre. Passi avanti e problemi.
Le difficoltà. Per il reperimento di risorse economiche, il ricorso è per lo più alle banche, ma l'accesso al credito è la spina nel fianco del settore. Un problema lamentato dal 48% delle ditte interpellate da Confartigianato. Ecco perché gli edili sperano in supporti finanziari pubblici.
Poi ci sono le difficoltà di mercato: concorranza, domanda in calo, scarsa redditività. Il difficile reperimento di manodopera qualificata; tempi lunghi nella riscossinoe dei crediti; ripercussioni per crisi di altre aziende; e troppi vincoli burocratici e amministrativi. «Ma a Carrara - dichiara Oligeri - è stata introdotta flessibilità, e una velocizzazione per le autorizzazioni e concessioni edilizie».
Aggiunge, il suo «giudizio positivo sui piani strutturali di Massa e di Carrara».
Previsioni per il futuro: Il 58% degli edili prevede una stagnazione, il 34% crisi. Gli ottimisti sono solo l'8 per cento. Le imprese ritengono che la formazione sia più utile per giovani diplomati da avviare come tecnici di cantiere. E che i temi da approfondire maggiormente nella qualificazione dei lavoratori, siano il risparmio energetico (bioedilizia) e sicurezza sul lavoro. Sulle nuove tecologie, gli edili si informano soprattutto alle fiere di settore, ma poi stentano a rivoluzionare l'impresa. E usano il computer per lo più per i preventivi. Domanda: «Pensa di incrementare il personale?» Il 64 per cento risponde "no".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
