CARRARA
Relitti tossici, filo rosso con Carrara polvere di marmo contro la radioattività
Francesco Fondelli
Almeno due dei mercantili tristemente noti come navi a perdere - usate dalla criminalità organizzata per liberarsi dei rifiuti scomodi inabissandoli in mare - risultano partiti da Marina di Carrara con polvere di marmo, che sarebbe servito a impedire il propagarsi delle radiazioni. Due le domande angoscianti: cosa rischiarono i lavoratori portuali che maneggiarono il carico? Qualcuno era a conoscenza della vera natura della merce, tanto da tentare di schermarlo con la polvere?
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FIRENZE. La storia delle "navi a perdere" è già scritta. Sono migliaia le pagine, zeppe di nomi e circostanze, che compongono i tanti dossier che da dieci anni raccontano dei traffici dei rifiuti tossici e dei relitti pieni di sostanze radioattive affondati in mare. Finora le indagini si erano bloccate per la mancanza di riscontri oggettivi. Ma la svolta è avvenuta alcuni giorni fa con il ritrovamento al largo di Cetraro (nel Tirreno cosentino) di un relitto che potrebbe essere il "Cursky", una nave che secondo il pentito Francesco Fonti fu affondata con 120 fusti di materiale tossico. La stessa sorte che, secondo lo stesso collaboratore di giustizia, sarebbe toccata ad altre tre imbarcazioni fatte sparire grazie all'aiuto delle cosche della zona: la Jolly Rosso - arenata ad Amantea il 14 dicembre 1990 - e poi la "Voriais Sparadis" e la "Yvonne A".
Navi affondate con sospetti carichi radioattivi, misteri in fondo al mare. E un filo rosso che porta a Carrara: sia al porto, sia alle cave. Perché alcuni dei mercantili finiti a fondo (almeno due) risultano partiti da Marina di Carrara e con un carico anche di polvere di marmo, che sarebbe servito a impedire il propagarsi delle radiazioni. E si fa riferimento alla nave Mikigan, partita nel settembre 1986 dal porto di Marina di Carrara, affondata nel mar Tirreno calabrese con un carico sconosciuto di cui è certa solo la presenza di granulato di marmo. Quindi il 21 settembre 1987 la motonave Rigel fa naufragio a 20 miglia da Capo Spartivento. Due le domande angoscianti.
Innanzitutto: nel periodo in cui si fermarono nel porto quelle navi con il loro carico radioattivo, cosa rischiarono i lavoratori portuali che maneggiarono il carico? Qualcuno era a conoscenza della vera natura del carico, tanto da tentare di schermarlo con la polvere di marmo? L'inchiesta della magistratura di Paola potrebbe aiutare a fare luce su quelle pagine oscure degli Anni Ottanta.
«Legambiente sin dalla fine degli anni Ottanta ha prodotto una corposa documentazione in dossier, studi, e rapporti dettagliati che ricostruiscono il legame tra la criminalità organizzata e la pratica dello smaltimento illecito dei rifiuti con il sistema dell'affondamento delle navi» afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. «Ora l'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro costituisce un elemento determinante per affrontare con nuovo vigore le inchieste su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo. È il caso anche della motonave Nikos I, sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo), probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia.
Nel dicembre del 1990 è la motonave Rosso (ex Jolli Rosso) a spiaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1989 - continua infine Ermete Realacci - sarà la motonave maltese Anni ad affondare a largo di Ravenna in acque internazionali mentre nel 1993 sarà la Marco Polo a sparire nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affonda a largo di Ustica la nave tedesca Koraline».
Navi affondate con sospetti carichi radioattivi, misteri in fondo al mare. E un filo rosso che porta a Carrara: sia al porto, sia alle cave. Perché alcuni dei mercantili finiti a fondo (almeno due) risultano partiti da Marina di Carrara e con un carico anche di polvere di marmo, che sarebbe servito a impedire il propagarsi delle radiazioni. E si fa riferimento alla nave Mikigan, partita nel settembre 1986 dal porto di Marina di Carrara, affondata nel mar Tirreno calabrese con un carico sconosciuto di cui è certa solo la presenza di granulato di marmo. Quindi il 21 settembre 1987 la motonave Rigel fa naufragio a 20 miglia da Capo Spartivento. Due le domande angoscianti.
Innanzitutto: nel periodo in cui si fermarono nel porto quelle navi con il loro carico radioattivo, cosa rischiarono i lavoratori portuali che maneggiarono il carico? Qualcuno era a conoscenza della vera natura del carico, tanto da tentare di schermarlo con la polvere di marmo? L'inchiesta della magistratura di Paola potrebbe aiutare a fare luce su quelle pagine oscure degli Anni Ottanta.
«Legambiente sin dalla fine degli anni Ottanta ha prodotto una corposa documentazione in dossier, studi, e rapporti dettagliati che ricostruiscono il legame tra la criminalità organizzata e la pratica dello smaltimento illecito dei rifiuti con il sistema dell'affondamento delle navi» afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd. «Ora l'importante ritrovamento del relitto affondato a largo di Cetraro costituisce un elemento determinante per affrontare con nuovo vigore le inchieste su una pratica assai diffusa che ha visto, tra gli anni Ottanta e Novanta, una quarantina di navi affondare misteriosamente nei punti più profondi del Mediterraneo. È il caso anche della motonave Nikos I, sparita nel 1985 durante un viaggio iniziato a La Spezia per giungere a Lomè (Togo), probabilmente affondata a largo tra il Libano e Grecia.
Nel dicembre del 1990 è la motonave Rosso (ex Jolli Rosso) a spiaggiarsi lungo la costa tirrenica in provincia di Cosenza. Nel 1989 - continua infine Ermete Realacci - sarà la motonave maltese Anni ad affondare a largo di Ravenna in acque internazionali mentre nel 1993 sarà la Marco Polo a sparire nel Canale di Sicilia e ancora nel novembre del 1885 affonda a largo di Ustica la nave tedesca Koraline».
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