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CARRARA
Tanti girasoli e gigli bianchiper l'ultimo saluto a Cecilia la dottoressa dal sorriso mite
Alessandra Vivoli
Tanti girasoli, i suoi fiori preferiti, rose bianche e gigli per l'addio a Cecilia Ugatti, la dottoressa 32enne che, forse sotto stress per il lavoro, si è gettata nel vuoto dai ponti di Vara. La chiesa di Bonascola si è riempita di amici, colleghi di lavoro, parenti e di tutta quella gente che ha conosciuto Cecilia
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CARRARA. Tanti girasoli, i suoi fiori preferiti, rose bianche e gigli per l'addio a Cecilia Ugatti, la dottoressa 32enne che, forse sotto stress per il lavoro, si è gettata nel vuoto dai ponti di Vara. La chiesa di Bonascola si è riempita di amici, colleghi di lavoro, parenti e di tutta quella gente che ha conosciuto Cecilia. E ieri ha pianto per lei. Presenti al funerale anche i vertici dell'Asl, il direttore generale Antonio Delvino e quello dei presidi ospedalieri Giuliano Biselli.
Il rito funebre (senza eucarestia) è stato officiato da don Augusto Lucchesi, insieme ai parrochi della chiesa di San Luca. Prima del brano del Vangelo un'amica di Cecilia ha letto una lettera di Seneca a Lucilio. In cui parla di un giovane amico morto. «Chi crediamo scomparso - si conclude la lettera dell'autore latino - ci ha solo preceduto». Proprio a queste parole ha fatto riferimento don Augusto nella sua omelia funebre: «Serena la ricordo come alunna al liceo - ha esordito il parroco - Oggi ci sono tante, troppe domande, sulla sua tragedia: ma nessuno, può avere la risposta, è solo un disegno di Dio. Cecilia ora è in pace. Seneca aveva la speranza di rivedere il suo amico scomparso, noi che abbiamo fede abbiamo molto di più, la certezza che la rivedremo». La salma, coperta da un cuscino di rose e gigli con una semplice scritta «I tuoi cari», è stata tumulata al cimitero di Turigliano.
Resta il ricordo di una persona speciale. Cecilia era una perfezionista. Pretendeva moltissimo da sé stessa e dagli altri. Alla fine, secondo quanto riportano gli amici più stretti e i parenti, non ha retto la pressione. Quella che le comportava il suo prestigioso incarico come dirigente del presidio ospedaliero cittadino. Uno stress talmente forte, accumulato soprattutto nell'ultimo mese, da indurla a rientrare prima dalle ferie. Negli ultimi tempi la dottoressa dal sorriso mite e il carattere d'acciaio, era troppo assorta per i problemi di lavoro. Le amiche se ne erano accorte, avevano provato anche a portarla fuori, ma lei continuava ad avere il suo chiodo fisso nella testa. Quel «problema», sicuramente legato al lavoro, che ha detto al marito di aver risolto solo la mattina prima di uscire di casa. L'ultima volta che lo ha visto prima di raggiungere i ponti di Vara e gettarsi di sotto.
Una giovane donna. Una professionista indefessa, sopraffatta dal lavoro che amava tanto. Per i dirigenti dell'azienda Asl la dottoressa Cecilia non aveva dato segni di disagio. Nessun problema sul lavoro.
«Non ho tanta voglia di parlare adesso - dice il direttore dei presidi ospedalieri dell'Asl Giuliano Biselli - Cecilia era una persona splendida, molto scrupolosa e attaccata al lavoro. Ho perso un'amica oltre che una collega».
Presente anche il direttore generale dell'Asl Antonio Delvino. «La dottoressa Ugatti era molto apprezzata: aveva avuto una carriera immediata e straordinaria, proprio quella che meritava - afferma Delvino - Ricordo che mi sono capitati alcuni verbali redatti da Cecilia: a margine avevo messo più volte il giudizio "ottimo"».
Il rito funebre (senza eucarestia) è stato officiato da don Augusto Lucchesi, insieme ai parrochi della chiesa di San Luca. Prima del brano del Vangelo un'amica di Cecilia ha letto una lettera di Seneca a Lucilio. In cui parla di un giovane amico morto. «Chi crediamo scomparso - si conclude la lettera dell'autore latino - ci ha solo preceduto». Proprio a queste parole ha fatto riferimento don Augusto nella sua omelia funebre: «Serena la ricordo come alunna al liceo - ha esordito il parroco - Oggi ci sono tante, troppe domande, sulla sua tragedia: ma nessuno, può avere la risposta, è solo un disegno di Dio. Cecilia ora è in pace. Seneca aveva la speranza di rivedere il suo amico scomparso, noi che abbiamo fede abbiamo molto di più, la certezza che la rivedremo». La salma, coperta da un cuscino di rose e gigli con una semplice scritta «I tuoi cari», è stata tumulata al cimitero di Turigliano.
Resta il ricordo di una persona speciale. Cecilia era una perfezionista. Pretendeva moltissimo da sé stessa e dagli altri. Alla fine, secondo quanto riportano gli amici più stretti e i parenti, non ha retto la pressione. Quella che le comportava il suo prestigioso incarico come dirigente del presidio ospedaliero cittadino. Uno stress talmente forte, accumulato soprattutto nell'ultimo mese, da indurla a rientrare prima dalle ferie. Negli ultimi tempi la dottoressa dal sorriso mite e il carattere d'acciaio, era troppo assorta per i problemi di lavoro. Le amiche se ne erano accorte, avevano provato anche a portarla fuori, ma lei continuava ad avere il suo chiodo fisso nella testa. Quel «problema», sicuramente legato al lavoro, che ha detto al marito di aver risolto solo la mattina prima di uscire di casa. L'ultima volta che lo ha visto prima di raggiungere i ponti di Vara e gettarsi di sotto.
Una giovane donna. Una professionista indefessa, sopraffatta dal lavoro che amava tanto. Per i dirigenti dell'azienda Asl la dottoressa Cecilia non aveva dato segni di disagio. Nessun problema sul lavoro.
«Non ho tanta voglia di parlare adesso - dice il direttore dei presidi ospedalieri dell'Asl Giuliano Biselli - Cecilia era una persona splendida, molto scrupolosa e attaccata al lavoro. Ho perso un'amica oltre che una collega».
Presente anche il direttore generale dell'Asl Antonio Delvino. «La dottoressa Ugatti era molto apprezzata: aveva avuto una carriera immediata e straordinaria, proprio quella che meritava - afferma Delvino - Ricordo che mi sono capitati alcuni verbali redatti da Cecilia: a margine avevo messo più volte il giudizio "ottimo"».
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