Il Tirreno

SUPERENALOTTO

Tutto il paese si finge milionarioE per Bagnone è tempo di spot

Carlo Bartoli
Bagnone: i numerosi camion per i collegamenti via satellite delle emittenti televisive. A destra, la festa in paese
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Bagnone: i numerosi camion per i collegamenti via satellite delle emittenti televisive. A destra, la festa in paese

In piazza Roma un circo mediatico da grandi avvenimenti. E davanti alle telecamere spuntano i nomi di tre possibili fortunati. Su Facebook i postulanti si scatenano e c'è perfino chi chiede un flauto traverso

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BAGNONE. Piazza Roma, Bagnone. Chi l'avrebbe mai immaginata questa bella e solinga piazzetta affollata di furgoncini con le parabole satellitari, con le telecamere delle televisioni e i flash dei fotografi che scandagliano i volti e le espressioni degli abitanti di questo Comune di neppure duemila anime alla ricerca del supervincitore dei 147 milioni e «spiccioli» del Superenalotto? Il giorno dopo la serata di baldoria, mezzo paese e decine di fotografi e giornalisti si riversano di nuovo in piazza Roma, dove si affacciano da una parte il municipio e dall'altra la ricevitoria Biffi, per la seconda puntata della «Caccia al vincitore», mentre ci vuole la protezione civile per far defluire il traffico.

Si riparte da Ugo Verni, il boscaiolo, da Andrea Barbieri, operaio dell'acquedotto, dallo stesso gestore della ricevitoria, Vanni Simonetti. Ma il gioco si allarga e l'intero paese partecipa alla festa, tra smentite, allusioni a mezza bocca, soffiate e occhiolini che hanno l'effetto di tener viva l'attenzione della muta dei segugi dell'informazione affamata di scoop. E ad ogni giro aumenta il numero degli indiziati: circola il nome di Walter, poi quelli di Enrico, Marco e infine Riccardo. Non può mancare il farmacista del paese, ma l'impressione che il gioco degli identikit, delle versioni ogni volta diverse del gestore della ricevitoria, l'unico che potrebbe dire una parola chiara, serva solo a proteggere l'identità del vincitore. A Bagnone qualcuno sa per certo chi è il vincitore: lo sa Vanni che ha giocato la schedina vincente subito prima di inserire nella macchinetta il suo sistema. Lo sanno quelle persone che alle 12,18 e 20 secondi erano dentro il bar ricevitoria Biffi. Questo, infatti, l'orario stampigliato sul sistema giocato da Vanni Simonetti che mostra nel tentativo di tagliare una volta per tutte le voci su di una sua possibile vincita. «Questa è la mia schedina. Chi ha vinto - replica paziente - ha preso a caso dal banco un "fortunello" da due euro, una schedina precompilata e l'ha giocata».

Ugo Verni, il 49enne boscaiolo primo indiziato di vittoria, abita poco sopra Bagnone, in una casetta a Corlaga. Anche lui, un braccio al collo per i postumi di un incidente sul lavoro, si sottopone con pazienza alle domande, ma, a differenza di Simonetti, non ha la schedina giocata sabato pomeriggio da esibire. «L'ho buttata via - dice - tanto non avevo vinto niente». Anche Simonetti lo «scagiona», ma le versioni non collimano. «Macché, Ugo non c'entra, lui ha giocato la schedina più tardi - afferma il gestore - dopo le diciotto». Peccato che Ugo sostenga di essersi recato in ricevitoria alle 12,15. Tre minuti prima della giocata vincente. Domanda: «Allora ha visto chi c'era nel bar e ha fatto la gioata vincente?» Risposta: «No, ero di fretta». Ugo ce la mette tutta per «discolparsi». E' diventato il vincitore a causa di un tiro che gli hanno giocato gli amici del paese. Altra domanda: «Con tutta la pubblicità sul suo nome, non ha paura che a qualcuno venga in mente di cercare la schedina vincente in casa sua?». Risposta: «La mia convivente è cintura nera, ma in effetti sono preoccupato e andiamo a dormire a casa di mio fratello a Villafranca. Non si sa mai».

Andrea Barbieri, 47 anni, operaio della Gaia, l'azienda di servizio dell'acqua, vive da solo, con la madre, in un appartamento poco prima di entrare in paese. A depistare le attenzioni da Andrea è Stefania Corvi, assessore alla pubblica istruzione: «Andrea? Sabato sera era a cucinare le "costine" alla Festa dell'Unità, figurarsi se uno che vince 147 milioni rimane tutta la sera con il grembiule addosso. Stamattina, poi, è passato in paese a bordo del suo trattore». Vanni Simonetti, che ha giocato la schedina 431, è prodigo di particolari, anche se dice tutto e il contrario di tutto: sembra voler proteggere il vincitore con la speranza (o la promessa) di una ricompensa, oppure se stesso. In fondo, il suo profilo non differisce molto dall'identikit che lui stesso ha diffuso nel corso della serata di baldoria; in ogni caso è deciso fino in fondo a sfruttare la notorietà che il superenalotto ha regalato alla ricevitoria. Fuori della porta del Bar Biffi si festeggia per la gioia di cameraman e reporter e si preparano cartelli: dall'ammiccante «Sei uno di noi», a quello propagandistico che allude alle virtù taumaturgiche della cipolla dolce di Bagnone.

Dietro alla caccia all'uomo a cui tutti fingono di collaborare, Bagnone ha capito al volo che questa è un'occasione unica per fare un po' di marketing, di dare un pizzico di notorietà a questo piccolo paese dove, spiega il segretario comunale Franco Marani, «non ci sono attività economiche, se si esclude un po' di edilizia artigianale, e dove il turismo è ai primissimi passi». Quella di Bagnone è una storia difficile, di stenti e di sofferenze, di emigrazioni. Negli anni Venti la destinazione era l'America, negli anni Cinquanta il Nord Italia. Per questo, spiega il sindaco Gianfranco Lazzeroni, lesto a convocare una conferenza stampa a reti unificate, grazie al fortunato potrebbe arrivare quel palasport tanto agognato. Tutto il paese si attrezza: il viceparroco reclama un centro per i giovani, Annamaria Ciampini, che gestisce il bar insieme al fidanzato Vanni Simonetti, chiede un po' di riconoscenza, mentre su Facebook i postulanti si scatenano e c'è perfino chi chiede un flauto traverso.

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