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Massa
Il popolo della notte dice no al coprifuoco
Margherita Mazzarella
Taitù e Buena Onda si lamentano «Imporci la serrata è offensivo Basta tollerarci per pochi mesi»
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MARINA. Non piace a nessuno, e non solo in teoria, l'ordinanza del sindaco relativa all'introduzione di una nuova tabella oraria per l'apertura degli esercizi pubblici nelle ore serali e notturne. Chiudono all'una bar, ristoranti e circoli della città, mentre si arriva alle due a Marina di Massa e dintorni. Quando dalle altre parti ci si comincia a divertire, Massa chiude i battenti e va a dormire. Per alcuni esercenti il provvedimento rappresenta la fine di ogni attività e di ogni guadagno, per chi lavora principalmente in estate e nel cuore della notte, quando i ragazzi che rientrano dalle discoteche fanno tappa in un pub, magari per bere qualcosa.
Insomma le facce di chi si vuol divertire e di chi produce divertimento non erano proprio allegre. Il popolo della notte non ci sta ed è pronto a protestare. E per toccare con mano cosa ne pensano dell'ordinanza approvata sia i gestori dei locali sia i nottambuli del sabato, abbiamo fatto un tour a Massa e Marina: i due centri, dopo una certa ora normalmente popolati da cittadini e turisti, sono meno affollati del solito e comunque sia chi i locali li gestisce sia chi li frequenta ha uno spirito molto sottotono e c'è poco entusiasmo e non manca qualche punta di rabbia. Quasi l'ordinanza avesse spento la lampadina al popolo della notte.
«Voglio sperare che l'ordinanza venga nei prossimi giorni modificata in base alla tipologia cui appartiene l'esercizio - dice Nicola Aliboni, titolare di "Mitentatutto" - dato che se così non fosse chi come me basa la sua attività su un lavoro esclusivamente notturno ha smesso di lavorare». Il Mitentatutto dall'una alla cinque del mattino vende bombolani a generazioni di massesi. Su Facebook i clienti del locale hanno già cominciato a battere i tamburi della protesta.
Dello stesso parere di Aliboni Valentina Vitali, titolare del pub Taitù di piazza Betti a Marina: «Noi aspettiamo l'estate per lavorare un po' di più e contribuire fra l'altro al turismo della zona, ma se ci viene impedito di lavorare come facciamo a sopravvivere alla crisi e a incrementare il turismo anche nelle nostre attività?». Domanda che pretende risposte dalla giunta Pucci, in attesa panini e birre viaggiano meno spedite del solito. Il coprifuoco sembra aver già colpito. Oppure è soltanto un'impressione.
Ma non tutti hanno paura di andare a letto all'una. Alcuni più fiduciosi sperano che l'allarme rientri e che una volta fatto questo tentativo per accontentare anche le esigenze dei cittadini che hanno portato avanti le lamentele, la situazione arrivi a uno stato di equilibrio che non danneggi nessuno: «I residenti hanno ragione a lamentarsi del chiasso provocato dagli avventori dei nostri locali - commenta Stefano Tafuni titolare del pab "Buena Onda" di Marina - ma obbligarci a chidere all'una è quasi offensivo per il nostro lavoro. In fondo si tratta per i cittadini di tollerare questi orari e questi ritmi per un paio di mesi all'anno, ma la gente da noi non si fermerà neanche più sapendo di doversene andare all'una».
«Chiudere entro l'una in centro città - chiosa il titolare di "Quasimodo", l'enoteca di via Dante, Andrea Venturini - è un po' poco compatibile con il desiderio manifestato dall'amministrazione di far vivere anche il "non mare"». Insomma, le facce sono scure. Anche perché con la crisi economica c'era davvero la speranza di rimettere a posto i conti. «I giovani avranno meno soldi per girare - dice un ragazzo -. Io e i miei amici volevamo andare in Grecia, ma costa troppo. Avevamo deciso di goderci Marina di Massa, ma se chiudono alle due ripiegheremo in Versilia».
Insomma le facce di chi si vuol divertire e di chi produce divertimento non erano proprio allegre. Il popolo della notte non ci sta ed è pronto a protestare. E per toccare con mano cosa ne pensano dell'ordinanza approvata sia i gestori dei locali sia i nottambuli del sabato, abbiamo fatto un tour a Massa e Marina: i due centri, dopo una certa ora normalmente popolati da cittadini e turisti, sono meno affollati del solito e comunque sia chi i locali li gestisce sia chi li frequenta ha uno spirito molto sottotono e c'è poco entusiasmo e non manca qualche punta di rabbia. Quasi l'ordinanza avesse spento la lampadina al popolo della notte.
«Voglio sperare che l'ordinanza venga nei prossimi giorni modificata in base alla tipologia cui appartiene l'esercizio - dice Nicola Aliboni, titolare di "Mitentatutto" - dato che se così non fosse chi come me basa la sua attività su un lavoro esclusivamente notturno ha smesso di lavorare». Il Mitentatutto dall'una alla cinque del mattino vende bombolani a generazioni di massesi. Su Facebook i clienti del locale hanno già cominciato a battere i tamburi della protesta.
Dello stesso parere di Aliboni Valentina Vitali, titolare del pub Taitù di piazza Betti a Marina: «Noi aspettiamo l'estate per lavorare un po' di più e contribuire fra l'altro al turismo della zona, ma se ci viene impedito di lavorare come facciamo a sopravvivere alla crisi e a incrementare il turismo anche nelle nostre attività?». Domanda che pretende risposte dalla giunta Pucci, in attesa panini e birre viaggiano meno spedite del solito. Il coprifuoco sembra aver già colpito. Oppure è soltanto un'impressione.
Ma non tutti hanno paura di andare a letto all'una. Alcuni più fiduciosi sperano che l'allarme rientri e che una volta fatto questo tentativo per accontentare anche le esigenze dei cittadini che hanno portato avanti le lamentele, la situazione arrivi a uno stato di equilibrio che non danneggi nessuno: «I residenti hanno ragione a lamentarsi del chiasso provocato dagli avventori dei nostri locali - commenta Stefano Tafuni titolare del pab "Buena Onda" di Marina - ma obbligarci a chidere all'una è quasi offensivo per il nostro lavoro. In fondo si tratta per i cittadini di tollerare questi orari e questi ritmi per un paio di mesi all'anno, ma la gente da noi non si fermerà neanche più sapendo di doversene andare all'una».
«Chiudere entro l'una in centro città - chiosa il titolare di "Quasimodo", l'enoteca di via Dante, Andrea Venturini - è un po' poco compatibile con il desiderio manifestato dall'amministrazione di far vivere anche il "non mare"». Insomma, le facce sono scure. Anche perché con la crisi economica c'era davvero la speranza di rimettere a posto i conti. «I giovani avranno meno soldi per girare - dice un ragazzo -. Io e i miei amici volevamo andare in Grecia, ma costa troppo. Avevamo deciso di goderci Marina di Massa, ma se chiudono alle due ripiegheremo in Versilia».
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