Insetto cinese all’attacco, le castagne rischiano il ko
Stefano Bartoli
◗
foto da www.arsia.toscana.itIn Lunigiana la situazione peggiore, forti timori per Prato e Pistoia
3 MINUTI DI LETTURA
Alla fine è arrivato. Anzi, si è proprio insediato stabilmente nella provincia di Massa e Carrara e sta mettendo comode radici in altre zone, dall’area di Pistoia a quella di Prato, fino a toccare le colline di Firenze. L’ospite, temuto e pericoloso, si chiama cinipide galligeno, è di origine cinese e sta minacciando i bei castagni del nostro Appennino (questi ultimi occupano 179mila ettari di territorio regionale), mettendo a rischio la produzione di frutti e facendo scattare il livello rosso del segnale d’allarme. Proprio ieri, al Palacongressi di Firenze, si è svolto un convegno ad hoc con la partecipazione di esperti e produttori per mettere a punto una strategia di difesa il più possibile efficace e tempestiva.
«Purtroppo la caratteristica principale di queste situazioni - spiega il professor Federico Roversi del Centro di ricerca per l’agrobiologia di Firenze - è che l’insetto in questione, una specie di piccola vespa, arriva in un territorio dove non trova nemici naturali. Nel 2002, veicolato da vari materiali vegetali, è stato segnalato per la prima volta in Piemonte, da cui si è poi diffuso in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Lazio. Nel 2008 lo sbarco nella provincia di Massa e Carrara ed adesso l’individuazione di focolai anche in altre zone della regione».
Come colpisce. Sempre con l’aiuto del professor Roversi, abbiamo quindi ricostruito le fasi della vita del “cinipide del castagno”, come viene comunemente chiamato. Per prima cosa attacca la gemma dove, in estate, vengono deposte le uova; queste ultime si schiudono e, in inverno, danno vita ad una piccola larva che non si nota dall’esterno; in primavera, infine, si formano delle vere e proprie “bolle” che possono deformare anche le foglie e le altre parti più deboli della pianta. «Il risultato - spiega Roversi - è purtroppo una drastica riduzione se non l’annullamento della produzione di castagne, con gli immaginabili danni economici».
I rimedi. Proprio per trovare soluzioni ai problemi causati da questo parassita (da ricordare che l’Italia copre il 40 per cento della produzione europea di castagne), Regione Toscana, Arsia e Associazione Città del castagno hanno organizzato il convegno in cui si è parlato della creazione di un centro di coordinamento nazionale per armonizzare le politiche di intervento tra regione e regione e per gestire le emergenze. Nel caso del cinipide, sottolinea Roversi, «i giapponesi hanno ottenuto ottimi risultati introducendo nell’ambiente un altro insetto che ha la caratteristica di essere però un importante antagonista. Una linea che dovrà andare di pari passo al monitoraggio estensivo già in atto, ad esempio, nei boschi toscani».
Le aree interessate. Se nei comuni di Aulla, Carrara, Fivizzano, Fosdinovo, Massa e Montignoso si parla già di “aree di insediamento”, dove cioè il problema non si risolve semplicemente tagliando le piante, l’attenzione è invece adesso massima nelle zone di Pontassieve, Larciano, Marliana, Montecatini Terme, Quarrata, Serravalle Pistoiese, Cantagallo, Montemurlo, Prato e Vaiano. Queste ultime sono definite “aree focolaio”, dove il cinipide è presente, ma in modo molto limitato.
«Purtroppo la caratteristica principale di queste situazioni - spiega il professor Federico Roversi del Centro di ricerca per l’agrobiologia di Firenze - è che l’insetto in questione, una specie di piccola vespa, arriva in un territorio dove non trova nemici naturali. Nel 2002, veicolato da vari materiali vegetali, è stato segnalato per la prima volta in Piemonte, da cui si è poi diffuso in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Lazio. Nel 2008 lo sbarco nella provincia di Massa e Carrara ed adesso l’individuazione di focolai anche in altre zone della regione».
Come colpisce. Sempre con l’aiuto del professor Roversi, abbiamo quindi ricostruito le fasi della vita del “cinipide del castagno”, come viene comunemente chiamato. Per prima cosa attacca la gemma dove, in estate, vengono deposte le uova; queste ultime si schiudono e, in inverno, danno vita ad una piccola larva che non si nota dall’esterno; in primavera, infine, si formano delle vere e proprie “bolle” che possono deformare anche le foglie e le altre parti più deboli della pianta. «Il risultato - spiega Roversi - è purtroppo una drastica riduzione se non l’annullamento della produzione di castagne, con gli immaginabili danni economici».
I rimedi. Proprio per trovare soluzioni ai problemi causati da questo parassita (da ricordare che l’Italia copre il 40 per cento della produzione europea di castagne), Regione Toscana, Arsia e Associazione Città del castagno hanno organizzato il convegno in cui si è parlato della creazione di un centro di coordinamento nazionale per armonizzare le politiche di intervento tra regione e regione e per gestire le emergenze. Nel caso del cinipide, sottolinea Roversi, «i giapponesi hanno ottenuto ottimi risultati introducendo nell’ambiente un altro insetto che ha la caratteristica di essere però un importante antagonista. Una linea che dovrà andare di pari passo al monitoraggio estensivo già in atto, ad esempio, nei boschi toscani».
Le aree interessate. Se nei comuni di Aulla, Carrara, Fivizzano, Fosdinovo, Massa e Montignoso si parla già di “aree di insediamento”, dove cioè il problema non si risolve semplicemente tagliando le piante, l’attenzione è invece adesso massima nelle zone di Pontassieve, Larciano, Marliana, Montecatini Terme, Quarrata, Serravalle Pistoiese, Cantagallo, Montemurlo, Prato e Vaiano. Queste ultime sono definite “aree focolaio”, dove il cinipide è presente, ma in modo molto limitato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
