Pistola ai vigili? Se ne riparla
Alessio Orsingher
Tutto rinviato al 4, per la gioia della maggioranza
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MASSA. Tutto da rifare: di armamento dei vigili urbani (in particolare delle pistole) e normative per il difensore civico in consiglio comunale se ne parlerà solo il 4 luglio. Così è deciso, l’udienza di mercoledì è sospesa. E mentre le carte tornano a mescolarsi sul tavolo della politica, qualche strascico di polemica aleggia ancora sulla seduta di mercoledì. Inizio ovattato, col presidente Marco Andreani che ammette pubblicamente il ritardo nella comunicazione di due punti all’ordine del giorno, il 622 e 623 (polizia municipale e difensore civico, appunto), e chiama in causa l’articolo 60 del regolamento. Al comma secondo, vi si stabilisce che qualsiasi consigliere, in simili circostanze, può avvalersi della facoltà di bloccare la votazione degli argomenti in questione. Una norma che Stefano Benedetti, leader della Destra, conosce molto bene: «Non intendo certo frenare il lavoro su tematiche tanto importanti, ma mi preme invitare la presidenza a rispettare le leggi». Il fine del suo intervento, spiegherà poi, era quello di «spingere Andreani al rinvio non solo del pronunciamento, ma pure della discussione».
Corrado Amorese, capogruppo Pdl, non ci sta: «Il collega prima spara sui giornali, poi quando arriva il momento di passare all’azione istituzionale innesta la retromarcia. Ebbene, la responsabilità di rinviare quel voto me la prendo io. Non intendevo assolutamente farlo, ma dobbiamo dare segnali precisi ai cittadini, altrimenti li disorientiamo con attegiamenti demagogici». Apriti cielo. Benedetti interviene a titolo personale e lancia missilate pesantissime: «Il vero demagogo è Amorese, che ha dichiarato di rinunciare allo stipendio da consigliere, sapendo benissimo che questo non esiste. Percepiamo solo un gettone di presenza». «Mai parlato di stipendio», ribatterà a distanza, il giorno dopo, l’esponente di An, «bensì di emolumenti. E tutti sanno che ho rinunciato». Basta così? «Non sono un incoerente, le mie battaglie sono sotto gli occhi di tutti. Ed è un peccato che i dissapori nascano tra partiti di centrodestra: il nostro scopo dovrebbe essere indebolire la maggioranza», tuona Benedetti. A bocce ferme, poi, Amorese minimizza: «Nulla di personale con chiccessia, avrei agito così anche se avessero parlato altri consiglieri.
Sapete che non amo i cavilli procedurali: io stesso, nelle sedute precedenti, mi sono visto rigettare una bozza di emendamento (quella relativa ai compensi per i rappresentanti del comune nelle società partecipate). Anzi, pongo all’attenzione un altro fatto: come mai, se per il sindaco Pucci i due temi in riferimento erano tanto importanti, la sua maggioranza ha votato compatta per il rinvio al momento di esprimere preferenza? E’ un dato politico che deve far riflettere». Intanto, in casa della minoranza bipartisan (Pdl, La Destra e Pd) si registra la prima, faticosa intesa nell’individuazione dei 3 membri da insirire in ciascuna commissione permanente (in tutto sono dieci): dopo 45 minuti di sospensione dei lavori, conditi da mormorii e processioni dentro e fuori dal parlamentino, l’accordo è arrivato. E con esso, il conseguente voto palese dell’aula.
Corrado Amorese, capogruppo Pdl, non ci sta: «Il collega prima spara sui giornali, poi quando arriva il momento di passare all’azione istituzionale innesta la retromarcia. Ebbene, la responsabilità di rinviare quel voto me la prendo io. Non intendevo assolutamente farlo, ma dobbiamo dare segnali precisi ai cittadini, altrimenti li disorientiamo con attegiamenti demagogici». Apriti cielo. Benedetti interviene a titolo personale e lancia missilate pesantissime: «Il vero demagogo è Amorese, che ha dichiarato di rinunciare allo stipendio da consigliere, sapendo benissimo che questo non esiste. Percepiamo solo un gettone di presenza». «Mai parlato di stipendio», ribatterà a distanza, il giorno dopo, l’esponente di An, «bensì di emolumenti. E tutti sanno che ho rinunciato». Basta così? «Non sono un incoerente, le mie battaglie sono sotto gli occhi di tutti. Ed è un peccato che i dissapori nascano tra partiti di centrodestra: il nostro scopo dovrebbe essere indebolire la maggioranza», tuona Benedetti. A bocce ferme, poi, Amorese minimizza: «Nulla di personale con chiccessia, avrei agito così anche se avessero parlato altri consiglieri.
Sapete che non amo i cavilli procedurali: io stesso, nelle sedute precedenti, mi sono visto rigettare una bozza di emendamento (quella relativa ai compensi per i rappresentanti del comune nelle società partecipate). Anzi, pongo all’attenzione un altro fatto: come mai, se per il sindaco Pucci i due temi in riferimento erano tanto importanti, la sua maggioranza ha votato compatta per il rinvio al momento di esprimere preferenza? E’ un dato politico che deve far riflettere». Intanto, in casa della minoranza bipartisan (Pdl, La Destra e Pd) si registra la prima, faticosa intesa nell’individuazione dei 3 membri da insirire in ciascuna commissione permanente (in tutto sono dieci): dopo 45 minuti di sospensione dei lavori, conditi da mormorii e processioni dentro e fuori dal parlamentino, l’accordo è arrivato. E con esso, il conseguente voto palese dell’aula.
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