Il Tirreno

Poliziotti anti-guerriglia contro la gente

Maurizio Centini
Poliziotti anti-guerriglia contro la gente

Momenti di tensione in via Mulazzo per la costruzione dell’antenna

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MARINA DI MASSA. Tirava una brutta aria ieri mattina nel piccolo parco pubblico di via Mulazzo, dove è prevista l’installazione di un’antenna Tim. Da una parte una trentina di abitanti del posto, arrabbiati e intenzionati a impedire l’inizio dei lavori; dall’altra 12 poliziotti in tenuta anti-sommossa - con caschi, scudi e manganelli - guidati dal vice questore Petrillo e decisi a bloccare sul nascere qualsiasi azione della gente volta a ostacolare il corso della legge, cioè l’avvio del cantiere, per il quale, è stato detto, esistono tutti i permessi e i nulla osta richiesti dalle norme di legge in materia. Insomma, un braccio di ferro tra abitanti timorosi per la loro salute e la polizia inviata lì per difendere i diritti del gestore di telefonia mobile. La lotta sarebbe stata impari. E poi, forse, nessuno dei presenti - in prevalenza donne e giovani, con qualche anziano - ha mai pensato seriamente di tenatre un’opposizione fisica all’apertura del piccolo cantiere. Tutt’al più, ci è parso di capire, si pensava a una resistenza passiva.

Ma poi è tramontata evidentemente anche quell’idea, perché poco dopo mezzogiorno gli abitanti, su invito dei poliziotti, hanno rimosso tavolo, panche e ombrellone che avevano installato dove dovrà avvenire lo scavo e i due operai della ditta che ha in appalto i lavori hanno potuto delimitare con rete e paletti il cantiere, portandovi dentro anche la piccola scavatrice lì pronta fin dal mattino. Insomma, l’antenna si installerà. La legge, il diritto, le forze dell’ordine e le marche da bollo l’hanno avuta vinta sulla protesta spontanea, la rabbia, i timori della gente. La “ragione” ha vinto sull’istinto. Il braccio di ferro. La giornata calda di Bondano è iniziata molto presto: prima delle 8. La gente, vedendo i poliziotti in tenuta anti-guerriglia urbana, ha capito subito che ci sarebbe stato ben poco da fare: i manganelli sono un buon deterrente. Si è parlato, discusso, imprecato. Sono volate insomma molte parole, anche accese. A tratti si è palpato la tensione, ma nessuna delle due parti in campo ha mai oltrepassato i confini della legalità, mantenendo l’autocontrollo sufficiente a impedire la fuoriuscita di pericolose scintille.

I protagonisti. Se da una parte c’erano i poliziotti anti-sommossa, agenti della Digos e, in via Mulazzo, anche carabinieri e vigili urbani, dall’altra si sono schierate complessivamente una cinquantina di persone, tra cui alcune signore molto decise e combattive. A dare agli abitanti supporto morale e politico c’erano alcuni consiglieri comunali: Pier Paolo Marchi (Rc), Stefano Benedetti e Stefano Porzano (entrambi di An). Si è visto anche Egidio Verona, ambientalista di lungo corso. Il ruolo del “nemico” era impersonato dall’ingegnere Claudio Gino Gianni, ingegnere responsabile del cantiere. Gli assenti. Chi non si è visto, invece, è stata l’amministrazione. «Di fronte a cittadini che si trovano a protestare davanti a poliziotti in tenuta anti-sommossa - ha stigmatizzato Marchi - il minimo sarebbe stato che si fosse fatto vedere il sindaco, magari con qualche altro membro di giunta. Infatti se siamo arrivati a questo punto la responsabilità è di come è stata gestita tutta la partita delle antenne: con superfialità e arroganza, senza la partecipazione della gente alla stesura del Piano e senza che gli abitanti potessero dunque fare le proprie considerazioni».

I tecnici. La gente di Bondano nel corso della mattinata ha tirato continuamente in ballo le responsabilità del Comune, prendendosela ora con Neri, ora con i tecnici e i dirigenti. Benedetti e Porzano si sono prodigati per contattare l’architetto Venicio Ticciati (Urbanistica) e il dirigente Fabio Mercadante e alla fine quest’ultimo è giunto in via Mulazzo insieme al responsabile dello Sportello unico. E entrambi hanno avuto un bel da fare per spiegare alla gente che quei lavori erano regolari, previsti, consentiti e non rinviabili. Il progetto. Mercadante ha portato con sé anche il progetto dell’antenna e tutto l’incartamento allegato, permessi inclusi. E la gente ha giocato allora una carta: quella della non conformità - già discussa nel corso della mattinata con i consiglieri presenti - della realtà descritta nel progetto. Infatti in quest’ultimo non si parla di una linea elettrica aerea che passa a una manciata di metri dal luogo in cui sorgerà l’antenna. «Anche se questo fatto non dovesse inficiare la realizzazione dell’opera - è stato detto - è senz’altro una omissione rilevante che potrebbe pesare nella ammissività del progetto».

E su questa linea si sta muovendo ora il consigliere Marchi, che cercherà rapidamente di capire se questa via tecnico-legale è percorribile, e con quali probabili esiti, al fine di uno stop alla realizzazione del progetto dell’antenna in via Mulazzo. E proprio il consigliere Marchi - che verso le 14 ha, con assai scarso successo, portato il caso all’attenzione di Ticciati - per condannare senza appello l’operato dell’amministrazione in questa vicenda, ha ricordato anche come il consiglio comunale avesse deliberato all’unanimità nel gennaio scorso che entro il 30 giugno 2007 i gestori della telefonia mobile avrebbero dovuto provvedere, come concordato, alla copertura della zona montana del comune. «Parole al vento. Carta straccia. Quella delibera consiliare non è stata neanche presa in considerazione. Ma poi la legalità la si impone ai cittadini spaventati con gli agenti anti-sommossa».

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