Dichiarata la guerra agli schiamazzi notturni
Maurizio Centini
Lamentele, proteste ed esposti dei residenti ai vigili urbani per limitare i rumori eccessivi, da Marina al centro
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MASSA. Esposti, lamentele, proteste. Dal centro storico, dalla zona industriale fino a Marina, da Ronchi e da altre zone del litorale arrivano brontolii e rimostranze, ma anche veri e propri esposti scritti, contro i rumori - peraltro di varia natura - che impediscono sonni tranquilli a residenti e villeggianti. I vigili urbani ne hanno raccolti diversi e adesso, ci informa il comandante Vincenzo Strippoli, si stanno attuando controlli e verifiche per appurare la veridicità e la sostanza delle accuse. Purtroppo, però, i vigili urbani potranno per il momento eseguire questi controlli solo nelle ore diurne, senza avere la possibilità di accertare le eventuali molestie cacofoniche a colpi di decibel nele ore notturne, che sono poi le ore più delicate e direttamente interessate al problema in questione. Infatti i vigili urbani - sempre secondo il loro comandante Strippoli - stanno ancora trattando sindacalmente il solito problema dell’estate: se, quando e come iniziare il turno notturno.
La trattativa è in corso, ma certo le si dovrà imprimere una forte accelerazione se non si vuole iniziare la turnazione notturna della polizia municipale a estate ormai finita, cioè quando non servirà più. Dunque, mentre vigili urbani eseguono controlli diurni per verificare la veridicità degli esposti ricevuti, l’Arpat, dal canto suo, provvede a eseguire i controlli di sua competenza sull’inquinamento acustico, controlli molto più tecnici e scientifici, eseguiti con la strumentazione idonea a rilevare e a misurare i decibel di troppo. Le fonti di rumori fastidiosi, come detto, sono diverse e variamente dislocate sul territorio comunale. Intanto ci sono quelle che si trovano nella zona industriale, come ha spiegato Strippoli (comunque senza rivelare i nomi delle presunte fonti di tali fastidiosi rumori), e sono, appunto, aziende che produrrebbero rumori fastidiosi durante determinate fasi della loro produzione.
Rumori che disturbano, a detta di coloro che hanno presentato gli esposti, il sonno e la tranquillità di chi abita, stabilmente o occasionalmente, nei dintorni delle stesse. Ci sono poi presunte fonti di rumori che disturbano il sonno anche nel centro cittadino. Si tratterebbe, nella fattispecie, di un locale ad apertura serale che creerebbe disagio ai residenti con la sua musica a volume troppo alto e protratta fino ad ora tarda. Per questo particolare caso, semmai, toccherà all’Arpat o eventualmente alla Asl accertare il reale fastidio dei rumori, perché i vigili urbani, per il momento, non effettuano servizio notturno. La terza - e forse principale - zona di provenienza dei rumori sotto accusa è la fascia a mare, una zona piuttosto vasta, che va da Poveromo a Partaccia.
E qui il problema dei rumori non è certo cosa nuova, con due “correnti di pensiero” ben distinte: quella che vorrebbe la marina come zona turistica scevra da ogni rumore dopo cena, zona in cui riposare e dalla quale far “emigrare” i giovani che vogliono divertirsi; l’altra che vorrebbe invece la nostra marina come una zona turistica doc, come un luogo in cui avere attrazioni e spettacoli, musica e show in grado di attirare anche turismo giovane, salvaguardando comunque il diritto al riposo di ognuno. Due linee di pensiero che si fronteggiano ogni anno con polemiche e accuse reciproche. Polemiche che hanno quasi sempre come diretta conseguenza un ulteriore giro di vite delle forze dell’ordine, che vengono sguinzagliate sul territorio in controlli a tappeto di locali e circoli. Un meccanismo ormai collaudato, secondo il quale al crescere delle proteste si fa crescere, in maniera direttamente proporzionale, la giusta risposta “repressiva”, fino alla cosiddetta tolleranza zero: multe salate e perfino denunce penali.
La trattativa è in corso, ma certo le si dovrà imprimere una forte accelerazione se non si vuole iniziare la turnazione notturna della polizia municipale a estate ormai finita, cioè quando non servirà più. Dunque, mentre vigili urbani eseguono controlli diurni per verificare la veridicità degli esposti ricevuti, l’Arpat, dal canto suo, provvede a eseguire i controlli di sua competenza sull’inquinamento acustico, controlli molto più tecnici e scientifici, eseguiti con la strumentazione idonea a rilevare e a misurare i decibel di troppo. Le fonti di rumori fastidiosi, come detto, sono diverse e variamente dislocate sul territorio comunale. Intanto ci sono quelle che si trovano nella zona industriale, come ha spiegato Strippoli (comunque senza rivelare i nomi delle presunte fonti di tali fastidiosi rumori), e sono, appunto, aziende che produrrebbero rumori fastidiosi durante determinate fasi della loro produzione.
Rumori che disturbano, a detta di coloro che hanno presentato gli esposti, il sonno e la tranquillità di chi abita, stabilmente o occasionalmente, nei dintorni delle stesse. Ci sono poi presunte fonti di rumori che disturbano il sonno anche nel centro cittadino. Si tratterebbe, nella fattispecie, di un locale ad apertura serale che creerebbe disagio ai residenti con la sua musica a volume troppo alto e protratta fino ad ora tarda. Per questo particolare caso, semmai, toccherà all’Arpat o eventualmente alla Asl accertare il reale fastidio dei rumori, perché i vigili urbani, per il momento, non effettuano servizio notturno. La terza - e forse principale - zona di provenienza dei rumori sotto accusa è la fascia a mare, una zona piuttosto vasta, che va da Poveromo a Partaccia.
E qui il problema dei rumori non è certo cosa nuova, con due “correnti di pensiero” ben distinte: quella che vorrebbe la marina come zona turistica scevra da ogni rumore dopo cena, zona in cui riposare e dalla quale far “emigrare” i giovani che vogliono divertirsi; l’altra che vorrebbe invece la nostra marina come una zona turistica doc, come un luogo in cui avere attrazioni e spettacoli, musica e show in grado di attirare anche turismo giovane, salvaguardando comunque il diritto al riposo di ognuno. Due linee di pensiero che si fronteggiano ogni anno con polemiche e accuse reciproche. Polemiche che hanno quasi sempre come diretta conseguenza un ulteriore giro di vite delle forze dell’ordine, che vengono sguinzagliate sul territorio in controlli a tappeto di locali e circoli. Un meccanismo ormai collaudato, secondo il quale al crescere delle proteste si fa crescere, in maniera direttamente proporzionale, la giusta risposta “repressiva”, fino alla cosiddetta tolleranza zero: multe salate e perfino denunce penali.
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