Esclusa dalla maturità: guerra legale
Fa ricorso la studentessa cacciata per lo squillo del cellulare in aula
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CARRARA. Ha chiesto alla commissione di ripensarci. Beatrice, la studentessa che ha visto sfumare la maturità per un trillo del cellulare ha presentato istanza di revoca sul tavolo dell’istituto del Montessori, firmata dall’avvocato Fabio Andrei. Il prossimo passo sarà il ricorso. Il ricorso. Sì il cellulare, nel corridoio al secondo piano del Montessori dove si stava svolgendo la prima prova scritta dell’esame di maturità, ha squillato. Ma la studentessa non ha risposto. Lo ha soltanto tirato fuori dallo zainetto per spegnerlo. Senza neppure vedere di chi fosse la chiamata. E, soprattutto, senza proferire una sola parola al cellulare. Nemmeno «pronto». E’ su questo che fa leva l’istanza di revoca del provvedimento di espulsione presentata dall’avvocato Fabio Andrei. In sostanza il punto chiave - per il legale - sarebbe questo: «la normativa del ministero della pubblica istruzione prevede l’espulsione dagli esami per chi è sorpreso ad utilizzare il cellulare. Ma la studentessa non ha fatto altro che spegnerlo».
E per fare chiarezza sul fatto che il telefonino non è stato usato in nessun altro modo potrebbero essere richiesti anche i tabulati alla Tim: per attestare, nero su bianco, che da quel numero, nella mattinata della prima prova d’esame, non è partita nessuna chiamata. Il legale spiega anche perché la studentessa abbia tenuto il cellulare acceso: avrebbero influito in questa fatale disattenzione, di quella che viene definita un’alunna modello, la tensione per l’esame e «l’apprensione per lo stato di salute della madre». La commissione: atto dovuto. Non appena quell’ormai famoso squillo del cellulare ha rimbombato nel silenzio del Montessori, la presidente di commissione dell’istituto socio pedagogico ha subito allertato l’ispettore Umberto Chiaramonte che, insiemi al professor Banchi del liceo classico di Massa, costotuisce la commissione di vigilanza per gli esami di Stato di tutta la provincia. La decisione di escludere la studentessa col telefonino è stata presa immediatamente e all’unanimità.
«Qui si tratta di rispettare le regole e quella legalità che i professori cercando di trasmettere ai ragazzi - dice l’ispettore Umberto Chiaramonte - C’è una circolare ministeriale, la 801, che parla chiaro: i candidati devono lasciare il telefonino all’ingresso degli istituti prima degli esami oppure consegnarlo ai professori che lo depositano in un cesto con l’etichetta adesiva in cui vengono scritti nome e cognome». «Lo zainetto in cui è squillato il cellulare non era lontano dalla ragazza, ma lo teneva sotto la sedia - continua l’ispettore - e, dopo averlo spento ha continuato a scriver per mezz’ora. Di questo sono tutti testimoni». «Quello dell’esclusione è stato un fatto doloroso ma necessario - prosegue Chiramonte - altrimenti avremmo potuto essere denunciati per omissione di atti d’ufficio. Le regole esistono e vanno rispettate».
L’amarezza dell’ispettore. Ma anche per l’ispettore della commissione di vigilanza quella esclusione ha lasciato un segno: «E’ normale sono anch’io un padre di famiglia e capisco la delusione di questa studentessa». «Nel pomeriggio, dopo che è successo il fatto ho chiamato una mia collega, anche lei ispettrice nella sessione di esami di Roma per raccontarle quanto era accaduto - dice Chiaramonte - Mi ha immediatamente riferito che un caso simile era successo, la stessa mattina anche a lei e avevano agito nello stesso modo». Alessandra Vivoli
E per fare chiarezza sul fatto che il telefonino non è stato usato in nessun altro modo potrebbero essere richiesti anche i tabulati alla Tim: per attestare, nero su bianco, che da quel numero, nella mattinata della prima prova d’esame, non è partita nessuna chiamata. Il legale spiega anche perché la studentessa abbia tenuto il cellulare acceso: avrebbero influito in questa fatale disattenzione, di quella che viene definita un’alunna modello, la tensione per l’esame e «l’apprensione per lo stato di salute della madre». La commissione: atto dovuto. Non appena quell’ormai famoso squillo del cellulare ha rimbombato nel silenzio del Montessori, la presidente di commissione dell’istituto socio pedagogico ha subito allertato l’ispettore Umberto Chiaramonte che, insiemi al professor Banchi del liceo classico di Massa, costotuisce la commissione di vigilanza per gli esami di Stato di tutta la provincia. La decisione di escludere la studentessa col telefonino è stata presa immediatamente e all’unanimità.
«Qui si tratta di rispettare le regole e quella legalità che i professori cercando di trasmettere ai ragazzi - dice l’ispettore Umberto Chiaramonte - C’è una circolare ministeriale, la 801, che parla chiaro: i candidati devono lasciare il telefonino all’ingresso degli istituti prima degli esami oppure consegnarlo ai professori che lo depositano in un cesto con l’etichetta adesiva in cui vengono scritti nome e cognome». «Lo zainetto in cui è squillato il cellulare non era lontano dalla ragazza, ma lo teneva sotto la sedia - continua l’ispettore - e, dopo averlo spento ha continuato a scriver per mezz’ora. Di questo sono tutti testimoni». «Quello dell’esclusione è stato un fatto doloroso ma necessario - prosegue Chiramonte - altrimenti avremmo potuto essere denunciati per omissione di atti d’ufficio. Le regole esistono e vanno rispettate».
L’amarezza dell’ispettore. Ma anche per l’ispettore della commissione di vigilanza quella esclusione ha lasciato un segno: «E’ normale sono anch’io un padre di famiglia e capisco la delusione di questa studentessa». «Nel pomeriggio, dopo che è successo il fatto ho chiamato una mia collega, anche lei ispettrice nella sessione di esami di Roma per raccontarle quanto era accaduto - dice Chiaramonte - Mi ha immediatamente riferito che un caso simile era successo, la stessa mattina anche a lei e avevano agito nello stesso modo». Alessandra Vivoli
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