Il Tirreno

Oltraggiata la tomba di Enrico Baria, ucciso nella notte di Natale del 2013

Oltraggiata la tomba di Enrico Baria, ucciso nella notte di Natale del 2013

Rubata la statua del cane che era stata messa accanto alla lapide da parenti e amici del giovane


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Oltraggio alla tomba di Enrico Baria - uno dei due ragazzi uccisi la notte di Natale del 2013 da Andrea Mazzi -, nel cimitero di Montignoso. Ieri mattina i familiari si sono recati al camposanto come ogni giorno e hanno scoperto che qualcuno aveva trafugato un trofeo che gli amici avevano comprato per metterlo accanto alla lapide. Un meraviglioso Pointer di circa 30 centimetri di altezza in color argento con tanto di piedistallo. Una statua anche piuttosto pesante che rappresentava un cane da punta, una delle passioni di Enrico, che amava circondarsi di animali da caccia.

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Quel trofeo era lì praticamente da sempre, da quando Baria è stato ucciso da Mazzi mentre tentava di difendere l’amico Andrea Fruzzetti, anche lui caduto sotto i colpi dell’assassino. Gli amici avevano voluto ricordarlo così. Vista la dolorosa vicenda questo episodio non può essere trattato come un furto qualunque. Non lo faranno certamente le forze dell’ordine che vogliono capire il motivo di questo gesto. È stata una bravata di qualcuno che ha visto la statua e se l’è voluta portare a casa, oppure si è voluto colpire il ricordo di Enrico? Questa seconda ipotesi è quella che nessuno vorrebbe, ma c’è il precedente del murales che raffigura Baria e Fruzzetti imbrattato a inquietare. Quello sì che fu un dispetto a due innocenti vittime della furia omicida di Mazzi. La sensazione però è che si tratti di un furto, più che altro. Fatto da qualcuno che ha visto quel trofeo e ha deciso di prenderselo. Scavalcando il muro di cinta del camposanto e trafugandolo di notte. Oltre che un reato ha anche oltraggiato una tomba, però. E oltre alla memoria di Enrico ha offeso anche le persone che avevano messo quel Pointer color argento accanto alla lapide dell’amico scomparso ad appena trent’anni. L’appello lo fanno i cugini, che hanno chiesto al Tirreno di rendere pubblica la notizia per chiedere ai ladri - se di furto si tratta - di mettersi una mano sul cuore e di restituire il maltolto.

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