Il Tirreno

Lucca

L’ascesa di Rizzo Pinna da disoccupato a goleador

di Michele Masotti
L’ascesa di Rizzo Pinna da disoccupato a goleador

Il fantasista della Lucchese è emerso con lavoro, impegno e umiltà «Ripartito dalla D dopo che i club di A mi hanno voltato le spalle»

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Il talento, anche se si trattasse del più cristallino, da solo non basta. Per tagliare grandi traguardi devi essere supportato da determinazione, spirito di sacrificio e lavoro. Tanto lavoro. Caratteristiche custodite nel metro e 72 centimetri di Andrea Rizzo Pinna, un concentrato di classe allo stato puro che, sotto la guida di Giorgio Gorgone, si sta consacrando a suon di gol, 10 (otto in campionato e due in Coppa Italia), e prestazioni sopraffine come uno dei migliori giocatori della C. Un'ascesa importante che il genietto bergamasco, ma di origine palermitane, vuole proseguire con la Lucchese in questi ultimi quattro mesi di stagione. Di sassolini da togliersi dalle scarpe, con destinatari quei presunti addetti ai lavori che non avevano fiducia in lui, il numero 7 rossonero ne ha ancora tanti.

Chi le ha trasmesso l'amore per questo sport?

«Mio papà Salvatore, un mancino puro, che ha giocato come centrocampista in squadre amatoriali e dilettantistiche della zona. Lui mi ha portato nella scuola calcio della Fiorita, il club dell’oratorio di Romano di Lombardia (la prima squadra di Zaccaria Cometti, portiere dell’Atalanta in A negli anni Sessanta, tra i primi morti per Covid e a cui è stato intitolato l’impianto sportivo), prima del passaggio all'Atalanta. Dai miei genitori (la mamma si chiama Valeria) ho ricevuto un grande supporto, specialmente nei momenti più complicati.

Durante la sua militanza nel vivaio atalantino, quale allenatore ha inciso maggiormente nella sua crescita?

«Direi Gianluca Polistina, allenatore dei Giovanissimi Nazionali annata 1999, quella di Bastoni per intenderci, con i quali venivo spesso aggregato. A Zingonia il lavoro quotidiano era improntato sul perfezionamento del bagaglio tecnico di ogni giocatore. In quegli anni ho ricoperto più ruoli, partendo dal venire impiegato come mezzala, addirittura poi davanti alla difesa fino all'attuale collocazione. Sono rimasto in contatto con molti miei vecchi compagni; con Colpani (stellina del Monza) ci sentiamo con buona frequenza». Dall'estate 2018, coincidente con l'approdo nella Primavera dell'Inter, a quella 2020 lei ha cambiato tre squadre per rimanere svincolato. Cosa accadde?

«Venni trasferito ad Appiano Gentile, con la formula del prestito secco, nell'ambito delle operazioni Bastoni-Bettella. Quell'esperienza durò solo mesi poiché, complice il tipo di trattativa, all'Inter non c'era grande interesse nel valorizzare un elemento di proprietà dell'Atalanta. Conclusa la stagione nei pari età della Spal, allora in A, allenandomi sempre con la prima squadra di mister Semplici e strappando tre convocazioni. Nel Palermo che ripartiva dal fallimento, stagione 2019-20, non trovai, il giusto feeling con l'allora allenatore (Rosario Pergolizzi). Per colpa di alcune promesse disattese dai miei agenti dell'epoca nella stessa estate rimasi senza squadra: dovevo ricostruire da zero la mia carriera».

Ha avuto mai il timore di non tornare tra i professionisti?

«Certamente non furono mesi semplici, ma grazie al sostegno della mia famiglia e della mia fidanzata ho sempre guardato avanti con fiducia e umiltà. La ripartenza in D nel Vis Artena è stata una tappa molto importante. Diventare un calciatore è stato il mio sogno, quasi una positiva ossessione. Cerco sempre di migliorarmi, facendo del lavoro extra, curando il corpo e l'alimentazione. Ascolto i consigli dei compagni più esperti come Gucher, una bravissima persona oltre a un grande giocatore».

In questa stagione è diventato anche uno specialista dei calci di punizioni. Cosa c'è alla base di questa crescita balistica?

«Nello scorso campionato ero "chiuso" in questo settore dallo specialista Di Quinzio. Durante il precampionato ho potenziato questa fondamentale specialità, accorciando la mia rincorsa. Sono contento del mio rendimento: peccato solo per i cinque pali colpiti in questo frangente. Mister Gorgone mi concede la libertà di svariare per il campo, cercando lo spunto giusto. Sappiamo di essere in credito con la buona sorte e siamo determinati a fare una bella seconda parte di stagione».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino