Gioco
Tau Calcio senza Meucci e Antoni cerca punti pesanti in terra umbra
La formazione di Cristiani affronta in trasferta il Trestina
GHIVIZZANO. Dieci presenze, 202 minuti giocati, tre gol tutti decisivi che hanno portato cinque punti in dote alla squadra. Non male per un ragazzo di 19 anni che gioca da mediano basso. La storia di Filippo Campani, lucchese doc, sangue rossonero diviso equamente tra Lucchese (dove ha mosso i primi passi nel settore giovanile) e Milan (la squadra del cuore con Tonali idolo da emulare) è di quelle da raccontare e da ricordare. Perché il “ragazzino” figlio d’arte _ il babbo Gianluca, classe 1970, ha giocato nella Primavera del Pisa di Anconetani in serie A nel1987-88 _ attraverso impegno, lavoro, fatica e umiltà è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante. É lui l’eroe del GhiviBorgo capace di realizzare reti fondamentali che hanno tenuto a galla i colchoneros della Valle a Grosseto e contro il Ponsacco. Lui si schernisce e non finirebbe mai di ringraziare la società, l’allenatore, i compagni di squadra e un ambiente a misura d’uomo: «É bello condividere emozioni, fatica, sudore, gioia e amarezze con un gruppo fantastico dove giovani ed esperti lavorano per lo stesso obiettivo e si danno una mano vicendevolmente». E’ cresciuto nella Lucchese. Poi il passaggio all’under 17 dello Spezia. Un’esperienza formativa. Filippo Campani è un ragazzo con la testa sulle spalle: dopo il diploma al liceo scientifico a indirizzo sportivo la decisione di iscriversi all’università: «Frequento il primo anno dell’istituto superiore di educazione fisica a Firenze. La mattina sveglia alle 6,30, colazione e treno per raggiungere la facoltà. Al termine delle lezioni riprendo lo stesso mezzo per arrivare nel pomeriggio puntuale all’allenamento del GhiviBorgo. La fatica, quando c’è la passione, non la senti e poi sono giovane e recupero in fretta». Maccarone per lui è un tecnico speciale: «Ci fa sentire tutti importanti e partecipi del progetto. Il mister e il suo staff sono preparatissimi». Fantastico il suo debutto da titolare: «Che avrei giocato dall’inizio l’ho saputo dal mister venerdì sera prima della sfida con l’Orvietana. Confesso che non ho chiuso occhio. Poi è andata benissimo. Abbiamo vinto 4-0 e al mio primo tiro in porta ho fatto centro». E il vizietto del gol non lo ha perso: “Allo Zecchini, appena entrato, ho avuto la fortuna di realizzare il gol del 4-4 all’ultimo minuto di recupero mentre contro il Ponsacco ho segnato un bel gol: una conclusione a giro che è finita alle spalle del portiere. Non è stato casuale perché durante la settimana in allenamento provo e riprovo quella giocata. Cosa mi dicono i compagni? Per ogni mio gol il martedì alla ripresa porto sfoglie, cornetti e bigné per tutti. Per ora funziona e faccio felice pure il pasticcere». Campani indossa la casacca 16. Per lui non è un numero qualunque: «C’è un aneddoto che mi lega a quella maglia. Giocavo nella Lucchese e, in occasione del mio esordio, mi diedero la maglia numero 8. Durante il riscaldamento però si rompe e me la sostituiscono con un’altra che aveva il 16. Da quel giorno è diventato il mio numero». Domani c’è il Città di Castello: «In questo campionato l’importante è muovere la classifica e anche un pari non sarebbe da buttare. Continuando di questo passo la salvezza non potrà sfuggirci».
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