Italia
La versione di Moni dall’idolo Del Piero ai libri di Murgia
La capitana della Lucchese dentro e fuori dal campo: «Da bimba facevo danza ma poi giocavo sempre a pallone»
LUCCA. «La fascia? Me la sono ritrovata al braccio, o almeno mi piace pensarla così». Margherita Moni, colonna portante della Lucchese femminile di mister Nazzareno Tarantino, spiega così come è nata una capitana. «Alcuni anni fa giocavo nel Filecchio e ci fu una mezza rivoluzione in squadra. Diverse giocatrici andarono via e l’allenatore Francesco Passini chiese allo spogliatoio chi potesse ricoprire meglio quel ruolo. Fecero il mio nome e io ne fui naturalmente lusingata. È una bella responsabilità, devi dare l’esempio e comportarti sempre all’altezza delle aspettative».
Capitana, mi raccomando, guai a usare il termine capitano.
«Se uso il maschile è come se stessi occupando un posto che non è il mio, ma di un uomo. Voglio invece rivendicare la mia posizione, non sono lì per caso».
Dal Filecchio alla Lucchese un bel salto.
«É una struttura diversa, a livello di organigramma ci sono figure come il medico e lo staff sanitario che non avevamo l’anno scorso, al Filecchio c’erano meno ruoli e più mescolati, meno persone che si dovevano occupare di tante questioni».
E anche gli impegni sono aumentati?
«Gli allenamenti sono quattro, non più tre, cui va aggiunta la partita della domenica. Per questo ho deciso di prendermi un anno sabbatico dall’università e dal lavoro, mi voglio concentrare esclusivamente sul calcio quest’anno. Quindi oltre agli allenamenti con la squadra, la mattina faccio delle sedute in palestra da sola. Sono laureata in Scienze dell’educazione della formazione, mi piacerebbe lavorare come educatrice sia nel pubblico che nel privato, con progetti individualizzati nelle case famiglia ad esempio».
Col pallone è stato amore a prima vista?
«In realtà facevo danza moderna, ma ero fissa a giocare a calcio con mio fratello più grande e con i compagni di scuola. Così chiesi ai miei di portarmi in una squadra per giocare a calcio e mi accontentarono. Non fu facile relazionarmi con i compagni di squadra, mentre ricordo che a scuola all’intervallo e a educazione fisica giocavo sempre con i miei compagni di classe che mi accettavano tranquillamente».
L’idolo sportivo?
«Da juventina ho sempre ammirato Alessandro Del Piero, mentre fra le calciatrici mi piace Alia Guagni, ex capitano della Fiorentina e ora al Milan».
Ruolo e numero?
«Nasco interna di centrocampo, ma all’occorrenza mi sposto come esterna d’attacco nel 4-3-3. Come numero di maglia ho il 16 da quando giocavo con i maschi a Barga».
La Moni fuori dal campo?
«Mi piace leggere, mi sto appassionando ai gialli e per deformazione professionale seguo Michela Murgia e Carlotta Bagnoli che è un’attivista molto giovane, si occupa di violenza di genere».
Un bilancio di metà anno con i colori rossoneri?
«É un campionato lungo e difficile, più difficile rispetto alla passata stagione. Le avversarie sono molto attrezzate, non ci aspettavamo tutta questa crescita da parte loro quest’anno. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, il nostro obiettivo è la salvezza e quello di migliorarci domenica dopo domenica. Viviamo una situazione complicata, con tanti contagi all’ordine del giorno, io stessa e alcune compagne abbiamo avuto il Covid, cerchiamo di essere caute e fare il possibile per continuare ad allenarci e arrivare alla partita della domenica».
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