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Lucchese, vince la pioggia e il derby dura solo un tempo

Luca Tronchetti
Lucchese, vince la pioggia e il derby dura solo un tempo

L’arbitro fa iniziare la partita, ma il campo è ridotto a una gigantesca piscina  Alla fine del primo tempo negli spogliatoi Minala e Bachini svengono per il freddo

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Luca Tronchetti

LUCCA. Dura un tempo l’atteso derby tra Lucchese e Carrarese. Pure troppo. Perché sin dal momento in cui le squadre fanno il loro ingresso sul terreno di gioco si capisce che non ci sono le condizioni nemmeno per iniziare la sfida. Il Porta Elisa infatti è un’enorme piscina con le zone del campo prospicenti la tribuna coperta che paiono dei laghetti artificiali. Colpisce, e non poco, che l’arbitro Andrea Calzavara di Varese e i suoi collaboratori, come accade abitualmente in queste circostanze, non facciano rimbalzare la sfera nelle varie parti del manto erboso per verificare che rimbalzi regolarmente. Per lui si può giocare. Ma, oggettivamente, ciò che vedono i quasi mille spettatori (in curva e gradinata bagnati fradici) non ha nemmeno una parvenza del gioco fondato alla fine dell’Ottocento. I ventidue in campo paiono pesci che nuotano in un gigantesco acquario con l’acqua che schizza da ogni parte, la palla che si ferma nel fango e non rotola come prevede il regolamento. Al 5’ l’unico sussulto della sfida. Semprini viene lanciato da Belloni, il portiere Vettorel della Carrarese è in vantaggio ed esce dalla sua porta per rinviare. Ma la sfera si ferma nell’acqua e il portiere in scivolata per arrivare a toccare la palla incoccia le gambe dell’attaccante rossonero e lo stende. È l’ultimo uomo della formazione apuana e la giacchetta nera applica il regolamento e mostra il cartellino rosso. Carrarese in dieci. Esce il trequartista Mazzarani ed entra il portiere di riserva Mazzini. Per 40 minuti i gialloblù giocano con l’uomo in meno. Ma nessuno se ne accorge. Perché in quel pantano è impossibile organizzare una parvenza di manovra. E giocare palla a terra è un esercizio inutilmente faticoso e infruttuoso. Si assiste a una serie impressionante di palle gettate in avanti alla “viva il parroco”, a contrasti con tuffi incorporati e ad alto rischio per l’incolumità dei calciatori che rischiano l’infortunio. Schemi? Moduli? Non scherziamo. Per due volte l’ex D’Auria, il più vispo dei suoi, prova a tirare da fuori senza creare grattacapi a Coletta. Si va al riposo nella speranza che prevalga il buon senso e che qualcuno (l’arbitro, ma anche il commissario di campo) si metta una mano sulla coscienza e ponga fine alle ostilità. «Negli spogliatoi - racconta il presidente della Lucchese, Alessandro Vichi – Minala e Bachini si sono sentiti male e sono svenuti dal freddo e anche Semprini batteva i denti. Prima della partita avevamo chiesto all’arbitro di controllare se il terreno di gioco fosse praticabile. Ci ha detto che era tutto in regola». Prima che inizi la ripresa il signor Calzavara, in compagnia dei capitani Coletta (Lucchese) e Pasciuti (Carrarese), compie l’operazione che non aveva compiuto a inizio partita. Prende il pallone e lo fa rimbalzare in vari punti del terreno di gioco. E quello o resta fermo oppure schizza via in modo irregolare. A quel punto torna negli spogliatoi per emettere il verdetto. Stop al derby. Gara rinviata probabilmente mercoledì 15 dicembre. La partita riprenderà da dove è terminata. Dal secondo tempo sul risultato di 0-0 e con la Carrarese che dovrà presentarsi con dieci elementi perché l’espulsione resta valida. La società fa sapere che i possessori del biglietto potranno utilizzarlo in occasione del recupero e che, per i restanti 45 minuti, verranno riaperti i botteghini per assistere alla seconda parte del derby.

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