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Lucca

L’allenatore avversario 

Colavitto, il laureato in legge che ha giocato con Maradona

L. T.
Colavitto, il laureato in legge che ha giocato con Maradona

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Il profilo

Dai ragazzi dell’Us Rione Gescal di Arco Felice frazione di Pozzuoli (la squadra dell’ex difensore del Foggia, Rosario Sasso, che acquistato dalla Puteolana come portiere finì in B come difensore) al Napoli di Maradona, dalla mancata promozione in B all’addio al professionismo a 31 anni con in tasca la laurea in giurisprudenza sino all’inizio della carriera di allenatore, che lo ha portato alla soglia dei 50 anni al professionismo con il Matelica, e la scorsa stagione a lottare per la sopravvivenza in un letto d’ospedale colpito dal Covid 19. Una vita a cento all’ora quella di Gianluca Colavitto, 50 anni, cresciuto nella periferia di Pozzuoli sino a 12 anni con l’Us Rione Gescal per poi fare tutta la trafila con il Napoli: «Ho vissuto il periodo d’oro di Maradona giocando sino alla Primavera per poi essere ceduto alla Torres in C1 in virtù dei buoni rapporti tra il club partenopeo e quello sardo. I campioni dell’epoca non erano personaggi inarrivabili come quelli odierni. Il Pibe de Oro era solito allenarsi una volta alla settimana al campo “Due palme” con i ragazzi delle giovanili. Una volta, mentre mi allacciavo gli scarpini, si avvicinò a me e mi mollò uno scappellotto facendomi cadere. Un modo per entrare in empatia con i più giovani per sentirsi ancora uno di loro».

Da calciatore non è mai riuscito a disputare un minuto in serie B: «Nel primo anno con la Juve Stabia feci la finale playoff con la Salernitana. Avevo un contratto anche per la stagione successiva. Purtroppo perdemmo lo spareggio con i granata e io restai in C. Mi sono trasferito in Abruzzo grazie alla proposta che mi fece mister Castori, oggi tecnico della Salernitana in A. Allora era a Lanciano in Interregionale. C’era un progetto serio e io accettai di finire nei dilettanti. Mi sono innamorato prima della città e poi di una ragazza che è diventata mia moglie. E oggi mi sono stabilito in Abruzzo. Smisi di giocare a 31 anni per problemi fisici. Avevo problemi ai polpacci che non mi facevano esprimere al meglio e non volevo rubare lo stipendio al presidente. Così attaccai gli scarpini al chiodo e iniziai ad allenare».

Lei è un allenatore laureato in legge: come si fa a conciliare lo studio e il calcio professionistico: «Basta avere buona volontà e voglia di imparare. Il calciatore, dopo gli allenamenti, ha tanto tempo libero. Hai ragazzi consiglio sempre di non stancarsi mai di leggere e apprendere».

L. T.

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