Schenetti e quel debutto tra i professionisti con la maglia rossonera
La mezzala della Virtus Entella ricorda la stagione vissuta a Lucca e sogna ancora il debutto in serie A negato tre anni fa dal Verona
Luca Tronchetti
Quel 5 dicembre 2010 è una data che Andrea Schenetti, 30 anni, attaccante esterno e all’occorrenza trequartista, non dimenticherà tanto facilmente. É la prima partita nel calcio professionistico dopo una vita passata tra le giovanili dell’Olmi, dell’Aldini e soprattutto del Milan: Lucchese-Juve Stabia 0-0. L’unica presenza con la maglia rossonera della Lucchese dove è arrivato in estate dalla Primavera lombarda accolto dal ds Paolo Giovannini e dall’allenatore Giancarlo Favarin. Sono passati undici anni da quella data e ne è passata di acqua sotto i ponti. Ma quella città, quella maglia e quel periodo l’esterno della Virtus Entella lo ricorda ancora con tanta nostalgia: «Giocai un quarto d’ora sostituendo Manuel Pera. Ricordo l’incitamento dei tifosi che ci seguivano numerosi e appassionati. Purtroppo tra la fine della preparazione e l’inizio del campionato mi feci male al polpaccio sinistro e non ebbi il tempo di dimostrare il mio valore. Ero molto giovane e il passaggio dal settore giovanile alla serie C si fece sentire. Perché in Prima Divisione ti trovi ad affrontare calciatori esperti e mediamente di qualità superiore. Così alla riapertura del mercato fu ceduto in prestito al Prato dove ebbi modo di giocare con maggiore continuità. Ma Lucca è una città che mi è rimasta nel cuore: bella, austera e dotata di un centro storico unico. Il posto ideale per fare calcio perché i tifosi sono competenti e accoglienti. Non riesco a capire perché un posto del genere non riesca a proporsi a certi livelli nel mondo del football».
Da tre anni giochi nella Virtus Entella e per sei stagioni hai militato in serie B tra Cittadella e Chiavari piccole realtà che sanno fare calcio.
«Il mio unico rammarico è non essere riuscito a debuttare in serie A. Ma i sogni aiutano a vivere meglio e io non mi sono ancora arreso alla possibilità almeno per un minuto di calcare i palcoscenici dell’Olimpo del calcio italiano. A Cittadella ho trovato un maestro di calcio come Venturato che, assieme a Stroppa, è il miglior allenatore avuto in carriera. Stento a credere che adesso sia disoccupato. Con lui tre anni fa ho davvero accarezzato la serie A perdendo, in modo rocambolesco, lo spareggio playoff con il Verona dopo aver vinto al Tombolato per 2-0. Diciamo che Cittadella e Chiavari sono cittadine gemelle per quanto riguarda l’organizzazione societaria e la serietà della proprietà. Da una parte la famiglia Gabrielli e dall’altra il patron Gozzi. Grandi imprenditori, gente appassionata che non fa mancare nulla ai suoi calciatori. Questa C, almeno nei quartieri alti, è una sorta di B2 e vincere il campionato è impresa complicata vista la presenza di Pescara, Reggiana, Modena, Spal e Cesena. Noi abbiamo l’obbligo di risalire la china».
L’inizio per l’Entella però non è stato dei migliori: la sconfitta con il Montevarchi non era immaginabile anche se lei ha segnato il gol della bandiera.
«Ci ha sorpreso il loro avvio aggressivo. Con il mister già in settimana lavoreremo su questo aspetto. Soffriamo le squadre che giocano con intensità e su ritmi alti come fa la Lucchese. Abbiamo visto la partita con il Cesena e sappiamo che ci attende un inizio di gara difficile. I giocatori rossoneri? Non li conosco, ma la squadra mi sembra tosta e con lo spirito giusto per affrontare un girone difficile come il nostro. Il modulo che preferisco? 4-3-1-2 o 4-3-3 come mezzala, ma posso giocare anche da trequartista. Il mio modello ? Sicuramente Ronaldinho. Col pallone fra i piedi faceva quello che voleva. E io, a Milanello, rimanevo a guardarlo a bocca aperta».
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