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Lucca

Il pioniere del ciclismo che scopriva i talenti trattandoli come figli

Il pioniere del ciclismo che scopriva i talenti trattandoli come figli

Personaggio vulcanico che seguiva le corse sulla Cadillac Epica la 24 ore in bicicletta e la scalata delle Pizzorne

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LUCCA. Lorenzo Fanini è il padre del ciclismo nostrano, fondatore nel 1948 del team che negli anni Ottanta portò il professionismo in Lucchesia. Proprio nei giorni scorsi avrebbe compiuto cento anni il capostipite della “dinastia Fanini”, da oltre settant’anni punto fermo nel panorama delle due ruote.

Fu Lorenzo Fanini uno dei primi costruttori di biciclette nella provincia di Lucca e sicuramente uno dei principali esperti del settore, e non solo in Italia, fino al giorno della sua morte. Un talent scout nato che sapeva riconoscere un corridore dalla pedalata e dalla postura. Nelle sue squadre – successivamente gestite dai figli Pietro, Michele, Brunello e Ivano – sono passati migliaia di ragazzi di tutte le età, iniziando dai sei anni. Campioni del calibro di Mario Cipollini, e Michele Bartoli, furono seguiti e messi su una bicicletta sotto la sua stretta supervisione.

Rimarranno indelebili i momenti in cui andava al seguito delle gare ciclistiche con le sue speciali auto americane Cadillac, adibite ad ammiraglie, sempre insieme ai suoi fedelissimi cani che lo seguivano ogni dove. Uno stile unico, inconfondibile, avanti anni luce rispetto agli sportivi di quell’epoca.

Un vulcano di idee Lorenzo Fanini. Passionale ed estremamente generoso con e per i ciclisti. Trattava corridori e componenti del suo staff come parte integrante della sua famiglia. Per lui ogni atleta, sia che vincesse sia che non arrivasse al traguardo, era trattato alla stregua di un figlio attraverso il dialogo e le motivazioni. Agli atleti non doveva mancare niente. Un uomo pieno di vita particolarmente determinato al punto da affrontare ogni curva della vita come un rettilineo, senza paura e senza scorciatoie. Un uomo che conosceva bene il mondo del commercio in tutte le sue sfaccettature e cercava di conciliarlo con quello del ciclismo. Un appassionato organizzatore di eventi con memorabili feste dopo le competizioni ciclistiche in “corte Fanini” insieme all’amata moglie Livia. Feste alle quali erano sempre presenti tutti i suoi corridori con le loro famiglie, oltre ai numerosi campioni di ciclismo dell’epoca, come il grandissimo Gino Bartali, o altri personaggi importanti sempre legati all’ambiente come Alfredo Martini, storico Ct azzurro.

Epiche le sfide che era solito organizzare, come quella delle “24 ore in bicicletta” nel circuito cittadino di Segromigno in Piano a poche centinaia di metri dalla sede Fanini. O come la “scalata alle Pizzorne” con la bici a scatto fisso. Senza dimenticare poi, gli incontri di boxe (altra sua passione) che, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, organizzava nel ring posto al centro di “corte Fanini”.

I momenti più belli erano soprattutto quelli legati al campionissimo Fausto Coppi che incontrava ogni volta che veniva in Lucchesia a farsi fare gli scarpini su misura dal “maestro delle calzarure” Colombini. Nel suo cuore restava scolpita la “monumentale” vittoria nel Giro d’Italia dell’indimenticabile nipote Michela scomparsa troppo presto oltre ad aver visto gli atleti del team del figlio Ivano, vincere diverse tappe al Giro d’Italia, ai campionati nazionali e del mondo, con le “sue” biciclette “Fanini”.

Lorenzo Fanini, con i suoi comportamenti fuori dal comune, ha lasciato un segno distintivo e nonostante siano passati già 17 anni dalla sua scomparsa, la sua l’impronta rimarrà indelebile nel mondo del ciclismo e nei cuori dei suoi familiari e di tutti coloro che hanno corso nelle sue formazioni o che hanno condiviso un pezzo di strada con lui. Il centenario della sua nascita è stato ricordato al Santuario di Montenero (LI), luogo a lui molto caro e in cui per molti anni, il 15 Agosto, organizzava una pedalata da Lucca con moltissimi ciclo amatori e appassionati. —

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