Il Tirreno

Lucca

L’AMAREZZA DEL MEDICO CAMPIONE DEL MONDO 

«Aiuti alle imprese che si avvicinano al club»

Luca Tronchetti

Sburocratizzare le procedure per il restyling del Porta Elisa in modo da sfruttare il calcio per creare nuova economia

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Luca Tronchetti

LUCCA. È il medico degli azzurri campioni del mondo nel 2006, il traumatologo più famoso in Italia e tra i più noti all’estero, ma è anche un innamorato di Lucca, città che ha scelto per viverci, e della Lucchese, il club dove tutto ha avuto inizio. Il primo amore non si scorda mai e domenica per il professor Enrico Castellacci è stata una giornata da dimenticare. «La retrocessione della Lucchese è stata un dispiacere enorme. Certo, nelle ultime settimane l’epilogo era scontato. Ma sino a quando la matematica non ti condanna speri sempre nell’irrazionale. Quando Bruno Russo, Mario Santoro, Daniele Deoma e tutti quei ragazzi che hanno condiviso con me l’avventura nella Lucchese di Egiziano Maestrelli e Aldo Grassi hanno preso in mano le redini della società ero tornato indietro di trent’anni. Ho sperato che quel filo interrotto potesse in qualche modo riannodarsi soprattutto dopo la promozione della scorsa stagione. Purtroppo la C è davvero il purgatorio del calcio. Dispiace per l’amico Francesco Ghirelli (il presidente della Lega Pro), ma i problemi maggiori arrivano proprio da quel campionato ed è ormai necessaria e urgente una riforma strutturale. La verità poi è un’altra: gli imprenditori sono in difficoltà e non investono più nel calcio. Basta vedere quello che accade nei club di serie A. Inter, Milan, Roma, Bologna, Parma e altre big sono in mano a proprietà estere. I mecenati sono un ricordo del Novecento ».

Qual è la sua ricetta per una ripartenza in casa rossonera?

«Ammiro Russo e gli altri che ripartiranno dalla D, a meno di una riammissione che a oggi non vedo praticabile. Ma gli stessi problemi riaffioreranno puntualmente se in soccorso della Lucchese non arrivano in modo pesante gli industriali. Lo stadio è un volano fondamentale, ma serve un’accelerazione immediata. Tutte le componenti – amministrazione e media in testa – devono alzare la voce e remare nella stessa direzione».

Sburocratizzare, togliere lacci e laccioli, snellire le procedure incentivando gli imprenditori, anche quelli non appassionati, ad investire nel calcio.

«Esatto. Doverosa la salvaguardia del patrimonio storico, ma per quanto riguarda stadi e palazzetti in Europa e in Usa non si guarda troppo per il sottile. Tralasciando la Germania, sempre all’avanguardia, anche in Inghilterra, Spagna, Olanda e Stati Uniti sono stati abbattuti impianti mitici. Esempi? Wembley, la casa dei leoni d’Inghilterra, costruita nel 1923 è stata demolita nel 2003 e oggi c’è il Wembley Stadium. E poi ancora Higbury, tana dell’Arsenal datata 1913 è stata abbattuta nel 2006. E i palazzetti del basket Nba? Il Boston Garden, dove i Celtic hanno vinto 9 titoli, realizzato nel 1928 non c’è più dal 1998 mentre il Chicago Arena costruito nel 1929, dove ha giocato e vinto Jordan, è sparito nel 1994».

Lei vuol dire che siamo attardati sul resto del mondo?

«La Lucchese può tornare ai fasti di un tempo, a quella serie B che le spetta per l’amore e la passione di città e tifosi verso la squadra, se si mettono gli imprenditori nella condizione di investire agevolandoli in tutto. Solo così si crea un’economia intorno al calcio. Un intelligente e lungimirante do ut des che possa avere ricadute essenziali per la ripresa». —

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