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IL FUTURO ROSSONERO 

Lucchese, adesso serve un bagno di umiltà per ripartire evitando gli errori di quest’anno

Luca Tronchetti
Lucchese, adesso serve un bagno di umiltà per ripartire evitando gli errori di quest’anno

Alla fine i 28 punti esprimono il valore reale di questa squadra con 36 calciatori a referto e tre tecnici alternatisi in panchina

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Luca Tronchetti

LUCCA. Un bagno di umiltà e una piena assunzione di responsabilità per ripartire evitando di commettere gli errori che hanno costellato questa stagione disgraziata. Diciamocelo con franchezza: alla fine i 28 punti dopo 36 partite esprimono appieno il reale valore tecnico e agonistico di questa squadra. I numeri, peraltro, non mentono mai. La Lucchese ha la terza peggiore difesa dei tre gironi di serie C con 59 gol subiti (solo Arezzo con 62 e Ravenna con 60 hanno fatto peggio), ha vinto soltanto cinque volte (solo la Cavese ha fatto peggio con quattro successi) e sarebbe ultima in classifica nel girone A se il Livorno non avesse subito una pesante penalizzazione (otto punti ridotti a cinque) per omessi pagamenti di stipendi e contributi. Scaricare le responsabilità ai tecnici che si sono alternati – prima Monaco e poi Lopez con le parentesi Di Stefano – sarebbe ingeneroso e sposterebbe il problema a fronte ad una fragilità endemica del gruppo- squadra dimostratosi non all’altezza della serie C.

MEMORANDUM

Una premessa è d’obbligo. Nell’estate del 2019 la Lucchese era a un passo dalla cancellazione dal calcio. La società era fallita e il rischio – come è accaduto al Cuneo – di finire in Terza categoria concreto. Il quartetto (Russo, Santoro, Deoma, Vichi) con la benedizione dell’amministrazione e il supporto di alcuni imprenditori locali riuscì nel “miracolo” di iscrivere la squadra in D. Il massimo possibile. La stagione 2019-20 – quella della ripartenza – ha regalato alla società una promozione inattesa e, sulla carta, non programmata. Ci sembra che da quel momento sono iniziati gli errori. Nessuno mette in dubbio la buona fede dei protagonisti, ma sicuramente una certa inesperienza e una dose di supponenza che ha contribuito a far evaporare quell’iniziale simpatia per i protagonisti. Troppe certezze, pochi dubbi. A cominciare dalla scelta dei giocatori.

LA ROSA

Giusto guardare al Pontedera come riferimento in attesa dell’inizio dell’iter per il restyling del Porta Elisa. Quindi squadra giovane per fare minutaggio, qualche elemento acquistato dalla D per fare plusvalenze e un zoccolo duro formato da elementi esperienza. E lì sono arrivate le dolenti note. Certi over confermati (Benassi e Cruciani) non hanno reso secondo le aspettative. Vuoi per il Covid (che indubbiamente ha condizionato la stagione), vuoi per una serie di infortuni a catena che hanno impedito il loro impiego sistematico, vuoi per un problema anagrafico o legato a condizioni fisiche pregresse. Gli acquisti degli altri elementi esperti? Molinaro e Moreo in avanti, Kosovan e Caccetta a centrocampo, De Vito e Panariello. Tre tra ceduti a gennaio o che hanno rescisso, uno praticamente mai utilizzato perché sempre infortunato, un altro che dopo un paio di partite disastrose non ha più visto il campo e l’ultimo che è sembrato l’ombra del giocatore di qualche anno fa. E che dire dei calciatori presi dalla D come Scalzi e Convitto? Mai visti tra infortuni e cessioni. Sugli under è andata meglio con Flavio Bianchi, autentico crac della categoria, Nannelli che ha dimostrato di poterci stare, Panati che nella seconda parte del torneo è risultato determinante con Papini purtroppo tolto di mezzo da problemi fisici e Adamoli partito forte e finito senza benzina. Il mercato di riparazione? Petrovic, dopo un inizio incoraggiante, è sparito, Marcheggiani è stato vittima della pubalgia, Dumancic è apparso ancora acerbo, Sbrissa è andato a corrente alternata, Zennaro si è fatto male sul più bello mentre su Dalla Bernardina e Maestrelli meglio sospendere il giudizio. Unico a fare appieno il suo dovere è stato Pellegrini arrivato però a marzo.

LO STADIO

L’assessore Stefano Ragghianti con delega allo sport respinge con forza chi sostiene che, in caso di retrocessione, la ristrutturazione dello stadio passerà in fanteria: «L’eventuale retrocessione in serie D non fermerà il progetto del nuovo stadio.E non mi risulta che gli imprenditori interessati alla Lucchese si vogliano tirare indietro. È ovvio che era meglio giocare C, ma a prescindere dalla categoria il progetto è per la città. Seguiremo l’iter procedurale indicato. Se la Lucchese disputerà la D il cronoprogramma potrà subire qualche ritardo dovuto all’assenza di urgenza. Ma il Comune vuole andare avanti». —

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