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Lucchese, avanti a piccoli passi in attesa degli scontri diretti
In trasferta contro l’AlbinoLeffe terzo pari consecutivo per i rossoneri di Lopez con una rosa ridotta ai minimi termini
Luca Tronchetti
Un punto che serve a restare agganciati al treno salvezza, ad allungare a tre la striscia di risultati utili consecutivi (pari in trasferta con Juventus under 23 e AlbinoLeffe e in casa con l’Olbia), e dopo 26 turni a lasciare solo al Livorno (che gioca oggi pomeriggio con l’Alessandria) l’ultimo posto in classifica che significa retrocessione diretta. Quindi, al netto del malpancismo ormai generalizzato, il risultato ad occhiali – che ricalca quello degli ottavi di finale dei playoff nella stagione 2016-17 (la squadra era la stessa, lo stadio però era di maggior prestigio visto che si giocò a Bergamo e non a Gorgonzola) – è da portare a casa senza tante recriminazioni. Perché tra i seriani e i toscani prevale la paura di perdere. E in fondo un punto per uno, a dieci turni dalla fine del campionato e con squadre che lamentano assenze importanti, può anche bastare. Perché avvicina l’AlbinoLeffe ai playoff e consente ai rossoneri di concentrarsi sulle prossime partite al Porta Elisa. Lì la Lucchese – che su 28 partite ne ha vinte solo tre (peggior squadra del girone) e tra le mura amiche ha battuto soltanto il Piacenza ormai quasi tre mesi fa – deve iniziare a conquistare le vittorie se davvero vuol evitare la forbice di nove punti dal quint’ultimo posto (Olbia, con una partita da recuperare) che la estrometterebbe automaticamente dai playout ricacciando i rossoneri nell’inferno della serie D.
Marzo non farà sconti. E sarà il mese decisivo per il futuro della Lucchese. Domenica arriva il Pontedera già salvo e in odore di playoff. Sette giorni dopo sfida interna con la Pro Sesto. Poi il mercoledì e la domenica i due spareggi a Gorgonzola con la Giana e in casa con la Pistoiese. Ecco, servono almeno due vittorie e altrettanti pareggi per alimentare la speranza ed evitare una retrocessione diretta che suonerebbe come una condanna senza appello alla voglia di rinascita della squadra di una città che da oltre venti anni ha lasciato il palcoscenico della B e conosce solo le amarezze dei fallimenti (tre in undici anni) che l’hanno portata più e più volte nell’abisso del calcio dilettantistico.
Contro l’AlbinoLeffe i rossoneri – al di là di dieci minuti (dal 29’ al 39’ della prima frazione) con Biggeri autore di una parata importante su colpo di testa ravvicinato di Gelli e il palo colpito da Borghini sugli sviluppi del corner – non rischiano praticamente nulla. Piace la prestazione di Dalla Bernardina, all’esordio da titolare, che dopo l’inizio balbettante prende fiducia e non sbaglia un intervento e, ma ormai non è più una novità, la personalità messa in mostra Panati, sempre più uomo-squadra. Zero rischi, ma anche zero emozioni.
Perché mister Zaffaroni – come Lopez un maestro della difesa – vista l’assenza all’ultimo tuffo del bomber Manconi (quello dei 4 gol dei seriani al Porta Elisa) preferisce sostituirlo con il bisonte di centrocampo Giorgione anziché con l’ex puntero rossonero Maritato rimasto seduto in panchina per tutta la gara. Il timore delle ripartenze, con Bianchi e Petrovic là davanti, unito all’inconsistenza dei suoi attaccanti (Cori, che in passato aveva sempre segnato alla Lucchese, appare giù di condizione) lo induce a più miti consigli. E il trainer bluceleste si accontenta. Finisce 0-0. Giuan Brera avrebbe apprezzato. —
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