Il Tirreno

Lucca

Lucchese, un tempo regalato e poi Panati evita la frittata

Luca Tronchetti

Con l’Olbia al Porta Elisa squadra sotto dopo dieci minuti. Rossoneri in apnea sino al gol su punizione del diciannovenne

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Luca Tronchetti

LUCCA. Siamo alle solite. L’approccio mentale nelle sfide che contano – e con il passare delle settimane si fanno sempre più decisive – non è quello che serve ad una squadra che deve cercare a tutti i costi di mantenere la categoria anche attraverso i playout. C’è gente che dovrebbe entrare in campo, metaforicamente parlando, con il coltello tra i denti. Invece appena l’arbitro fischia l’inizio, per dirla come l’avrebbe detta il Paron Nereo Rocco, vanno «tuti indrio e si salvi chi può». E infatti, puntualmente, la Lucchese prende gol. E non sempre riesce a rimediare, com’è invece è accaduto contro l’Olbia. Una squadra che, nella sua secolare storia, dal 1966 ad oggi non ha mai espugnato il Porta Elisa.

Questa Lucchese non può permettersi il lusso di partire ogni volta con l’handicap e rischiare di fare harakiri dopo un tempo di gioco. Perché dopo la rete di Ragatzu, giocatore che con la C non c’entra nulla, i rossoneri ballano per tutta la prima frazione e Biggeri tiene in partita la squadra con un balzo felino su colpo di testa all’altezza del dischetto dell’indisturbato Cocco destinato a gonfiare la rete. Se i rossoneri fossero andati al riposo sul doppio svantaggio non sarebbero riemersi dall’inferno e oggi, a poche ore dall’impegno del Livorno in casa della Pergolettese, la vecchia Pantera sarebbe ancora sola all’ultimo posto in classifica e lontana 12 punti dai bianchi della Gallura. Formazione che occupa il quint’ultimo posto assieme al Piacenza oggi impegnato a Meda contro il Renate, seconda della classe. Ma già a -9, anche se la Lucchese fosse penultima visto che la classifica del Livorno è sub judice in attesa di un’ulteriore penalizzazione per pagamenti effettuati in ritardo, la squadra di Lopez non potrebbe disputare gli spareggi salvezza visto che la forbice è superiore agli otto punti.

Balza agli occhi come questa squadra, questi calciatori, non siano in grado di impostare l’azione dalla propria trequarti e che non ci sia un centrocampista dotato di cambio di passo, di visione di gioco e di spiccato temperamento. Allora meglio tornare al calcio inglese anni Ottanta con lanci lunghi dei centrali o direttamente del portiere per le punte visto che Bianchi e Petrovic, piaccia o non piaccia, restano gli elementi più pericolosi della squadra.

Vero è che nella ripresa si vede un’altra Lucchese. Una squadra che prende vigore e coraggio dopo il gol su punizione di Matteo Panati. Un ragazzo di 19 anni con una spiccata personalità e che, in proporzione, è cresciuto in modo esponenziale. Una creatura di Giovanni Lopez, unico a crederci per davvero, a dargli fiducia, a farlo giocare con continuità. E l’abbraccio con dedica dopo il suo primo gol tra i professionisti era proprio per l’hombre vertical tra i pochi a continuare a credere in una salvezza che appare settimana dopo settimana sempre più problematica. Preoccupa anche il calo fisico nel finale che invece doveva semmai riguardare l’Olbia, in campo 72 ore prima contro la Pro Sesto e che si era sciroppata ore di traghetto per arrivare in Toscana . Invece gli isolani, pur senza brillare, spingono sino alla fine tenendo ben saldo il pallino del gioco con la Lucchese che difendeva a cinque. —

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