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Nottolini, Mutti abbassa il muro «Ora vi racconto la mia vita»

Eva Bertolacci
Nottolini, Mutti abbassa il muro «Ora vi racconto la mia vita»

La carriera da pallavolista, la politica e il privato della centrale di Toscanagarden Becheroni l’allenatore top, l’incidente del padre e l’onore di sfidare Arrighetti

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Eva Bertolacci

Capannori. Un muro che sa farsi valere. Erika Mutti, classe’90, non avrà i centimetri che caratterizzano un centrale di razza (è alta “solo” 172 centimetri), ma quello che non ha in altezza compensa in elevazione. E in grinta, che trasmette sempre alle compagne dopo ogni punto di ogni partita. «Ho sempre giocato al centro, quando ero più piccola ero abbastanza alta, quindi scommisero su di me in quel ruolo. Il problema è che poi mi sono fermata, ma non ho mai cambiato». Una carriera pallavolistica iniziata presto, a 6 anni nella “sua” Pietrasanta, dove vive e lavora come consulente del lavoro nello studio di famiglia insieme alla mamma e allo zio, un lavoro iniziato dopo aver preso il diploma al Pedagogico di Lido di Camaiore. «Sono cresciuta nella Pallavolo Versilia, poi a 21 anni mi è stata data l’opportunità di giocare in B2 a Capannori, opportunità che non mi sono lasciata scappare. Da sette anni dunque gioco con la Nottolini, se si eccettua una parentesi di due anni dove ho giocato a Cecina e a Castelfranco in B1».

C’è un ricordo legato al suo esordio che conserva nella sua memoria?
«Al Versilia mi aggregarono alla prima squadra che avevo appena 16 anni. Un’età in cui generalmente si pensa ad altro, a uscire, divertirsi e anche io ovviamente amavo fare quelle cose. Da quella “chiamata” però la mia vita cambiò e mi dedicai con ancora più passione alla pallavolo. Non posso dimenticare quella tremarella prima di entrare in campo a ogni partita, la paura di sbagliare…».

Cosa fa nel poco tempo libero?
«Amo tantissimo le serie tv, le divoro insieme ai film e ai libri. Il mio genere preferito è il thriller psicologico, mi piacciono anche gli horror».

Che idea si è fatta del momento politico attuale?
«Leggo di Draghi, ma non mi lascio mai trasportare dagli entusiasmi in queste circostanze. Spero tanto che pensino soprattutto alla gente che ha meno degli altri in questo momento. Anche lo sport, nel suo piccolo, dà da mangiare a tante, tantissime persone che al momento sono in difficoltà e spero tanto che la situazione per loro possa cambiare».

Com’è la sua vita fuori dal campo?
«Ho una fidanzata, si chiama Erika anche lei. Eh sì, ci siamo trovate anche nel nome. Ha una scuola di danza a Viareggio. È un bell’appiglio e una bella persona, con cui condividere tutto ogni giorno».

Ha mai perso le staffe in campo?
«Con gli arbitri spesso, è il contraltare della grinta che metto sempre in campo, c’è sempre un prezzo da pagare».

Un modello da seguire nella pallavolo e nella vita di tutti i giorni?
«Nella vita di tutti i gironi mi ispiro a me stessa, cerco di contare sempre e solo sulle mie forze. Sono del segno zodiacale del leone e mi considero una persona testarda e determinata. Nella pallavolo? Be, aver giocato contro Valentina Arrighetti a Genova due sabati fa in campionato per me è stato un onore, l’ho sempre ammirata come giocatrice e trovarmela di fronte da avversaria è stata un’emozione incredibile».

A quale allenatore si sente più legata?
«A Sandro Becheroni che è stato fino all’anno scorso il nostro allenatore. Con lui ho vissuto un percorso pallavolistico intenso, fatto di tanti momenti bui e di altri bellissimi, come la promozione in B1. Lo stimo tanto sia come allenatore che come persona».

Il momento più bello della sua vita?
«L’anno scorso mio padre ebbe un incidente sul lavoro. Il momento più bello della mia vita è stato quando ci dissero che si stava riprendendo. Anche in quei giorni difficilissimi la pallavolo è stata il mio appoggio, il mio punto di forza, per questo dedico a questo sport tanto tempo e tante energie». –

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