Meteo
Un piccolo museo in casa per tramandare la passione per la storia della Lucchese
Oltre 100 pezzi conservati in mansarda come reliquie dentro teche di vetro Dalla figurina di Rivolo del 1933 al biglietto del 1952 al comunale contro la Juve
Nicola Nucci
LUCCA. Una passione da vivere tutti i giorni, dentro le mura di casa. A San Filippo, un tifoso ha trasformato la mansarda in un museo dedicato alla Lucchese. Luca Mandoli, 46 anni, artigiano, colleziona materiale e oggetti della Pantera da quando era piccolo. Una collezione sempre più ricca di cimeli, per lui vere e proprie reliquie: maglie, gagliardetti, figurine, cartoline e gadget. In questi giorni ha finito di allestire tutto il materiale, centinaia di oggetti, conservato dentro bacheche di legno e vetrine, proprio come un vero museo. «Ho sempre avuto una fissazione per il collezionismo, da piccolo come molti ho cominciato a raccogliere i francobolli, poi mi sono specializzato nelle conchiglie, ma il colpo di fulmine è stato con la Lucchese che andavo a vedere da piccolissimo con mio babbo. Quando tornavo a casa mettevo sempre da parte i biglietti delle partite e poi gli abbonamenti. All’epoca non riuscivo neppure a capire chi segnava, ma c’era qualcosa di magico in quelle maglie e nell’atmosfera del Porta Elisa. Da lì mi sono abbonato e ho iniziato a conservare le tessere degli abbonamenti e poi le sciarpe, i cuscini, le fanzine e i giornalini che venivano distribuiti allo stadio. A quel punto non sono più fermato ed ho cominciato la ricerca per allargare la mia collezione, anche rarità e pezzi che rappresentano la grande tradizione calcistica della Lucchese e gli anni gloriosi della serie A». Mandoli setaccia i siti specializzati e i mercatini del collezionismo e della memorabilia.
«Tra i cimeli che mi rendono più orgoglioso le figurine della Lucchese della serie A e il biglietto della partita a Torino contro la Juventus del 1951-52» racconta Mandoli che fa anche l'accompagnatore della squadra del 2009 del San Filippo Calcio. «Ho anche il rendiconto con la contabilità societaria del 1951-52, ultimo anno in serie A della Lucchese. Il pezzo più antico? É una figurina del 1933 di Raffaele Rivolo. Nella mia collezione ci sono maglie, sciarpe, riviste, spillette, gagliardetti, biglietti storici, targhe e medaglie. Cerco sui siti e nelle rete dei collezionisti italiani. Penso di essere tra i pochi ad avere un museo in casa. Non ho avuto ancora tempo di fare una catalogazione dettagliata, sarà il prossimo passo. Mi piace soprattutto vedere questi oggetti e condividerli con gli altri appassionati. Mi emoziona ogni giorno viaggiare tra ricordi e i fasti della Lucchese che ha sempre riscontrato un certo fascino anche nel mondo del collezionismo sportivo».
Il sogno di Luca Mandoli si è realizzato pochi giorni fa. «Ho scelto con cura le vetrinette, le ho ordinate su misura affinché siano adatte a contenere questo materiale suddiviso per genere e tipologia, riservando uno spazi speciale ai cimeli più importanti».
Alcuni oggetti non sono stati acquistati o scambiati, ma consegnati dai calciatori. «Per esempio le maglie di Cribari, tra i protagonisti di quell’annata esaltante e maledetta con la finale playoff persa con la Triestina e grazie a Jacopo Fanucchi sono riuscito ad avere quella di Forte facendo un regalo al mio bimbo. La mia preferita però è la maglia di Massimo Rastelli, idolo della gioventù. La tengo come una reliquia». Tempo e denaro in nome di una passione. «Anche i mie figli, Vanessa di 13 anni e Andrea di 11, sono diventati sfegatati fans rossoneri. Un collezionista non smette mai di cercare e questo piccolo museo ha scopo di tramandare la passione per la Lucchese. Mi ha permesso di scoprire la sua storia, i suoi momenti più belli, le cadute e le rinascite. Un modo per trasmettere l'amore per la squadra della mia città». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
