Italia
La vittoria del cuore per una Lucchese che torna a sperare
Dopo 12 partite senza i tre punti i rossoneri espugnano il Mannucci di Pontedera I granata fanno harakiri e per 80 minuti regge il bunker eretto da super Coletta
/ PONTEDERA
L’incubo è finito. La Lucchese - dopo 12 partite senza vittoria - conquista i primi 3 punti stagionali espugnando il «Mannucci» di Pontedera e torna a gioire in un derby dopo le sconfitte con Grosseto e Pistoiese. Intendiamoci, il successo sul campo dei granata non cambia volto alla classifica che resta anemica e molto deficitaria. Ma infonde coraggio e morale ad una squadra depressa dal Covid, dagli infortuni e dai troppi pesanti rovesci. Ancora una volta Superman Coletta si erge a protagonista della sfida - con almeno 4-5 interventi sopra le righe - e poi ci pensa la difesa bunker, ideata da Maestro Lopez e messa in pratica da giocatori che hanno dato tutto e pure qualcosa in più, a vanificare le azioni offensive del Pontedera. Anzi, con un pizzico di cinismo in più, da acquisire sia con il ricorso al mercato sia con il recupero degli infortunati, la Lucchese può chiudere il match con Bianchi, Sbrissa e Nannelli che in altrettante ripartenze mettono a nudo le carenze dei padroni di casa. I granata devono infatti recitare il mea culpa: ad inizio partita fanno harakiri con un’autorete da «Mai dire gol» dell’ex Risaliti e nei rimanenti 80 minuti di gioco (recupero compreso) pur colpendo un palo, tenendo costantemente l’iniziativa e costringendo la Lucchese ad una difesa da trincea (22 corner a 3), non danno mai l’impressione di dominare il campo. Il gioco infatti è piuttosto monocorde e diventa prevedibile: incentrato tutto su Caponi (batte gli angoli, le punizioni, i falli laterali) e sui suoi lanci lunghi per le spizzate di testa di Magrassi e gli inserimenti di Tommasini.
VITTORIA E SOFFERENZA
È stata la vittoria della sofferenza, della grinta, della caparbietà di una squadra che non si è mai disunita e che sta assumendo le sembianze del suo conducator. Uno che non si arrende mai, che non si piange addosso, che rifugge l’ipocrisia e che inculca ai suoi ragazzi valori e convinzioni fondamentali per superare momenti terribili come quelli che sta vivendo oggi la Lucchese. Che è sempre ultima a quota 6, ma che vede a 4 lunghezze il Piacenza, a 6 Pergolettese, Pistoiese e Olbia, in attesa del 15 dicembre, giorno che potrebbe sancire la «fine» del Livorno che l’altro ieri è riuscito a racimolare 26mila euro sui 41mila necessari per evitare una nuova penalizzazione. E così invece che 6-8 i punti in meno saranno 8-10 .
LA PARTITA
Dopo un paio di affondi granata, che mettono i brividi dalle parti di Coletta, ecco l’autogol che non ti aspetti. Ripartenza di Sbrissa, cross di Panati dalla destra destinato alle braccia di Sarri, s’intromette Risaliti in ripiegamento difensivo che tocca quel che basta per infilare il suo portiere. Scocca il minuto 16 e su quella rete Lopez costruisce la partita. Imitando «Paron» Rocco chiude tutti i varchi e raddoppia sui portatori di palla. Non riuscendo a sfondare sugli esterni, Caponi e soci provano con i lanci a scavalcare il centrocampo collezionando angoli su angoli, ma alla fine della prima frazione sfiorano il pari solo nel recupero con Matteucci che nell’area piccola colpisce il palo. Nella ripresa la musica non cambia. Si gioca a una porta, ma in contropiede la Lucchese rischia di far male in tre circostanze. I cambi non spostano i termini della questione e alla fine arriva sospirato il primo tassello verso la salvezza. —
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