Il presidio
Lo speaker nel deserto RIEMPE il GRande Silenzio
Il calcio muore senza i suoi tifosi
Lo speaker storico Enrico Turelli legge le formazioni e introduce l’avversario della Lucchese con qualche breve cenno storico. L’atmosfera, vista dall’interno, è desolante. Sembra di stare sulla luna. Il silenzio assordante è interrotto dal vociare di qualche calciatore (l’urlo di Molinaro dopo un contatto con Candela) e dalle disposizioni tattiche degli allenatori. Tra il primo e il secondo tempo dall’altoparlante si irradia la canzone simbolo della scorsa stagione: «A mano a mano», l’ultimo brano di uno degli ultimi grandi cantautori italiani, il compianto Rino Gaetano. Che tristezza questo calcio senza tifosi. A Lucca, come anche a Carrara o a Pistoia, non ci sono neanche i mille (con mascherine e distanziamento) che con un’ordinanza il Governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, o quello dell’Abruzzo o della Liguria, hanno invece garantito. Una ripartenza, anche minima (come accade in Germania per esempio), era auspicabile in tutti gli stadi italiani. Invece in questo Paese ci si divide sempre su tutto. Al di là delle opinioni politiche e della diversità di veduta. Mancano poi dirigenti sportivi di peso che abbiano autonomia di giudizio e lungimiranza. D’altronde nel mondo pedatorio personaggi di spessore e autorevolezza come Artemio Franchi si sono estinti.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google