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LUCCHESE, IL PERSONAGGIO NUOVO  

Scalzi, dalla città del Festival alla patria di Puccini

Nicola Nucci
Scalzi, dalla città del Festival alla patria di Puccini

L’ala con la musica nel sangue vuole sfondare nel calcio professionistico e intanto si rilassa con il paddle e il tennis

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/ LUCCA

Dalla città del Festival della canzone italiana alla patria di Giacomo Puccini.

Filippo Scalzi, 23 anni, è uno dei colpi della nuova Lucchese targata Monaco. E nel suo piede mancino promette di “suonare” musica buona e tanti gol come quelli messi a segno nella Sanremese, 11 in 21 partite, nella stagione passata nello stesso girone dei rossoneri.

Un bottino da goleador quello dell’esterno alto ligure che ha scelto Lucca tra altre offerte. Altri club (anche il Livorno, il Mantova via Verona e l’Olbia con dietro la regia del Cagliari) avevano fatto la corte al centrocampista offensivo che ha sempre indossato la maglia della Sanremese (per quattro stagioni) e si appresta alla sua prima volta tra i professionisti.

«Prima del Covid sono stato contatto dal diesse rossonero Deoma che mi fatto capire il progetto e le intenzioni di una società che come me ha voglia di crescere e non meritava la serie D. Ho preso tempo per valutare altre richieste, ma la Lucchese mi ha convinto sotto tanti punti di vista, per il suo blasone e l’impressione che mi aveva fatto l’anno scorso, quando sono sceso sul campo del Porta Elisa ho capito che qua si respira una storia importante. Insomma, una scelta semplice alla fine».

Contratto biennale tappa per Scalzi che fa un ritratto delle sue qualità tecniche. Un’ala vecchio stampo, tutto mancino, che ama fare slalom e puntare l’uomo. «Sono rapido e dotato di un buon dribbling, mi piace creare superiore numerica ed entrare in area per andare a cercare il gol e l’anno scorso ne ho segnati 13 in 29 gare in tutta la stagione (Coppa Italia compresa). Ma ho sempre segnato diverse reti. Non mi ispiro a nessuno in particolare, ma sono quasi fratello di Stefano Sturaro (del Genoa ex Juve ndr) nato e cresciuto con lui, anche scuola e amici di famiglia. Come ruolo l’anno scorso esterno nel 4-4-2 o nel 4-2-3-1».

Gli inizi a Sanremo, a 15 anni in prima squadra nella Carlin Boys fino all’Eccellenza, poi il ragazzo è stato contattato dal Carpi per la Primavera che era in A, ma per problemi familiari (il babbo è scomparso poco tempo fa) è tornato in Liguria dove ha vinto Coppa Italia in Eccellenza e quattro anni di D.

Lucca anno della svolta? «Voglio mettercela tutta. Taddei e Lobosco che hanno fatto il tragitto con me mi hanno aiutato tanto e l’allenatore Ascoli è stato per me come un papà» dice il centrocampista nato e cresciuto nella città dei fiori approdati nel mondo del professionismo. E col pallino della musica. «Nel mio repertorio dovrò mettere anche Giacomo Puccini che conosco di fama ma conosco poco la lirica, dovrò rimediare. La musica mi rilassa molto. Poi gioco a paddle (si pratica a coppie e di derivazione tennistica), mio cugino è maestro e mi piace il tennis, ci gioco quando posso. I miei idoli della racchetta? Federer e Agassi».

Intanto il medico sociale Adolfo Tambellini - che domenica mattina aveva effettuato il test molecolare (tampone) a tutti i componenti dello staff - ha comunicato che anche il secondo step è andato bene e nessun componente la rosa è risultato positivo. Giovedì è previsto il terzo tampone. —

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