Il presidio
Bartolomei, la classe operaia va in Paradiso e festeggia la A nel giorno del compleanno
Il centrocampista di Valdottavo oggi compie 31 anni e soltanto a 24 è diventato professionista grazie ad un’intuizione di Paolo Giovannini
IL RITRATTO
Lui ci ha sempre creduto. Anche quando, a 23 anni, era ancora nei dilettanti. Voleva giocare in serie A. Un sogno che diventa realtà alla vigilia del suo trentunesimo compleanno e da vice capitano dello Spezia che - al di là dello scudetto di guerra dei Vigili del Fuoco di La Spezia datato 1944 - per la prima volta nella sua storia conquista l’Olimpo del calcio. Oggi festeggia con la moglie Pamela, originaria di Dezza di Borgo a Mozzano, il figlio Samuele, nato alla vigilia di Natale dello scorso anno, i genitori e i tre fratelli (due sorelle ex pallavoliste e il fratello Diego, 19 anni, terzino, promessa della Lucchese). Il suo approdo in A equivale, parafrasando il titolo del celebre film di Elio Petri (1971), alla classe operaia che va in Paradiso. Valdottavo è il suo brodo primordiale. Lì vive la mamma Carla, la sua prima tifosa, che con il babbo Alessandro gestisce una sorta di vecchio emporio dove trovi di tutto: dalle liste di nozze alle selle per cavalli. É partito dal Valdottavo a 16 per poi essere scartato dal Pisa, aver militato nella Juniores del Castelnuovo nell’annus horribilis del fallimento per poi finire, a 22 anni, nella Massese in Eccellenza. Un tipo irascibile con qualche cartellino di troppo. A dargli fiducia - oltre ai suoi procuratori della Green Soccer (Vittorio Tosto e Giancarlo Tronchetti) - il ds del Pontedera, Paolo Giovannini, che lo ha lanciato nei professionisti: «Doveva venire con me nel 2012, ma era troppo esuberante e veniva spesso squalificato. Un atteggiamento che non mi piaceva e che ha modificato l’anno successivo, sempre alla Massese promossa in D. A Pontedera è rimasto due anni e devo dire che di lui mi ha colpito, oltre alla genuinità nei comportamenti, la grande concentrazione. Pioggia, vento, neve, lui si è sempre allenato. Probabilmente anche a Natale. È un martello: durante la settimana pensa solo ed esclusivamente alla partita. Una mezz’ala dotata di forza fisica e di grande corsa che non hai mai avuto paura degli avversari e ha sempre messo in mostra grande personalità». Il suo debutto tra i professionisti è stato bagnato dal gol: 5-2 con il Grosseto. «Pensi che nel 2016 lo avevo venduto in B al Teramo appena promosso. Ma agli abruzzesi vennero penalizzati per un illecito sportivo e persero il primo posto. Così restò in C e firmò per la Reggiana. Davvero un ragazzo splendido: merita la A». Gli fa eco il fratello Fabrizio, ds del Montecatini: «Bartolomei dev’essere un esempio per tanti ragazzi. Un insegnamento di non mollare mai di porsi un obiettivo. Ci vuole grande professionalità e caparbietà per arrivare in A a 31 anni e Paolino le ha avute». —
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