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Da Bologna a Firenze: “Memo” Granucci, maestro del basket e delle promozioni

alessandro petrini
Da Bologna a Firenze: “Memo” Granucci, maestro del basket e delle promozioni

È il lucchese più importante nella storia della palla a spicchi: per venti anni ha giocato in massima serie prima di passare a fare il coach 

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il personaggio

alessandro petrini

A Lucca tutti lo conoscono come Memo, sui campi di pallacanestro di tutta Italia invece è molto più conosciuto con il suo soprannome Bill, adattamento del suo nome datogli da un suo compagno di squadra americano ai tempi in cui giocava alla Fortitudo.

Guglielmo Granucci è senza dubbio il lucchese più importante nella storia della pallacanestro. Nato a Capannori il 24 agosto del 1943 e cresciuto a Marlia in via San Donnino, grazie al suo fisico e soprattutto alla sua testa è riuscito a giocare ad altissimo livello per quasi venti anni portando in serie A e conquistando salvezze in piazze importanti come la Fortitudo Bologna e la Mens Sana Siena. Tanto da essere definito dai suoi compagni «un’enciclopedia dei fondamentali».

Tutto questo senza mai perdere il contatto con la realtà, conseguendo il diploma di Isef che poi negli anni gli ha sempre permesso di lavorare come professore di educazione fisica, concludendo il suo percorso di insegnamento all’istituto professionale Giorgi in centro storico. Un lunghissimo viaggio lungo tutta l’Italia che negli anni di Bologna lo ha portato a conoscere la sua attuale moglie Serena Bartolini. I due si sono incontrati proprio a una partita di pallacanestro che la ragazza era andata a vedere con le amiche, e poi non si sono più separati, sposandosi il 14 giugno del 1970 nella chiesa di San Martino a Bologna.

il giocatore

Guglielmo era un ragazzone di due metri quando a 17 anni si è avvicinato alla pallacanestro giocando a Lucca per gli Universitari allenato dal compianto Carlo Lovari. Era un giocatore solido con doti fisiche notevoli e così nel 1958, grazie Nadir Berchiolli, arrivò all’Amatori Pallacanestro Carrara che in due anni fece salto dalla C alla A, conquistata nel 1959. Da lì iniziò a interessarsi a lui il Gira Bologna che lo provò in un’edizione del Trofeo Lovari contro Virtus Bologna, Libertas Livorno e Rangers Usa. L’esordio a Bologna arriva subito dopo, come la chiamata da parte della matricola Fortitudo Bologna – sponsorizzata Eldorado – che nel 1966 era matricola in serie A. Il campionato iniziò con due sole vittorie alla fine del girone d’andata ma nel ritorno la squadra si trasforma inanellando una serie di vittorie – tra cui il primo derby sulla Virtus 78-63 – e la salvezza conquistata all’ultima giornata contro Biella. Poi un’altra stagione di sofferenze prima dell’arrivo in squadra del “barone” Gary Shull, che però si infortuna a Varese dopo poche partite e lascia la squadra orfana del suo unico americano. Il gruppo però si cementa e Granucci diventa un baluardo insormontabile sotto canestro conquistando vittorie esaltanti contro Pesaro, Roma, Udine, la stessa Virtus nel derby e poi la grande Ignis Varese di Meneghin Flaborea, Raga, Ossola e Rusconi che l’anno dopo vincerà scudetto e coppa dei campioni. Una cavalcata che vale il quinto posto finale e la definitiva consacrazione per Granucci che nel 1970 si sposta a Udine e poi a Gorizia, sempre in serie A. Nel 1971 nasce il suo primogenito Luca e Bill viene chiamato a Siena per portare la Mens Sana dalla B alla A. Fu quasi una marcia trionfale, ma nella partita promozione contro Cagliari Spinetti mise un canestro da metà campo che gelò il palazzetto. Nella stagione successiva l’obiettivo fu centrato con Granucci capitano e capocannoniere del campionato e protagonista nella finale contro il Brina Rieti. Un’altra stagione di serie A e poi la scelta di avvicinarsi a casa per la nascita della secondogenita Simona. Così arriva la chiamata di Firenze, dove anche qui vince la serie B salendo nella massima serie, e poi Montecatini. Era il periodo di Vito Panati, che voleva salire dalla serie D e puntò su Granucci e Gino Natali. Un successo incredibile contro tutti i pronostici della piazza, visto che quella squadra vinse il campionato senza mai essere sconfitta. L’anno successivo la salita in B sfumò nello spareggio contro l’Alcyone Genova e durante l’estate fu allestito uno squadrone con Masini e Ottaviani. Il gruppo però stenta a prendere ritmo e dopo le dimissioni dell’allenatore a metà stagione, Panati chiede a Granucci di concludere l’anno da allenatore-giocatore. Una scelta azzeccata che si è conclusa con la promozione in serie B.

IL RIENTRO A LUCCA

Granucci iniziò ad allenare il San Donato Basket in Promozione vincendo il campionato con una squadra giovane con Giuseppe Piazza, Raffaele Del Rosso, Ugo Donati e Pietro Belli. Poi l’anno successivo scese di nuovo in campo a 42 anni per sopperire ai troppi infortuni e il gruppo trovò la salvezza in serie D. Negli anni ha allenato anche le giovanili della Pallacanestro Lucca quando suo figlio Luca era nel vivaio, poi nel 1992 è stato tra i fondatori dello Junior Basket.

LA FAMIGLIA

Lo sport, ma la pallacanestro in assoluto, hanno sempre avuto un ruolo di primissimo piano nella famiglia Granucci. Oltre a Guglielmo, il figlio Luca era in campo nella doppia scalata dalla C alla B1 della Pallacanestro Lucca – targata Lucart – tra il 1989 e il 1991. Poi per lui una grande carriera da protagonista nelle minors, quasi interamente spesa a Porcari. Simona invece ha giocato per anni nel Basket Le Mura in serie B. «Sono i genitori che auguriamo a tutti di avere – dicono Luca e Simona -. Per noi è stato come vincere al Superenalotto. Ci hanno sempre seguito senza mai obbligarci e soprattutto ci hanno fatto capire l’importanza del rispetto delle regole e degli impegni presi». —

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