Il Tirreno

Lucca

IL TIFOSO ECCELLENTE 

Beppe Vietina da oltre 80 anni sugli spalti «Ho visto la Lucchese della prima serie A»

Nicola Nucci; / LUCCA.
Beppe Vietina da oltre 80 anni sugli spalti «Ho visto la Lucchese della prima serie A»

Da raccattapalle a centravanti delle giovanili sino a fedele abbonato che per niente al mondo rinuncerebbe alla partita

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Nicola Nucci / LUCCA.

Una leggenda. Non è un abuso di retorica quando si parla di Giuseppe Vietina, 91 anni, da oltre 80 presente al Porta Elisa a tifare Lucchese. Abbonato da una vita, con una memoria di ferro, ricorda ancora la prima volta che ha messo piede allo stadio. Erano gli anni d’oro della gloriosa Pantera, il periodo della serie A con l’ottavo posto nel 1937, miglior piazzamento di sempre, poi ancora nell’Olimpo del calcio dal 1947 al 1952 fino al drammatico spareggio con la Triestina. «Avevo 5 anni e all’epoca la Lucchese era nella massima serie. Anni magnifici. Ricordo Aldo Olivieri, prima grande portiere che andò in nazionale e vinse i mondiali del 1938 e poi allenatore che riportò la Lucchese in serie A, Nappita Bertuccelli che passò alla Juventus, il grande Michelini. E prima in serie C, i fratelli Lelio e Lido Catelli, e uno stadio stracolmo di tifosi. Per la Lucchese ho anche fatto il racattapalle e allo stadio mi hanno dedicato un quadro con all’interno 20 tessere dei mie abbonamenti. Io, salute permettendo, al Porta Elisa sono sempre presente» racconta con una calma olimpica e l’invidiabile lucidità e signorilità.

Un galantuomo, una colonna portante e non solo della storia rossonera ma dell’intero sport lucchese.

Vietina, lucchese di drento, nato il 15 marzo 1929, ha operato nel Centro Sportivo Italiano come consigliere provinciale e con la moglie Gianna (deceduta qualche anno fa) storico consigliere del Villaggio del Fanciullo, nonché economo, sempre all’insegna del volontariato. «Mi sono sempre definito un servitore dello sport, non un comandante» dice il mitico Beppe, padre di cinque figli e nonno di sedici nipoti. È stato pure calciatore, il buon Giuseppe Vietina. Indovinate in quale squadra? Facile: la Lucchese: «Negli anni quaranta militavo nelle giovanili rossonere. Poi andai al Monte S.Quirico e alla Morianese, ma un infortunio ha frenato le mie velleità. Ero un centravanti scattante, avevo un occhio svelto e sapevo dove andava il pallone». Vietina è un romanzo vivente quando si parla di Lucchese. «Ho tanti ricordi e calciatori del cuore: da Rosellini, un grande mediano, a Scarpato, il metronomo della squadra, sino a Paci e Simonetta che conoscevo bene perché ho pure affittato la casa a Lucca».

Una persona adorabile che fa dell’umiltà e della classe la sua cifra stilistica. Un impegno sempre dietro le quinte, ma con risultati che hanno aperte nuove frontiere nello sport locale. «Ho anche scritto come giornalista per 30 anni, ma ho firmato l’articolo solo una volta. Ho attraversato tutte le trasformazioni più rilevanti: dalla macchina da scrivere al computer, da internet alle email e cerco di trasmettere le mie memorie ai figli e nipoti». Una storia settantanni di vita della città accontata nel libro “Uno sportivo come tanti". Giuseppe, Beppe per gli amici, è uno sportivo come pochi. Una vita da atleta e da dirigente dedicata al volontariato in una delle realtà sociali più belle e formative del territorio. A lui e ai suoi collaboratori si devono la fondazione della pallavolo Villaggio, della sezione tennis tavolo e della squadra di rugby.

«Mi sento uno come molti altri che ho incontrato, gli esempi sono coloro che, come me, hanno dedicato volontariamente un po’ del loro tempo a coltivare e a fare crescere i ragazzi una sana competizione, il rispetto per le regole e l’avversario. Valori che sono sicuro anche questa nuova dirigenza rossonera trasmetterà ai giovani della Lucchese. Dobbiamo ripartire da un forte settore giovanile come negli anni dell’epopea di Egiziano Maestrelli e del professor Alessandro Bianchi. Due persone che non ci sono più e che mancano al pianeta rossonero. Il Covid quest’anno ci ha condizionato, ma la prossima stagione spero che venga debellato e tutti assieme possiamo tornare al Porta Elisa a cantare forza Lucchese». —

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