Il Tirreno

Lucca

Buon compleanno Lucchese Una lunga storia d’amore che prosegue da 115 anni

Luca Tronchetti

Domani la società festeggia la fondazione e sono in programma iniziative per celebrare  in queste settimane la ricorrenza in concomitanza con il ritorno in C dopo meno di un anno  

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Luca Tronchetti / LUCCA

Buon compleanno Lucchese e ben ritrovata serie C - che sia l’edizione a 3 gironi o il nuovo format che uscirà dopo le riunioni nella stanza dei bottoni che si susseguiranno tra giugno e luglio - dodici mesi dopo l’addio con ignominia dal professionismo verificatosi per la terza volta in 11 anni. Domani saranno 115 le candeline sulla gigantesca torta rossonera. La storia della Lucchese è un susseguirsi incessante di trionfi e cadute, momenti di gloria e cocenti delusioni. Da quel 25 maggio 1905 - quando un gruppo di pionieri animati da pura passione diede vita al Lucca Football Club - al 25 maggio 2020, la vecchia Pantera ha ruggito 17 volte per promozioni o ammissioni alle categorie superiori. Otto campionati di serie A (dal 1936 al 1939 e dal 1948 al 1952), 19 di serie B (9 dei quali consecutivi, dal 1990 al 1999), 33 in serie C1, Lega Pro o Prima Divisione a seconda dei periodi storici di riferimento. Si può dire tranquillamente che la Lucchese è tra le prime 60 squadre, come blasone e palmares, del calcio italiano. Per forza imprenditoriale, tessuto sociale e realtà economica l’habitat naturale per i rossoneri dovrebbe essere la B. Un campionato che manca da 21 anni.

LE PRIME PROMOZIONI

Pochi sanno che nel 1913 con la nascita del primo campionato su scala nazionale - articolato nei raggruppamenti settentrionale e centro sud - la Lucchese (meglio il Lucca Football club) ottenne la prima promozione: dalla Seconda alla Prima categoria Toscana. Seguì poi, nella stagione 1919-20, l’ammissione a tavolino alla Prima Categoria. Quando nella stagione 1929-30 il campionato di serie A, per volere dei vertici Figc, diventa a girone unico la Lucchese conquista la prima promozione in B. Solo l’avvento del costruttore Della Santina, che sceglie come allenatore il leggendario Egri Erbstein, porta la squadra in pochi dalla Prima Divisione alla A. Nella stagione 1933-34 promozione in B e due anni dopo l’Olimpo. L a A sino al 1939 con un ottavo posto, miglior piazzamento nella storia.

MAGICO DOPOGUERRA

Al termine del conflitto bellico (stagione 1945-46) la Lucchese viene inserita in serie C regionale. Arriva seconda dietro al Prato e viene ammessa in B. E avviene il miracolo. Con il presidente Fontana (marchio Salov) e la cadetteria suddivisa in due gironi (centro nord e centro sud) i rossoneri guidati sul campo da Aldo Olivieri (tra i pochi a vincere con lo stesso club da calciatore e da allenatore) tornano in A. É la stagione 1946-47. Ci resteranno 5 anni e finiranno in B dopo un drammatico doppio spareggio con la Triestina favorita dalla «questione giuliana». Poi l’oblio. Con dissesti economici che portano i rossoneri in IV serie sino al ripescaggio del 1958 con la riforma dei campionati e l’ammissione in C. Ci vuole l’arrivo dell’avvocato Ugo Frezza, vicino ai vertici federali, e a un gruppo di appassionati per ritornare in B. Nel 1960-61 la squadra affidata a Leo Zavatti vola dopo 8 anni tra i cadetti. Due stagioni ed è retrocessione. La squadra finisce in D e risorgerà il primo giugno 1969 quando nello spareggio all’Ardenza un gol di Cella piegherà la resistenza della Sarzanese guidata in campo da Corrado Orrico che scriverà più tardi la storia rossonera. Quilici, presidente e titolare di un berrettificio a Ponte a Moriano, viene portato in trionfo.

IL GRUPPO SUPERAL

Gli anni Settanta sono segnati da tentativi falliti - più o meno sfortunati - di tornare in B. Dalla presidenza Vannucchi a Romeo Anconetani. Nel 1973, con Castelletti in panchina, la Lucchese all’inizio va in testa, ma alla fine vince la Spal. E nel 1978, con un’amarezza maggiore, la storia si ripete. La squadra di Anconetani con Meregalli in panchina diverte ed infiamma i tifosi. Ma il 12 marzo a Ferrara, nonostante l’incitamento di 6mila supporter e il doppio vantaggio della Lucchese, un arbitro (D’Elia di Salerno) regala un rigore agli estensi che alla fine pareggiano e salgono in B. Tra retrocessioni, commissariamenti e fallimenti pilotati nel 1984-85 entra in scena il Gruppo Superal. In cambio della realizzazione dei supermercati il tandem Egiziano Maestrelli-Aldo Grassi prende in mano la squadra. Nel 1985-86, con allenatore Renzo Melani, si torna in C1 e 4 anni dopo lo storico «triplete» in salsa rossonera: promozione, Coppa Italia e campionato Berretti. La B, che mancava da 27 anni, diventa per 9 anni la casa della Lucchese.

IL NUOVO SECOLO

Nel giugno 2002 la Lucchese perde la B ai supplementari, complice un rigore finito sul palo, a favore della solita Triestina. Aldo Grassi passa la mano e da lì la sorte volta le spalle ai rossoneri. Prima il grande bluff del misterioso Fouzi Hadj con la squadra che non ottiene neanche i playoff e la società che subisce l’onta del fallimento. Poi il gruppo Valore con Valentini e Giuliani. La Lucchese sul campo conquista la doppia promozione: 2008-2009 dalla D alla Seconda Divisione, 2009-2010 in Prima Divisione grazie al tandem Giovannini- Favarin. Ma la Valore va in crisi, c’è un’inchiesta della magistratura e il presidente Giuliano Giuliani non può tirare avanti. Nuovo fallimento e ripartenza dall’Eccellenza grazie all’ex rossonero Bruno Russo e a piccoli imprenditori guidati da Giannecchini. Nel 2011-2012 il ritorno in D e due anni dopo (2013-2014) l’impresa di Correggio riporta i ragazzi di Pagliuca in serie C. Cinque stagioni: l’illusione Bacci, la delusione Moriconi e una fine inesorabile con l’arrivo dei soliti personaggi che inquinano il calcio. La memorabile salvezza ottenuta sul campo a Bisceglie serve solo a riempire gli almanacchi e accrescere il rammarico. Nuovo crac. Ma quando sta per essere scritta la parola fine spuntano 4 moschettieri (il solito Russo, Santoro, Vichi e Deoma) che non solo iscrivono la Lucchese in D, ma compiono un miracolo riportandola nella categoria di competenza. —

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