Meteo
«Smetto, anzi no. Continuo» Il dietrofront di Doroni: a 45 anni giocherà ancora
Il mediano del San Pietro a Vico meditava di appendere le scarpe al chiodo. Ma chiudere a causa del Covid sarebbe stato come darla vinta al virus
LUCCA
In Lucchesia, Cristiano Doroni non è un calciatore dilettante qualsiasi. A 45 anni è ancora felice di correre dietro ad un pallone senza essere in alcun modo veniale. Per allenatori e presidenti che lo hanno avuto è sempre stato un tassello indispensabile sia dentro sia fuori dal campo e per i compagni (ne ha alcuni di appena diciotto anni) è un riferimento assoluto nello spogliatoio per la sua capacità di unire e mai dividere.
All’inizio di questa stagione, visti i tanti anni di carriera alle spalle, Cristiano Doroni aveva seriamente pensato di appendere le scarpette al chiodo ed iniziato a sussurrare questa sua volontà a compagni e amici più cari. Ma l’emergenza coronavirus e lo stop, che ormai pare definitivo, del pallone dei dilettanti, potrebbe miracolosamente convincere qualche decano dei calciatori sparsi nella Lucchesia a regalarsi un anno in più di pallone giocato.
È questa la storia di Cristiano Doroni, attaccante, all’occorrenza anche centrocampista dell’Acquacalda San Pietro a Vico, che con il compimento dei 45 anni di età pensava di concludere in questi giorni di maggio la sua ultima stagione sui campi dilettanti per poi dedicarsi interamente a famiglia e attività lavorativa. Il coronavirus è stato però elemento chiave per le scelte future di Doroni, accolte con gioia dai compagni di squadra.
L’emergenza coronavirus come l’ha vissuta?
«Come molti, chiuso in casa. La mia professione è quella di parrucchiere ed è praticamente impossibile garantire il distanziamento sociale durante la mia attività. Piano piano stiamo prendendo confidenza con le nuove norme e speriamo quanto prima di poter tornare a vivere e lavorare con una normalità che davamo per scontato. In questi mesi ho potuto usufruire della cassa integrazione. Sono stati momenti di profonde riflessioni sul futuro con il pensiero alle vite umane stroncate senza nemmeno il conforto dei familiari e dei propri cari».
Il tuo rapporto con il calcio in queste settimane qual è stato?
«Sono stato uno che ha sempre pensato al pallone. Il calcio è stato ed è per me occasione di svago, di socializzazione, di appartenenza ad una maglia e ad un paese, una frazione, un gruppo di amici. Non è un caso che ho cambiato poche squadre e sono stato molti anni alla Morianese e all’Acquacalda S. Pietro a Vico, località rispettivamente in cui sono nato e cresciuto e in cui ho relazioni e forti legami. In questo periodo tanti messaggi con i compagni di squadra, ma l’attenzione era rivolta alla salute mia e della famiglia».
Radio mercato dava Doroni all’ultimo anno sui campi della lucchesia…
«L’idea era quella, nonostante il piacere di condividere clima partite e lo stare insieme ai compagni. Ne ho parlato anche con amici e familiari. Penso che giocherò per un’altra stagione. È triste l’idea di chiudere dopo oltre trent’anni con lo stop forzato a causa del coronavirus ed un campionato nemmeno completato». Insomma, un combattente come Doroni non ci sta a dare partita vinta a tavolino al virus ed è pronto a rimettersi gli scarpini da calciatore ancora per un po’. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
