Il presidio
Se il bomber diventa babbo: i neopapà Moriconi e Silvestrini
Fermati i campionati i due giocatori del Quattro Strade e della Folgor Marlia sono entrambi alle prese con la paternità tra ninne nanna e cambio pannolini
LUCCA
Fermi ai box a causa del coronavirus e con l’obbligo del distanziamento sociale, hanno interrotto una stagione ricca di emozioni e di gol, che con ogni probabilità resteranno soltanto per le statistiche personali ma non serviranno a raggiungere particolari obiettivi di squadra.
Ma c’è una cosa che accomuna Stefano Moriconi e Giacomo Silvestrini, rispettivamente attaccante del Quattro Strade Bientina ed esterno della Folgor Marlia, conosciutissimi nel panorama del pallone dilettantistico provinciale. In questi mesi di coronavirus, entrambi sono diventati papà.
Fiocco azzurro
Giacomo Silvestrini, ventotto anni, sta attraversando una seconda giovinezza con la Folgor Marlia di mister Michele Beani che lo ha rigenerato sotto il profilo tattico e della convinzione. Di questa stagione resterà impressa soprattutto la sua prestazione nello scontro diretto in trasferta contro l’Atletico Lucca: aiuto prezioso in difesa e guizzo vincente con gol nel sette grazie a un destro a girare degno di applausi. Silvestrini non ha avuto il tempo per pensare allo stop del campionato, visto che Jessica lo ha reso papà del piccolo Edoardo.
E chissà che un giorno anche lui non ripercorre la strada del padre: Silvestrini senior si appassiona al pallone nei campi della zona del Palazzaccio, residuo agricolo del quartiere di Sant’Anna. Fortis Lucchese, Lucca Calcio, Barga e ora Marlia le principali tappe della sua carriera pallonara prima dello stop forzato a causa del coronavirus. Per Silvestrini non c’è tempo di pensare all’occasione persa per fare altri gol e tentare il salto di categoria con la Folgor: al posto degli allenamenti agli ordini di mister Beani ci sono quelli agli ordini di Jessica che trasmette i metodi migliori per poppate e tenuta in braccio del pargolo. Al posto dei cambi di gioco c’è il cambio di pannolini, al posto degli scatti in fascia c’è la ninna nanna e la messa al letto. «Quella di diventare papà è una sensazione bellissima. Il calcio manca ma la testa era onestamente altrove. Con Edoardo, credo di essere definitivamente cambiato come uomo e calciatore».
Fiocco rosa
Fiocco rosa invece in casa Moriconi, per la nascita di Maya, figlia di Ilaria e Stefano, attaccante di trentacinque anni conosciuto per i trascorsi con Pieve S. Paolo, Atletico Lucca, Margine Coperta, Pistoiese, Unione ’98, Bagni di Lucca, Aquila S. Anna e ancora Bozzano. Da dicembre, il bomber gioca fuori Lucca «Dal Bozzano sono passato al 4 Strade, dove avevo iniziato a segnare con continuità per tentare la vittoria del campionato di terza categoria». A Bozzano, dove aveva iniziato la stagione, aveva lasciato il segno con nove reti, ma Stefano ha preferito scendere di categoria: «A Bientina c’è una organizzazione impeccabile che mi ha subito colpito e inoltre dovevo prepararmi alla nascita della figlia». Stefano ha assistito al parto: «Bella l’idea di collaborare con la donna in sala parto. È stato difficile ma bello».
A trentacinque anni e con un bambina da seguire, Stefano non intende appendere le scarpette al chiodo: «Sono nel pieno della maturità e della consapevolezza dei propri mezzi. Certamente limiterò uscite con amici e tanti impegni perché la famiglia è una cosa importante, ma il calcio è parte della mia vita». Il punto di vista di Moriconi è positivo: «Mi gusto quello che mi offre ogni singola giornata. In questi giorni mi godo volentieri la famiglia più di quanto mi sarei potuto aspettare. Quando riprenderà il campionato e torneremo ad allenarci, concilierò affetti e passione per il calcio». La responsabilità per la figlia è più forte di tutto, anche di qualche nottata insonne: «C’è stato qualche momento di difficoltà nella messa a letto, ma prevale l’entusiasmo. La vita è un po’ come nel calcio: gli avversari sono tosti, ma giocarsela è affascinante».
C’è poi un altro obiettivo a cui, Covid permettendo, Stefano tiene molto: «È il calcio tennis con Antonio Menconi e Pietro Della Santa, ex calciatori per me quasi come zii». Giovani atleti crescono, ma resterà in loro (cit. Eduardo De Filippo) lo “spirito del guaglione” e la voglia di tirare calci ad un pallone. —
Michele Citarella
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
