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Addio a Giancarlo Parducci concessionario di auto e innamorato della Pantera
LUCCA
D’inverno, quel suo inconfondibile loden verde e quell’incedere lento verso la tribuna coperta pochi minuti prima del fischio d’inizio della partita, era una sorta di rituale. Mentre in primavera lo vedevi al Porta Elisa al solito posto con il giacchettino scamosciato d’ordinanza. Ci potevi rimettere l’orologio. Lui si sedeva e la gara iniziava. Perché la Lucchese per Giancarlo Parducci, 85 anni compiuti il 20 gennaio scorso, era più che una passione. Era una ragione di vita. Soltanto gravi motivi di salute o di natura giudiziaria gli impedivano - in casa sempre e spesso anche in trasferta - di seguire quegli undici atleti in maglia rossonera. Concessionario e titolare di autosaloni dagli anni Settanta e amante delle macchine da corsa e delle belle donne, Giancarlo Parducci era un commerciante conosciutissimo anche grazie a quella passione per il calcio e per la squadra cittadina. Certo, qualche problema con le fiamme gialle lo aveva avuto tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila. Qualche processo, una condanna in primo grado, diverse assoluzioni. Ma non ne faceva mistero e spesso ci scherzava pure presentandosi allo stadio con il solito sorriso stampato sulle labbra. E quando c’era da mettere mano al portafogli per dare un contributo alla Lucchese lui non si tirava indietro. Con Romeo e Adolfo Anconetani, alla fine degli anni Settanta, entrò pure nella stanza dei bottoni. Ma anche in un periodo decisamente più recente una sponsorizzazione, magari modesta, la faceva volentieri per la squadra della sua città.
Da tempo aveva rinunciato alla sua Lucchese e non si vedeva più allo stadio. E non solo al Porta Elisa. Era malato Giancarlone. Aveva la residenza in via Cantore, a pochi passi dalle Mura, sotto l’autosalone che in passato aveva gestito. Martedì sera se n’è andato in silenzio senza poter ammirare per un’ultima volta quegli undici atleti in maglia rossonera. —
L.T.
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