Meteo
A caccia di gol tra orto e smart working
Il bomber del Tau Mengali dopo nove reti in dieci partite ci racconta il suo isolamento la nostalgia per il campo
Altopascio
Ce lo vedete Federico Mengali, trentenne bomber del Tau Calcio, inchinato nell’orto di casa sua a curare piante aromatiche, zucchine e melanzane? Strane storie quelle che offre l'obbligo del distanziamento sociale, con uno degli attaccanti di razza del nostro pallone dilettantistico costretto a chinare lo sguardo per innaffiare gli ortaggi anziché guardare in faccia portiere e marcatori avversari a caccia di un gol vincente. La stagione di Mengali è stata piena di alti e bassi, un po’ come la sua carriera, che negli ultimi anni ha comunque trovato grande continuità e numeri da renderlo tra i più ambiti in eccellenza.
A 20 anni gioca nel Monsummano in eccellenza e segna undici reti. Passa poi al Marina La Portuale e Pietrasanta e ancora il numero dei gol è da doppia cifra. Si accorgono di questo bomber alto quasi 190 centimetri anche in Serie D, dove ottiene dignitosi numeri con circa 50 presenze e 17 centri tra Civitanovese, Scandicci, Viareggio e Massese. Gli ultimi due campionati sono stati quelli della consacrazione: undici centri con il Vado in appena sedici presenze (causa infortunio) e poi 17 centri lo scorso anno con il Cuoiopelli Cappiano (25 gettoni). «Sono state due stagioni di grande continuità, in cui ho raggiunto il pieno della maturità di attaccante. Prima pensavo a giocare per la squadra ed ero poco vispo sotto porta. Ho conciliato entrambe le cose dai 27 in su».
Nella scorsa estate passa al Tau Calcio, ma la strada è in salita: «Alla prima amichevole contro lo Zenith mi faccio subito male: rottura del collaterale. Inizia il calvario lontano dai campi di gioco e tanto allenamento in solitudine, per non perdere il tono muscolare. Sono rientrato ad allenarmi in gruppo a dicembre e a giocare con continuità a gennaio». Il ritorno di Mengali coincide con la crescita del Tau e i gol segnati dal bomber risultano essere nove in dieci presenze: «Ero tornato al meglio della condizione fisica, ritrovando facile confidenza con il gol. Avrei raggiunto la doppia cifra, grazie a una squadra che mi ha facilitato il compito per il modo di giocare».
Il Covid ha sancito lo stop alla sua corsa verso una classifica cannonieri ancora alla portata: «Peccato doversi allenare da soli. Durante i primi giorni lavoravo sodo con il programma fornito dal preparatore. Ora i tempi si stanno diradando». Per qualche anno, Mengali ha pensato a vivere esclusivamente con il calcio: «È il sogno di tutti, ma nei nostri campionati è meglio fare esperienze di lavoro. Sono contento di aver intrapreso il percorso nel campo assicurativo. La crisi si sta facendo sentire ma riesco a cavarmela grazie anche allo smart working». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
