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Una squadra composta da 9 fratelli, due figli e venticinque nipoti
Bruno Russo, 54 anni compiuti, originario di Mirto Crosia (Cosenza), concepisce il calcio come una famiglia. Nove fratelli (7 maschi e 2 femmine) orfano di madre a 20 anni, cresce nell’educazione e nel rispetto inculcato da babbo Francesco, imprenditore, presidente della squadra di calcio locale, idee moderate vicine al Psdi con il figlio Antonio oggi sindaco di Mirto da due mandati. Bruno Russo diventa interista grazie al fratello maggiore Massimo, scomparso, e inizia a giocare nel Corigliano Schiavonea in D per poi approdare al Taranto, allo Spezia e dal 1989 a Lucca dove nascono i figli Jacopo e Rebecca, studenti universitari. «La vittoria più bella? L’ultima: quella di Correggio quando tornammo in C e avevo costruito la squadra. Certo, da calciatore Palermo in Coppa Italia fu un momento esaltante, anche se 40mila spettatori sugli spalti li avevo già visti nei derby pugliesi, mentre la partita con il Casale che sancì la promozione in B la vissi male perché Orrico non mi fece giocare dall’inizio. Nelle foto d’epoca sono molto accigliato».
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