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Il tifoso vip è ottimista sul futuro 

Guidi, sessant’anni in rossonero «Questa dirigenza mi fa sperare»

Guidi, sessant’anni in rossonero «Questa dirigenza mi fa sperare»

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L’INTERVISTA

Commercio e amore per la Lucchese sono spesso andati a braccetto. Tra i commercianti di lungo corso c'è Giampaolo Guidi, 68 anni, titolare della storica catena Guidi Abbigliamento, uno degli sportivi che da più tempo seguono le vicende della Pantera. «Avevo 5 anni quando ho iniziato a salire i gradoni del Porta Elisa. Allora abitavo in centro storico, in piazza del Carmine. Era tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta. Tra le prime partite che ricordo con affetto ed emozione c’è lo spareggio a Livorno con la Sarzanese nel 1969. Negli avversari giocava Corrado Orrico che poi sarebbe diventato un allenatore leggendario della Lucchese. Trieste invece mi trasmette gioia e amarezza al tempo stesso: nella gara dell’andata con la sconfitta al Nereo Rocco per 2-0 avevamo organizzato un pulmino di amici, ma siamo tornati con l’amaro in bocca. Al Porta Elisa ci siamo illusi prima del maledetto palo di Carruezzo che ha fatto svanire il sogno della B». Guidi mostra ottimismo sul futuro: «C’è una nuova dirigenza che è partita col piede giusto, dirigenti seri e competenti che non fanno il passo più lungo della gamba. Se saremo promossi in C avranno compiuto un miracolo sportivo dopo tanta sofferenza con il nome della Lucchese bistrattato e deriso in tutta Italia. Dico miracolo perché ci siamo iscritti all’ultimo tuffo, eravamo in bilico e il giorno prima parlai con Santoro che era preoccupato di non farcela. La loro tenacia e passione sono state premiate. La promozione, al primo anno, consente di progettare il futuro». Tra le amicizie rossonere quella con il dottor Adolfo Tambellini, medico sociale della squadra. «Facciamo le trasferte insieme: un grande professionista da una vita legato alla Lucchese». Tra i suoi calciatori del cuore Paci, Carruezzo, Simonetta. «Ma ricordo la coppia Bongiovanni-Oreste negli anni Sessanta». Guidi guarda al nuovo Porta Elisa come l’occasione per ridare ossigeno all’economia locale: «Con la crisi causata della pandemia che ha messo in ginocchio tante attività aprire il cantiere dello stadio sarebbe fondamentale per occupazione ed economia». Non nasconde preoccupazione per la sua attività commerciale: «Ho due negozi in città e sulla via Pisana ed altri punti vendita in Toscana con diversi dipendenti a casa in cassa integrazione. Siamo tra i settori più colpiti dall’emergenza sanitaria. Riapriremo nel rispetto delle distanze, ma non sarà facile per la gente ritrovare lo spirito giusto per fare shopping». —

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