Il Tirreno

Lucca

La vita sospesa del calcio giovanile «Non sappiamo se e come ripartiremo»

michele citarella
La vita sospesa del calcio giovanile «Non sappiamo se e come ripartiremo»

Parlano quattro dirigenti: i problemi maggiori sono quelli dei materiali e della sanificazione, ma anche degli spazi a disposizione 

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l’inchiesta

michele citarella

Calcio giovanile in attesa di conoscere il proprio futuro. C’è chi intanto pensa a come affrontare un’eventuale sanificazione di ambienti e spogliatoi, chi come attuare protocolli che possano tranquillizzare le famiglie e chi inizia a fare preventivi da parte di imprese specializzate. Si naviga comunque a vista, perché nel pallone dei dilettanti a livello regionale, non si conoscono i tempi del ritorno in campo e quali saranno le modalità. C’è poi il problema economico. Se il Tau Calcio ha tra i suoi partner anche imprese che effettuano sanificazione e vendita di prodotti ad hoc, altre valutano il ricorso al credito sportivo, ovvero un prestito a condizioni vantaggiose per società dilettantistiche.

Abbiamo posto a Roberto Cintolesi (Pieve San Paolo), Simone Nardi (Atletico Lucca), Augusto Rotolo (Aquila S. Anna) e Maurizio Matteoni (Tau Calcio) tre domande: 1) Avrà la tua società kit, mascherine, materiale per la sanificazione e i soldi per gli acquisti di questo materiale per i mesi in cui saranno necessari? 2) Spogliatoi, docce e uffici, sono attrezzati per il distanziamento sociale nei campi in cui si allenano i vostri ragazzi? 3) Dopo mesi di stop e di psicosi, può esserci il rischio di disaffezione verso gli sport di contatto come il calcio, con genitori preoccupati che optano magari per altri sport o altre attività non sportive per i propri figli?

In Simone Nardi, prevale l’attesa: «Difficile aver pianificato acquisti, tornei e allenamenti. A tuttora, le mascherine sono difficilmente reperibili sul mercato per il personale ospedaliero e le forze dell’ordine, figuriamoci per lo sport. Difficile anche fare previsioni sui costi per la sanificazione e quanto avremmo a disposizione nel momento in cui ripartiremo: tante imprese saranno in difficoltà economiche e cercheranno di ripartire e riorganizzare il lavoro e sarà difficile avere imprese specializzate per la sanificazione degli ambienti, soprattutto se queste operazioni andranno fatte giornalmente e in modo ininterrotto. Il 3 maggio prossimo dovremmo iniziare ad avere qualche idea più chiara». Su una cosa l’Atletico Lucca è in pole: gli spazi. «L'Henderson ha gli spazi necessari, ma mi chiedo che senso avrebbe far partire soltanto i club che hanno spogliatoi ampi per organizzare il distanziamento. Nel comune di Lucca la situazione impiantistica non è facile. Troppe le partite che mancano per giocare soltanto in pochi campi». Le famiglie? Come reagiranno? Secondo Nardi, le famiglie chiederanno garanzie, dovendo far fronte alla volontà dei ragazzi di «tornare a sorridere e tornare in pista con una voglia che nemmeno immaginiamo».

Identica analisi sulla situazione in Lucchesia degli impianti sportivi per Augusto Rotolo, ds dell’Aquila S. Anna: «Attendiamo indicazioni sulle modalità di svolgimento delle partite, sugli allenamenti, sul distanziamento, sui processi di sanificazione. È certo che i vertici del calcio dovranno aiutare i club dilettantistici nel sostenere gli ingenti costi che certamente non erano preventivati». Gli spogliatoi dell’impianto di via del tiro a segno e in viale Einaudi (altro impianto utilizzato per le squadre allievi) non sono ampi, ma soluzioni potrebbero esserci: «Attendiamo indicazioni ma potremmo pensare ad ingressi negli spogliatoi a scaglioni e docce rapide frazionate. Certo che sarà difficile fare allenamenti in successione, con una squadra che cessa l’allenamento per dare il via ad una seconda tranche di squadre». Il campo del tiro a segno è effettivamente uno dei più vissuti nella lucchesia, con elevato numero di squadre di piccoli che si alternano dal lunedì al venerdì. Approfondita analisi quella di Rotolo in merito ai rapporti con le famiglie: «Il ruolo di un direttore sportivo, così come di chiunque curerà le relazioni con le famiglie, cambierà radicalmente. Non si parlerà solo di calcio ma di sicurezza, di ambienti e di rispetto dei protocolli sanitari».

Non devia molto il suo pensiero Roberto Cintolesi, dirigente di lungo corso, responsabile del settore giovanile della Pieve S. Paolo. «Molte società hanno risorse limitate e si mantengono con quote delle famiglie e piccole sponsorizzazioni, che potrebbero diminuire a causa della crisi economica. Indubbiamente, senza l’intervento degli organi federali a supporto del pianeta dilettantistico, sarà dura sostenere costi di dpi e kit di sanificazione». In merito agli spazi, alle possibili necessità del distanziamento, in casa Pieve San Paolo si studiano soluzioni: «Stiamo valutando ingressi scaglionati negli spogliatoi e molto altro, ma dovranno esserci indicazioni anche per il pubblico». Ottimismo sulle relazioni con le famiglie, almeno nel lungo periodo. «Il calcio resterà lo sport preferito dalle famiglie, anche se i ragazzi dovranno essere stimolati dopo mesi di scarsi stimoli all’attività fisica rimpiazzata da cellulari e pc. Sarà importante per le società, gli enti di promozione sportiva, per la scuola e le associazioni motivare nuovamente i ragazzi a vedersi e ad abituarli di nuovo alle relazioni concrete e non virtuali».

Analisi diversa quella di Maurizio Matteoni (Tau Calcio) per quanto riguarda il primo punto: «Abbiamo istituito una commissione che già da fine febbraio ha studiato un protocollo da attuare in tutto il “mondo Tau” che prevede sanificazione e messa a disposizione dei kit. Ovviamente, tutto sarà modificabile in base alle disposizioni degli organi competenti e tutto sarà condivisibile, in quanto riteniamo che la collaborazione con gli altri club sarà importante. Stiamo valutando, grazie ad un’azienda nostra partner, eventuali costi e programmi calendarizzati della sanificazioni di spogliatoi e segreteria». Sarà difficile fare tutto, anche in un impianto strutturato come quello di Altopascio. Matteoni: «Cambieranno i programmi, perché tornei con forte affluenza di squadre e di pubblico saranno di difficile organizzazione. Organizzavamo, con pernottamenti in alberghi, tornei di vario livello che portavano al campo sportivo tante famiglie creando quindi occasioni di assembramento. Difficile portare fuori anche le nostre squadre». I rapporti con le famiglie sono di massima fiducia e i contatti tra società e genitori sono costanti. Matteoni: «Non abbiamo gruppi WathsApp ufficiali ma abbiamo organizzato diverse video conferenze dove stimoliamo bambini e ragazzi a fare esercizi e a sentire vicina la società con i propri dirigenti e i propri allenatori. Abbiamo riscontrato tanti apprezzamenti verso queste iniziative». —

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