Lavezzini scettico sul futuro della serie D «A questi livelli non si può vivere di calcio»
Per il tecnico del GhiviBorgo serve una riforma per non illudere i giovani: una categoria regionale con trasferte brevi
LUCCA
Rino Lavezzini dalla sua casa di Fidenza si tiene aggiornato tramite giornali e social di tutto quello che accade in Italia e nel mondo senza che venga meno la sua passione per il calcio. Ma il tecnico del GhiviBorgo non si limita a restare aggiornato, ma pone tanti spunti di riflessione per il calcio, dilettantistico ma non solo, e soprattutto per i suoi ragazzi e per tutti i calciatori di serie D, una categoria “sospesa” tra dilettantismo e professionismo.
Lavezzini, innanzitutto cosa sta lei e la sua famiglia? «Fortunatamente va tutto bene. Una famiglia in questi giorni si pone molte domande sul futuro. Al momento non possiamo lamentarci: oltre alla salute io ho la pensione e mia moglie lavora».
Come trascorre le giornate?
«Leggo molto, qualche attività casalinga, qualche vecchia partita alla Tv. Poi telefono e scambio di opinioni. Con il passare del tempo mi rendo conto che se non sono attivo, invecchio prima. Stare sul campo, frequentare i calciatori in allenamento e in gara è di aiuto proprio per invecchiare meglio e tenere allenata la mente».
Pensa di ripartire?
«Ho letto diversi quotidiani sportivi. Ci sono dubbi sul ripartire e sulla sicurezza per la serie A… E allora pensiamo di ripartire con la serie D? E se un calciatore nuovamente ha dei sintomi la domenica sera dopo una partita, che facciamo? Sospendiamo di nuovo tutto il campionato? E siamo sicuri che le società dilettantistiche possano prendere davvero tutte le misure previste dal punto di vista sanitario? Ci sono tanti interrogativi. Siamo sicuri che le sponsorizzazioni e le possibilità delle società di rimborsare i calciatori siano ancora identiche ai mesi scorsi? Tanti in serie D vivono con i rimborsi delle società. Fossi il padre o il nonno di un calciatore che inizia ad affacciarsi a queste categorie gli consiglierei di pensare allo studio e di cercarsi un lavoro, mantenendo il calcio come divertimento. La Serie D illude tanti ragazzi e i loro genitori».
Provando a ipotizzare la D per il futuro e le prossime stagioni, potrebbe essere utile pensare al semiprofessionismo di qualche decennio fa?
«Le soluzioni possono essere tante. Certamente così non va. La D è categoria dilettantistica. Ma nei fatti, per le trasferte lunghe, per i tanti allenamenti e lo stile di vita dei calciatori, è una categoria professionistica a tutti gli effetti. Ci sono calciatori che abitano a centinaia di chilometri, addirittura stranieri che si accasano pur di giocare in D, vivendo dei soli rimborsi delle società. Pochi quelli che lavorano e alternano calcio e professione in modo sereno. Anche chi gioca in serie C non ha garanzie: tante le situazioni precarie dei club e una carriera comunque breve, anche se tutto fila liscio e non ci sono pendenze con i club o infortuni che costringono a smettere».
Come alternare i ritmi della serie D con un eventuale lavoro?
«Nessuna regola è scolpita nella pietra. Si potrebbe pensare ad una categorie regionale di alto livello limitando le trasferte lunghe soltanto per eventuali fasi finali, oppure imporre numeri elevati di giovani in D o un numero di giocatori residenti in provincia o in zone limitrofe. Oppure valorizzare ancora la scelta di avere calciatori usciti dal proprio settore giovanile. Le società devono limitare le spese e credo che non sarà più possibile vivere di calcio in serie D».
Sente i suoi ragazzi? Si stanno allenando?
«Ci sentiamo tutti i giorni. I ragazzi si allenano perché per molti di loro il calcio è lavoro. Spero quanto prima di vederli tutti, di abbracciarli uno ad uno. Spero che i loro familiari stiano bene. Ma spero soprattutto, per loro e per tutti i ragazzi di queste categorie, che trovino serenità e stabilità, che non sempre il calcio può loro garantire, a maggior ragione dopo questa pandemia e con il paese in ginocchio». —
MICHELE CITARELLA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
