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Lucca

La curva cantava con Taddeucci e Pera E il bomber Biggi fece il record di gol

Luca Tronchetti
La curva cantava con Taddeucci e Pera E il bomber Biggi fece il record di gol

La stagione 2009-2010 (3) - I quattro moschettieri della Lucchesia  

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Luca Tronchetti

Nella stagione dei record - 2009-10, quella del ritorno nella vecchia C1 - 4 lucchesi indossarono la maglia rossonera dando un contributo fondamentale al ritorno in quella categoria perduta 24 mesi prima in seguito al primo crack finanziario della storia recente del club. I 4 moschettieri erano: Manuel Pera, Marino Taddeucci, Damiano Biggi ed Emanuel Michelotti.

LA ZANZARA

«Sono un privilegiato: mi guadagno da vivere divertendomi». Manuel Pera, 36 anni a settembre, è diventato con il tempo il bomber principe della serie D: quasi 150 gol e sempre in doppia cifra nelle annate trascorse nella A dei dilettanti. Dagli inizia a Lucca per proseguire a Rimini, Rovigo, Matelica e Recanati. La zanzara rossonera è stata un giocatore determinante nella doppia promozione. É diventato professionista per caso. Grazie alla prima amichevole a Porcari della neonata Sporting Lucchese: «Giocavo con il Barga (Prima Categoria), segnai un gol e feci ammattire la difesa. Con il ds Giovannini fu amore a prima vista. Prese il mio numero di cellulare e il giorno dopo mi chiamò. Mi sembrò di toccare il cielo con un dito. Giocavo in D nella Lucchese a 23 anni: avevo la possibilità di fare il calciatore professionista. Il primo anno continuavo a fare la vita di sempre: la mattina al calzaturificio del babbo e il pomeriggio ad allenarmi al Porta Elisa. Facevo una fatica bestiale e al termine delle sedute ero a pezzi con mister Favarin, che per spronarmi, sosteneva che non avevo nulla e facevo finta di star male ». Della Lucchese ricorda tutto: «Dal debutto interno con il Cecina quando segnai il primo gol con i genitori e gli amici in tribuna che facevano un tifo scatenato (famoso lo striscione «Rhum e Pera») alla rete al Pontedera dedicata al mio grande amico Stefano Antonelli che era morto qualche giorno prima sino al gol promozione in un Porta Elisa imbandierato contro il Gavorrano. In quelle due stagioni (26 reti complessive) capii le mie potenzialità. Mi convinsi che in quarta seria potevo diventare un protagonista». Se Pera gioca ancora e vince ogni anno la classifica dei bomber lo deve a quel fantastico gruppo che vinse in Seconda Divisione: «I compagni migliori che ho avuto in tutta la mia carriera. L’ironia di Galli, la garra di Bova e le parabole di Scandurra che mi aveva ribattezzato “il piccolo diavolo”. Come mi bacchettava Favarin quando sapeva che il venerdì sera ero andato a cena con gli amici!! In quelle stagioni ci divertivamo in campo e facevamo divertire sugli spalti».

Dopo quel periodo qualcuno dei nuovi dirigenti si è più ricordato di Pera? «Nel 2017 un socio della Lucchese (Gianfranco Zappelli) mi contattò. Ma non c’erano le condizioni per un mio ritorno. Quest’anno il ds Deoma, a cui faccio i complimenti per l’ottimo lavoro alla Lucchese, mi aveva contattato. Dico la verità: sarei tornato volentieri, ma ho un debito di riconoscenza con la Recanatese (D) a cui ero legato da un biennale. Giuro però che si l’anno prossimo mi richiamano torno di corsa. Come passo il tempo? Nella casa di Porcari con mia moglie e il mio Samuele di 4 anni. Nella speranza che questo virus venga debellato quanto prima».

GOL E BUCCELLATO

I migliori anni della sua carriera calcistica con indosso la maglia della squadra della sua città e un’immagine che resta nella memoria: «Lucchese-Prato 2-0, io che segno il più bel gol della mia carriera in mezza rovesciata e assieme al gemello Pera, entrambi lucchesi doc, realizziamo le reti decisive per la promozione in C1 di fronte a uno stadio pieno che ricorda le imprese del passato. Pensavo di sognare invece era tutto vero». Marino Taddeucci, 36 anni, ha smesso la passata stagione a Vorno (Eccellenza). «Avrei giocato ancora un anno se avessi trovato una squadra vicina e un progetto interessante. Oggi mi dedico all’attività di famiglia e faccio il pasticcere a tempo pieno». Quando giocava con la Lucchese qualche compagno per scherzare e qualche difensore avversario per indispettirlo gli gridava «vai a vendere le paste» e altre simili malignità. «Galli in allenamento mi diceva anche che avevo i piedi storti, ma lo faceva senza cattiveria per darmi la carica. Invece in partita ho trovato qualcuno (l’ex difensore del Pisa, Massimo Paci) che faceva il fenomeno. Ma io sono alto 1,92 per 89 chili e quelle parole mi spronavano. Andate a chiederglielo a Paci come finì il nostro duello aereo. Devo ringraziare la famiglia Giovannini: Fabrizio che avevo avuto alla Folgor Marlia, forte della prestazione a Calenzano, mi sponsorizzò con il fratello Paolo. Tutta la città fece il tifo per me a partire dal professor Sereni e dai ragazzi della curva. Nella Lucchese ho trovato veri amici: Mariotti, Mocarelli, Scandurra, Lollini».

BIGGI, ESTRO AL POTERE

Oggi gioca per diletto al Vagli (Seconda categoria) e lavora in un’azienda farmaceutica della Valle: «Sono in produzione e uso guanti e mascherina: ho perso tanti amici per il Covid 19, tra cui “Giubba” (Guido Guidi) dirigente del Castelnuovo. Ti fa effetto vivere in questo tempo senza certezze» Damiano Biggi, 42 anni, è il bomber (11 record, suo record personale in C2) della Lucchese 2009-10. «Fui il primo acquisto di quella stagione. - racconta - Il ds Giovannini mi contattò prima della fine della poule scudetto. Avevo giocato con il Gavorrano, l’unico avversario dei rossoneri e avevo già 32 anni». Una stagione memorabile: «I senatori dello spogliatoio mi accolsero benissimo. Non mancarono gli sfottò legati alla stagione precedente, ma in squadra c’erano giocatori di grande personalità. Il momento più difficile? Quando a febbraio in un mese facemmo un solo punto. Ricordo una scazzottata con Bova, un gladiatore che non le mandava a dire. Ma già in serata ricevetti un sms sul cellulare. Mi scrisse “Sei il più forte di tutti, facci vincere questo campionato!!. Sono arrivato tardi al professionismo e ho pagato cara qualche goliardata». —

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