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Allenatori, calciatori e dirigenti sono concordi «Si riprende a giocare se non ci sono rischi»
Per Esposito (Prato) ripartirà solo chi avrà capacità economiche e organizzative, Gatti (Caronnese) prevede tempi lunghi
Nicola Nucci / LUCCA
Si riparte? Promozioni e retrocessioni a tavolino? Campionato da annullare? Anche la serie D, paralizzata dalla pandemia che continua a fare vittime e contagi, si interroga sul futuro tra incertezze e preoccupazioni. Se le misure restrittive anti contagio e il distanziamento sociale dureranno a lungo diventa un rebus ipotizzare una ripresa del campionato. Abbiamo tastato il polso agli addetti ai lavori del girone A.
Vincenzo Esposito (allenatore Prato): «In questo momento storico è superfluo e inutile discutere su questioni importanti, ma decisamente di secondo piano. Il problema più serio è la salute e l’economia del Paese che passata la pandemia dovrà rialzare la testa. Qualsiasi formula sulla ripresa o meno del campionato sarà un adattamento, non si può tornare indietro. La mia opinione non serve: conta quella degli organi competenti che dovranno capire come tornare a giocare tutelando la salute e l’integrità fisica dei calciatori. Parlare di classifiche non ha senso Il problema sarà ripartire: chi avrà le capacità economiche e organizzative potrà andare avanti. Bisogna pensare a come salvaguardare il patrimonio calcistico, alla crescita dei giovani e lo dico in questo momento che mi mancano i miei figli e nipoti che vivono a Prato».
Marco Remaschi (patron del Ghiviborgo) si affida al buon senso delle istituzioni calcistiche. «Ci rimettiamo alle decisioni della Figc e della Lnd che sapranno adottare le soluzioni più sensate e concrete. Ho piena fiducia nel presidente Cosimo Sibilia e nel coordinatore Luigi Barbiero. La salute è prioritaria, quindi non ha senso parlare di ripresa del campionato se non saranno tutelati anche gli atleti oltre che i tifosi. Dobbiamo tenere conto anche delle ripercussioni economiche: in serie D e nel calcio dilettantistico le sponsorizzazioni sono di vitale importanza. Senza viene a mancare ossigeno per il sistema calcio della categoria». Se non ci fossero i tempi per completare il campionato ci sarebbero due alternative: bloccare la classifica attuale o annullare tutto. «Ma una parte di campionato è stata giocata -dice Remaschi - e comunque sarebbe giusto venisse riconosciuta».
Roberto Gatti (allenatore Caronnese) prevede tempi lunghi per tornare in campo. «Siamo spettatori, dobbiamo attendere gli eventi e la fine di questa pandemia. Se come speriamo si ricomincerà entro la metà di maggio servirà un mese e mezzo per chiudere la stagione. Ma è difficile fare ipotesi, si vive alla giornata».
Tra gli scenari anche quello di chiudere in anticipo e cristallizzare la classifica: si decidono promozioni e retrocessioni sulla base della graduatoria attuale. In questo caso la Lucchese salirebbe d’ufficio in serie C. «Trequarti di stagione si sono giocati e se si dovesse finire oggi sarebbe logico e giusto mantenere la classifica attuale. Anche se questa scelta porterà sicuramente anche ad una coda di ricorsi rischiando di ritardare l’inizio della stagione successiva. A me piacerebbe giocarla, se vinciamo il recupero andiamo a 3 punti dalla Lucchese. É un campionato avvincente, ma prima di tutto la sicurezza, non solo dei calciatori, in campo ci sono anche gli arbitri e senza di loro non si gioca».
“Gigio” Grassi (calciatore Seravezza): «Sono un po’ scettico sulla ripresa - dice dalla sua casa a Filicaia - e se non sarà possibile riprendere sarebbe più logico che facesse fede la classifica».
Cristian Amoroso (allenatore Real Forte Querceta) spera di potere riprendere e terminare la stagione. «Ad ora è impensabile, ma spero si possa riuscire a finirlo. - dice dalla sua casa di Cascina - Almeno ripartendo a maggio, come la serie A, con 15 giorni di allenamenti e gare la domenica e il mercoledì fino alla fine di giugno. Al limite a porte chiuse come precauzione, ma devono esserci condizioni di sicurezza». —
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