Italia
Dal campo al lavoro I giorni del coronavirus di Leonardo Tocchini il medico calciatore
Per il giocatore del Marginone nonché cardiologo giusto lo stop: «Impossibile garantire la sicurezza»
LUCCA
«Quando rientro in casa mi svesto completamente e corro subito a fare la doccia. Ho un padre di ottanta anni che non vedo da settimane e due bambini piccoli da preservare». Parole di Leonardo Tocchini, calciatore di lungo corso nei campionati dilettantistici toscani e di professione cardiologo. La passione per il calcio è stata coltivata dal centrocampista/attaccante in parallelo all’altra sua grande passione, che è quella della medicina. Così le settimane di Tocchini, fin dall’età di otto anni, sono state scandite da calci al pallone e dallo studio, con la laurea in medicina e la successiva specializzazione in cardiologia e medicina dello sport. Dopo anni tra Promozione ed Eccellenza a Villa Basilica, Uzzano (vittoria di un campionato di Promozione), Marlia e Porcari (altri due salti di categoria) eccolo al Marginone, dove vince i play off. Classe 1978, al Marginone sta affinando trucchi e mestiere dell’allenatore, oltre al ruolo del medico sociale.
Dal punto di vista professionale Tocchini ha lavorato per quindici anni nel reparto di cardiologia a Pisa, da un anno è in forza alla Casa di Cura Santa Zita, in pieno centro storico a Lucca: «Il coronavirus è stato un duro colpo. Pensavo in questi giorni che dal 1985 inizio e termino una stagione agonistica, ma la sensazione di questo 2020 per il calcio dilettantistico è quello di uno stop anticipato. Tralasciando il calcio, il contesto nazionale è altrettanto duro. C’è qualche spiraglio, ma il percorso a mio avviso è ancora lungo».
Tocchini, da medico, che sensazioni vive? «Non sono in prima linea in un pronto soccorso o in un reparto di rianimazione, ma effettuo ancora visite ambulatoriali tutto il giorno e la sensazione del contagio condiziona indubbiamente le relazioni con i pazienti, i colleghi e i familiari. La precauzione deve essere massima. Inizialmente il sistema sanitario nazionale ed europeo aveva poche notizie e poca esperienza in merito. Ben presto la situazione è stata a tutti più evidente. In Italia siamo stati tra i primi».
E da medico sociale di una società dilettantistica Tocchini spiega quanto sia difficile garantire la sicurezza dei calciatori, anzi «Impossibile. Abbiamo giocato l’ultima partita il primo marzo in trasferta a Larciano. Già dopo il match avevo preventivato che ci sarebbe stato un isolamento e uno stop all’attività agonistica. Ne avevo parlato con i vertici societari e precauzionalmente avevamo comunque pensato di sospendere gli allenamenti. Poi tutti i divieti e lo stop all’attività sportiva è stato totale».
E sull’ipotesi di ripresa dei campionati, magari anche a maggio inoltrato? «Il Marginone accetterà ogni soluzione che vorranno attuare la Figc e la Lega Nazionale Dilettanti. Abbiamo una classifica per cui andrà bene proseguire oppure a chiudere qui o annullare la stagione. La sensazione è che sarà dura che riprendiamo a giocare». La squadra era in corsa per la vittoria e con una squadra di valore, ci sono rimpianti? «A livello di squadra va bene così. A livello personale… il coronavirus ha interrotto il mio percorso di studio per il patentino di allenatore Uefa B. Le lezioni erano quasi terminate. Speravo per settembre di avere il patentino, speriamo di farcela, vorrà dire che il peggio sarà passato». —
Michele Citarella
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