Santoro, Deoma e Dianda attivi tra i fornelli Ecco un piccolo Masterchef in salsa rossonera
Il calcio ai tempi del coronavirus: ecco come impiegano le giornate i dirigenti della squadra rossonera
il racconto
luca tronchetti
Io resto a casa. La lotta al coronavirus si fa prima di tutto nelle mura domestiche seguendo le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E all’interno del nucleo familiare si rispolverano vecchie tradizioni oppure si sviluppano meglio hobby e passioni coltivate da sempre e che, per lo svolgersi frenetico della vita quotidiana, erano finite in soffitta. Ecco quindi che tra dirigenti e staff tecnico della Lucchese si scoprono tre personaggi che amano cucinare. Ne viene fuori un piccolo Masterchef (il più acclamato programma televisivo dedicato alla cucina) in salsa rossonera. Chi sono i tre cuochi provetti? Il direttore generale Mario Santoro, il direttore sportivo Daniele Deoma e il segretario Bruno Dianda. Ognuno con le sue specialità e tutti alla prese con fornelli, pentole e padelle, nel tentativo di allietare a tavola mogli, compagne, genitori e figli cercando di portare un pizzico di serenità in famiglia in questi momenti difficili segnati da lutti e tragedie quotidiane. La nonna e la mamma hanno trasmesso a Mario Santoro l’amore per la cucina. E il suo piatto forte è decisamente il pesce: «In tutte le salse. Dai primi piatti a base di totani salvia e limone, alle cicale sino alle arselline sgusciate sino ai secondi come il filetto di branzino o di orata all’arancia. Mi piace acquistare il prodotto, lavorarlo, pulirlo, cucinarlo e servirlo in tavola. Diciamo che, ora che siamo tutti in casa, da mezzogiorno all’una mi piazzo ai fornelli e porta in tavola con grande soddisfazione personale e mi pare anche dei commensali (moglie e figlia). I dolci? Quelli mi piace mangiarli già fatti». Se il dg è un «mago» del pesce, il ds Daniele Deoma è abilissimo con la pasta: «La cottura è fondamentale. E come un buon difensore sceglie il tempo per anticipare l’avversario, così un buon cuoco deve saper quando tirar su spaghetti e penne. Per me la pasta dev’essere al dente: la tolgo dopo 5-6 minuti anziché 9-10. I primi migliori sono quelli che paiono i più facili da cucinare. Adoro lo spaghetto aglio, olio (quello buono delle colline lucchesi, possibilmente della tenuta Baraldi) e peperoncino. Metto in padella e poi spolvero con una manciata di parmigiano. La domenica faccio pure la pizza in casa: compro i panetti, le lavoro e li metto in forno. La mia specialità: la parmigiana di melanzane, piatto tipicamente siciliano che preparavano mia madre e mia nonna. Quando porto in tavola le mie donne (moglie e figlia) mi fanno i complimenti e gli amici chiedono il bis». Per il segretario Bruno Dianda la cucina è stata per 35 anni parte integrante della sua vita: «Sino al 2004 ho gestito il ristorante-albergo Colle Paradiso a Massarosa, dove ero lo chef. Tuttavia, oggi più che mai, mi diletto ai fornelli. Nei giorni scorsi ho cucinato quella che reputo, assieme ai tordelli, la mia specialità: la zuppa alla frantoiana. A San Macario dove vivo ho anche un orto ben fornito mi sono scelto le primizie: finocchietto selvatico, borragine, cavolo nero oltre ad altre verdure acquistate al supermarket. È venuta una roba da leccarsi i baffi». Ecco un motivo in più per restare a casa. —
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