Italia
«Proteggere medici e infermieri per sconfiggere il coronavirus»
Deoma boccia tutta la classe politica per come sta affrontando l’emergenza «Fanno passerella in tv mentre negli ospedali mancano pure le mascherine»
Luca Tronchetti / LUCCA
Sulla salute non si scherza. E Daniele Deoma, 48 anni, direttore sportivo della Lucchese, non ha alcuna voglia di fare dell’ironia su un problema così grave come il contagio da coronavirus che sta mettendo in ginocchio l’Italia e il mondo causando decine di migliaia di morti. Il calcio in questo momento passa in secondo piano. Sì, durante le giornate passate in casa il suo cellulare è sempre acceso e c’è tempo per osservare video inviati da amici, procuratori, direttori sportivi sulle prestazioni di calciatori over e under che, in un futuro più o meno prossimo, potrebbero interessare al club. «Diverse ore le trascorro a colloquio con Monaco o con i ragazzi tramite un gruppo Whatsapp che abbiamo costituito e mi confronto quasi quotidianamente con il nostro splendido gruppo di lavoro (Santoro, Russo, Vichi, Dianda, Casini). Poi ci sono le telefonate con i direttori sportivi e gli addetti ai lavori: «Con il ds Pelliccioni del Cesena e con altri amici comuni ci confrontiamo sempre per impostare il lavoro futuro e per capire come ripartire. Se e quando ripartiremo». Il resto del tempo lo passa in cucina e davanti alla tv: zero film, tanta informazione. «Mi piace l’approfondimento politico e culturale. Al mattino iniziò con “Agorà” su Rai 3 e poi passo all’informazione su Canale 5 e alle 11 sono su La7 per “L’aria che tira” mentre nel pomeriggio passo a “Tagadà” con Tiziana Panella e la sera del giovedì mi guardo, quando non posso registrarmi Curva Ovest, con interesse “Piazza Pulita” sempre su La7». Non si può certo dire che per Deoma esista soltanto il pallone.
POLITICA E SANITÁ
Si considera un uomo di sinistra, ma tutt’altro che ottuso e capace di criticare anche ferocemente un certo modo di fare politica. Quando si parla dell’emergenza sanitaria attuale entra in campo come una furia. Da terzino vecchio stampo abituato ad azzannare le caviglie dell’attaccante avversario parte in quarta e accusa il sistema politico. Lui, d’altronde, ha strumenti che altre persone non possono avere. Sua moglie è un medico di famiglia con 1500 pazienti che non può abbandonare in momenti come questi: «Sono molto arrabbiato. Chi siede in Parlamento che dovrebbe avere la responsabilità di un Paese fa passerella in tv dalla mattina alla sera. Quando ero piccolo e viveo a Licata i politici, di qualsiasi schieramento, li vedevi nei programmi della Rai o nelle reti private solo in occasione delle elezioni. Oggi hanno monopolizzato il piccolo schermo. Litigano, urlano, sbraitano, si offendono per un pugno di voti quando si dovrebbero solo vergognare. In questa emergenza sanitaria il nostro Paese dopo i tagli continui agli ospedali si è fatto trovare impreparato: mancano mascherine, camici, guanti. Medici e infermieri sono stati lasciati soli contro il virus. Combattono una battaglia senza armi. Ma si rendono conto questi amministratori pubblici che se si ammalano 4 medici generici ci sono 6000 pazienti che non sanno dove battere la testa? In Italia abbiamo 2600 ammalati di Covid 19 tra medici e infermieri. Mia moglie parte la mattina alle 9 e torna alle 22 e io resto a casa angosciato. É normale negli anni Duemila che a molti medici abbiano consegnato un camice monouso solo martedì scorso. Prima dei ventilatori, sicuramente necessari e importatissimi per curare gli ammalati, era necessario dotare il personale sanitario dei mezzi per evitare il contagio. Continuando così non abbiamo chances di fermare il virus». Questo è Deoma: può piacere o non piacere. Ma non è mai banale. —
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